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I quaderni del Tazebao/1 – Per un’ecologia civica del Mediterraneo

Prima pubblicazione de I quaderni del Tazebao.

La redazione de Il Tazebao è lieta di pubblicare integralmente l’intervento di Gianni Bonini a DomusForum 2020.

Un’opera di Hans Arp si chiama “Gruppo Mediterraneo”. È una forma che trae origine dalla Natura come tutte quelle prodotte nel suo originalissimo percorso artistico, sempre a metà tra Dada e Surrealismo e senza mai sconfinare nell’uno o nell’altro. Un seme che ha più basi e che si dirama in più direzioni.

È del 1949, stesso anno in cui Fernand Braudel pubblica “La Méditerranée et le monde mediterranéen à l’époque de Philippe II”, prima e grandiosa enunciazione del suo concetto geostoria. La storia non come notazione lineare di eventi o fatti politici, la storia come scienza che aperta al contributo delle altre scienze a partire proprio dalla geografia.

Un metodo che poteva nascere solo dallo studio approfondito del Mediterraneo che, per sua stessa natura, è stato, e in un certo senso rimane, un epicentro del mondo, dove tutto si incontra, scontra, confonde. A cominciare dalle piante, come grano e ulivo, che si sono acclimatate così bene nell’ecumene.

È il Mare Nostrum, colto nella sua dimensione globale, uno dei nostri argomenti di analisi e di riflessione. La giovane avventura del Tazebao ha deciso di produrre un nuovo strumento, ancor più meditato, di riflessione, che in questo numero tratta proprio del Mediterraneo.

Gianni Bonini, che è stato chiamato a dare il suo contributo all’edizione 2020 di DomusForum, l’appuntamento dedicato al futuro delle città, ci guida in una lettura inedita del Mediterraneo, partendo da una storia di ecologia civica in una Firenze lontana nel tempo, ma già incubatrice dei nodi urbanistici che ne hanno segnato il declino.

Per scaricare il primo quaderno ⇒ I quaderni del Tazebao-1 dicembre 2020

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Le eccellenze del Tazebao – Serraiola Wine: tradizione e sostenibilità in Maremma

Serraiola Wine è un’azienda maremmana che unisce l’eccellenza della tradizione con la sostenibilità e la tutela di paesaggio e territorio.

Serraiola Wine sorge in un luogo unico del territorio toscano. A confine tra Grosseto, Livorno e Pisa, poco lontano da Bolgheri si estende la proprietà Lenzi. 40 ettari di cui, 12 che producono vino, 2 e mezzo a coltura olivicola.

Le varietà selezionate per il vino sono le classiche toscane come il sangiovese o il trebbiano abbinate a quelle internazionali come merlot e shiraz per i rossi e sauvignon e chardonnay per i bianchi. Caso più unico che raro è la presenza dei vitigni Marsanne e Roussanne, originari della regione nord del Rodano e che incredibilmente hanno trovato in questa porzione unica di Maremma un ambiente ospitale.

Una storia di amore per la terra

L’azienda è a conduzione familiare e inizia la sua attività negli anni ’60. È un legame quindi che viene da lontano quello tra la famiglia Lenzi e la Maremma. Ezio, padre di Fiorella e Pamela, che è stato anche sindaco di Monterotondo, dopo aver trascorso a Follonica l’infanzia ed esservi tornato spesso per lavoro, vi si trasferisce.

Oggi il seme che ha piantato nel 1966 ha fatto nascere un’azienda che produce 40 mila bottiglie all’anno unendo la passione, il rispetto per la terra e per i frutti del lavoro con l’innovazione. La cultura della tradizione si fonde infatti con la sostenibilità.

Serraiola Wine, infatti, autoproduce l’energia di cui ha bisogno. L’approvvigionamento è garantito infatti da un impianto fotovoltaico che genera 15.000 kWh/anno.

I nostri consigli

Per gli amanti del rosso uno dei vini più apprezzati è il Campo Monte Cristo (2018). Prodotto con uve Merlot, il Campo Monte Cristo (QUI per acquistarlo) nasce da un vitigno piantato nel ’97 proprio dal padre di Fiorella e Pamela, Ezio. Il profumo intenso e inconfondibile gli è donato dalla maturazione in botti barrique di rovere allier. Visto inoltre che si avvicina il periodo di Natale una scelta ottimale è lo spumante.

Contatti

Sito web: www.serraiola.it
Telefono: 0566 910 026
Mail: info@serraiola.it

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Un’ecologia civica del Mediterraneo – Gianni Bonini a Domus Forum 2020

Lo scorso 4 novembre a Milano si è svolto l’evento Domus Forum 2020 dedicato al futuro delle città. Tra i relatori anche Gianni Bonini, esperto di geopolitica del Mediterraneo.

Il rapporto tra l’uomo e la città è da sempre problematico ed anima le riflessioni di intellettuali, poeti, artisti e architetti. È la luce vibrante di New York che impressiona Fortunato Depero ma è anche il lato più deteriore dello sviluppo urbano nella periferia industriale di Mario Sironi e quindi la città come luogo nel quale si è soli tra la gente per Edward Hopper. Spiazzati nella metropoli come l’Adriano Meis di Pirandello a Milano che si sente “sperduto tra quel rimescolìo di gente”.

La pandemia squaderna nuovi scenari e impone nuovi temi nel dibattito pubblico intorno sul destino delle città e del rapporto con la comunità umana che la vive. I luoghi di lavoro cambiano, i tempi si dilatano fino quasi a scomparire. Gli spazi pubblici si restringono, gli ambienti domestici devono adattarsi alle esigenze di studio e lavoro. In questo clima di ripensamento generale si inserisce perfettamente l’evento “The future of the cities” organizzato dalla rivista Domus a Milano lo scorso 4 novembre. Per gli ospiti e per i contenuti trattati, Domus Forum 2020 rappresenta uno dei picchi più elevati nel dibattito sulle città dopo la pandemia.

Gianni Bonini, analista geopolitico, espande gli orizzonti della riflessione fino a trattare dell’ecumene mediterranea (QUI l’intervento completo). Bonini rileva un’interconnessione vistosa tra dinamiche geopolitiche, agricoltura e sviluppo urbano. In un passaggio saliente del suo intervento dichiara: “Per impedire un futuro distopico bisogna abbattere i muri e al contempo costruire dei ponti. Abbiamo bisogno di concretezza: di una pratica dell’obiettivo”. Restando al concreto, il già Vicepresidente del CIHEAM ha citato il caso dell’esperimento di architettura partecipata della Casella definendolo “un’ecologia civica ante litteram”. Una pratica cui ispirarsi per un futuro che metta al centro l’ambiente e la comunità umana che lo anima.