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L’altra urbanistica. La progettazione partecipata alla Casella

La Casella Firenze Q4
La Casella (Firenze, Q4) oggi
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Il racconto di Gianni Bonini sull’esperienza del “doposcuola” alla Casella contenuto nel libro Primavera di bellezza (Samizdat, 2024)

«Approdo alla Casella, allora estrema periferia isolata, nel senso che era proprio un’isola, dove faccio il doposcuola. C’era anche un bel Viola Club La Casella perché non era tutto e solo ideologia, tutt’altro, era invece tutto più libero, impegnato certo ma libero e divertente». Lo ha raccontato Gianni Bonini, di Primavera di bellezza (Samizdat, 2024), nel corso dell’evento L’altra urbanistica. Memorie dal passato per la “Firenze meretrice” al Circolo MCL di San Bartolo a Cintoia.

«Alla Casella – ha proseguito Bonini – si era insediato un gruppo molto attivo di persone: venivano dall’esperienza lapiriana, avevano e continuano ad avere una fede fortissima, si erano conquistati con il lavoro non con le chiacchiere la fiducia delle famiglie di quelle “case minime”».

L’autore ha poi ricostruito l’esperienza alla Casella: «Con Il Manifesto di cui sono uno dei soci fondatori, per dire, nel 1970 a Firenze, il nocciolo duro era dato dai fuoriusciti della sezione Sinigaglia del PCI, facemmo una grande esperienza di urbanistica partecipata proprio alla Casella. Grazie al mio grande amico e architetto Gigi Bicocchi, con un approccio maieutico riusciamo a far emergere i bisogni, spesso non limpidi, della popolazione. Pensammo diversamente lo spazio, utilizzando anche il videotape. Bill Viola lo impara dalla cognata di Gigi Maria Gloria Conti Bicocchi».

«Questa esperienza produsse un progetto che fu approvato in Commissione edilizia e finanziato ma la vittoria del PCI nel 1975 travolse ogni dimensione di progettualità più ricca anche civilmente come la nostra, il modello diventa Bologna e il nostro esempio viene travolto da quelle forze che – sembravano – interessate a incorporarlo. E la Casella è rimasta tale».

«Oggi – ha constatato Bonini – sarebbe difficile organizzarla socialmente, anche perché c’è un linguaggio modellato al ribasso sui social. Oggi si dovrebbe fare un triplo lavoro. È stata una bella stagione di creatività. Non condivido, e lo dico chiaramente nel mio libro, la lettura dei pentiti, nuovi adepti del capitalismo politico che alla persona del diritto romano sostituisce il cyber…»

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