Per un altro turismo. Le opportunità dell’aeroporto di Grosseto secondo Renzo Alessandri

Renzo Alessandri Presidente aeroporto di Grosseto

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Renzo Alessandri: “La crisi dei voli low cost apre nuove prospettive per un aeroporto come quello di Grosseto. Sia al centro delle dinamiche di sviluppo locali”.

Grosseto, 1° settembre 2022 – La Maremma è una terra-mare arroccata, difficile, ma anche naturalmente protesa verso l’esterno, attraverso il suo Mediterraneo e non solo. Alla prima edizione del Premio “La Maremma per il Mediterraneo” promosso dalla Trattoria Il Corso di Roccatederighi, ha partecipato anche Renzo Alessandri, Presidente di SEAM, la società che gestisce un’infrastruttura importante per il territorio maremmano: l’aeroporto di Grosseto. Il Presidente Alessandri ha concesso un’intervista a Il Tazebao nel quale approfondisce le prospettive dello scalo maremmano anche alla luce delle trasformazioni nel turismo.

Per ogni territorio, le infrastrutture sono fonte di sviluppo. Eppure, Grosseto, al pari di tutta la Toscana del Sud, è molto indietro.

“Le infrastrutture, soprattutto quelle di collegamento, sono in effetti un driver importante per lo sviluppo di un territorio. A ben guardare, il deficit che, in termini di sviluppo, registra la provincia di Grosseto rispetto al resto della Toscana, può essere ricondotto – in primo luogo – proprio ad un’atavica carenza infrastrutturale”.

«Non è semplice, infatti, fare turismo con la zavorra di una viabilità che si snoda ancora sui percorsi consolari, con collegamenti ferroviari che è eufemistico definire inadeguati e con un aeroporto ancora soggetto a forti limitazioni».

Ripercorriamo insieme le tappe di sviluppo dello scalo e gli interventi di ammodernamento e messa in sicurezza. Quali sono le sue ricadute benefiche per il territorio?

“Lo scalo civile muove i primi passi negli anni Sessanta, quando i turisti svedesi, grazie all’attrazione esercitata dal villaggio turistico di Riva del Sole, nei pressi di Castiglione della Pescaia, scoprirono la Maremma e la raggiunsero grazie ai voli settimanali attuati dalla compagnia aerea Sterling. In quegli anni, il numero dei passeggeri in transito nell’aeroporto di Grosseto arrivò a superare le quindicimila unità”.

“Un’ulteriore opportunità di sviluppo, agli albori del secondo millennio fu rappresentata dalla ricorrenza del Giubileo, con la costruzione dell’attuale aerostazione. Sembrava, infatti, che Fiumicino e Ciampino non dovessero accogliere i charter dei pellegrini e che Grosseto, di conseguenza, potesse diventare una delle “porte” del Giubileo. Una “dote” quella dell’aerostazione, realizzata grazie a un finanziamento pubblico, messa poi a frutto dalla società di gestione che con successivi investimenti in risorse umane e materiali ha consentito la certificazione dell’aeroporto da parte dell’ENAC, con la possibilità di fruire, oggi, di una infrastruttura moderna, efficiente e tecnologicamente adeguata”.

“Negli anni immediatamente successivi una catena di charter proveniente dall’Olanda, gestita da TUI (uno dei maggiori tour operator europei) tramite la compagnia aerea Transavia sembrò aprire le porte al turismo olandese, offrendo un’ulteriore opportunità agli operatori turistici locali e, una quindicina di anni fa, una ulteriore catena di charter proveniente questa volta dalla Russia, fece sbarcare in Maremma, per sei stagioni, quelle che potremo definire le avanguardie del turismo di massa russo”.

«Le crisi economiche che nel corso degli anni si sono susseguite ma, soprattutto, l’avvento delle compagnie aeree low cost hanno, purtroppo, interrotto tali esperienze».

“Per il tour operator, infatti, è più pratico e conveniente fare incetta di biglietti sui voli low cost piuttosto che noleggiare un volo charter. Al di là di tali delusioni, non vanno, però, sottovalutati che gli effetti che tali esperienze hanno prodotto in termini di moltiplicazione e diversificazione del turismo locale. Non è certo casuale ma diretto effetto di tali iniziative la presenza ormai consolidata, in Maremma, di flussi turistici provenienti dalla Svezia, dall’Olanda e dalla Russia: l’aeroporto, in sostanza, ha aperto una porta che pur con modalità diverse da quelle iniziali continua ancora ad essere attraversata”.

Per tutto il settore dell’aviazione la pandemia è stata uno spartiacque. Considerando che un aeroporto come quello di Grosseto è una risorsa per il territorio, quali sono le prospettive di sviluppo in questo contesto? Qual è la sua visione?

“La pandemia ha penalizzato in maniera particolare il trasporto aereo, in generale, e le società di gestione aeroportuale, in particolare. Uno scalo come quello di Grosseto, che realizza il suo core business nell’aviazione generale (voli privati e aerotaxi) è stato meno penalizzato di altri – il volo di linea è quello che ha subito le cadute più vistose – dimostrando, al tempo stesso, le maggiori capacità di recupero”.

«Lo scorso anno i livelli di traffico registrati hanno raggiunto quelli della stagione pre-Covid e quest’anno contiamo di superare ampiamente tale soglia».

“Il Covid ha modificato i comportamenti del passeggero, introducendo un orientamento al volo privato (ovviamente per chi può permetterselo), come alternativa a quello di linea. Un nucleo familiare che abitualmente viaggiava in Business class o addirittura in First, quasi con lo stesso investimento, può e potrà sempre più optare per il volo privato. Questo ovviamente apre nuovi orizzonti per uno scalo come quello di Grosseto che su questo segmento e sull’orientamento al cliente, sulla disponibilità di slot e sulla rapidità delle operazioni doganali e di sbarco ha costruito uno dei suoi punti di forza”.

Ritiene sia percorribile la strada di un turismo sostenibile o è una mera suggestione?

“Il turismo sostenibile non è più solo una suggestione ma è una pratica che insieme ad altre vocazioni turistiche – da quella esperienziale a quello ciclo-sportiva, da quello legata ai circuiti del benessere a quella enogastronomica – si propone sempre più sul mercato”.

«Siamo in presenza di vocazioni e motivazioni nuove, di sensibilità turistiche ancora di nicchia che però meritano di essere e promosse e valorizzate».

Quale politica di sviluppo territoriale ritiene possa accompagnare l’evoluzione dello scalo?

“L’aeroporto è un’infrastruttura che favorisce la mobilità – di per sé non la genera”.

«Le politiche più virtuose sono quelle orientate alla promozione di un territorio e alla valorizzazione delle eccellenze che questo esprime».

“Le pubbliche amministrazioni, di conseguenza, dovrebbero fare sistema mettendo a punto progetti di marketing territoriali condivisi e in grado di portare a sintesi e dare valore alla pluralità di eccellenza che un territorio come quello della Maremma propone”.

“Una collaborazione tra gli ambiti turistici locali e la SEAM ha prodotto alcune iniziative in tal senso, ma la limitata disponibilità di risorse e la tentazione (ancora presente) di coltivare in primo luogo il “proprio giardino” non ha consentito di fare purtroppo di più. Lo sviluppo dello scalo e lo sviluppo turistico del territorio, quindi, sono due facce della stessa medaglia, agire a favore dell’una significa operare anche a favore dell’altra”.

“Spero che l’aeroporto sia sempre meno un “affare” delegato agli addetti ai lavori – e la ritrovata attenzione da parte degli Enti pubblici presenti nel capitale della società fa ben sperare – per essere messo al centro delle dinamiche di sviluppo locali”.

Tutte le pubblicazioni sul Premio “La Maremma per il Mediterraneo”
  1. Roccatederighi, Stefania Craxi: “La Maremma mi ha adottato”
  2. C’è una geostoria maremmana
  3. Vatluna, cuore di una Maremma marittima
  4. Premio “La Maremma per il Mediterraneo” – rassegna stampa
  5. Premio “La Maremma per il Mediterraneo”, Longhitano (Trattoria Il Corso): “Enogastronomia è momento di cultura”
  6. 21 agosto: Premio “La Maremma per il Mediterraneo” promosso dalla Trattoria Il Corso di Roccatederighi in collaborazione con Pro Loco e Ampeleia

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