Vive l’Empereur, vive la France!

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Proseguono su Il Tazebao le riflessioni sull’intervista di Macron a “Le Grand Continent”, quasi ignorata dai media ma ricca punti salienti.

Leggo sul giornale – cartaceo perché ancora mi piace il contatto fisico e non solo della carta – che a Petii-Couronne nella periferia di Rouen slitta di altri sei mesi l’apertura della gigantesca piattaforma logistica di Amazon di 160mila mq in Normandia sostenuta dal fondo immobiliare cinese Gazeley. Il Prefetto di Seine Maritime prende tempo.

Respiro ed il pensiero corre ai tanti Masaniello succedutisi anche nella mia città negli ultimi 25 anni a difesa di un modello sociale, quello esemplificato dalla Disneyland rinascimentale, sommerso dal Covid, ma poi rifluisce saggiamente nella recente intervista a Macron dei giovani cool di “Le Grand Continent”.

I media italiani non hanno dato grande rilevanza all’intervista

Una bella intervista mi schiero subito, stranamente negletta, salvo il Corsera ed Il Foglio mi pare, dal nostro mainstream mediatico, come si usa dire oggi, legando la parola inglese, mainstream, al latino media che si pronuncia così e non midia per cortesia. Troppi impegnati i nostri eroi, molti freelance, a magnificare quotidianamente i bollettini del bioterrore per prestare attenzione al rilancio politico in versione europeista del Presidente francese.

Eppure fino ad un istante prima dello scoppio della pandemia sembrava che il dibattito politico, per quanto povero, fosse polarizzato sull’Europa ed ora che, svaniti d’incanto nel momento culminante della crisi i gilet gialli ed i loro Di Maio, sulla cui volatilità politica il sottoscritto aveva modestamente scommesso, nessuno si affretta a riprendere il tentativo di prelazione continentale della France. Eppure l’impronta napoleonica sull’Italia non è mai sembrata tanto forte, dai cantieri navali di Saint-Nazaire, Stx, alla Légion d’Honneur generosamente elargita ai nostri connazionali di spicco o supposti tali, lascito di una grande Tradizione che è stata una componente fondamentale dell’Unità italiana. Eppure la ville lumière è sempre stata un punto di riferimento obbligato nel bene e nel male, da Napoleone III allo schiaffo di Tunisi, dagli esuli antifascisti ad Hyperion, da Sedan a Mitterand, giuocando sempre un ruolo determinante. Non è che l’innamoramento di Biden, forse meglio di Kamala Harris delle élite domestiche ha indotto una colpevole sottovalutazione dell’uscita post-gollista di un personaggio ritenuto a torto e semplicisticamente revanchista, l’estromissione dalla Libia ci brucia nonostante le arie diplomatiche che ci diamo, e si traduce in un atlantismo rispolverato più che altro dalla probabile sconfitta di Trump e del suo America First in chiave soprattutto antigermanica?

La visione di Macron sull’Europa

Se così fosse commetteremmo un’altra volta un grave errore, non si può cambiare cavallo impunemente nel great game, che assottiglierebbe le nostre residue chance come Paese di contrattare comunque una parte nel giuoco europeo. Sì perché il bello del commento a tutto campo di Macron è proprio la dichiarata consapevolezza che l’Europa deve recuperare una assoluta autonomia rispetto ai due poli, USA e Cina, in tutti i settori chiave del futuro, dalla cibernetica big tech incluse – il prefetto di Rouen si sentirà sollevato – il più decisivo, alla difesa, dai vaccini ai valori condivisi. Con una sottolineatura forte nei confronti dell’impegno in Africa dove terrorismo ed assedio cinese esercitano una pressione insostenibile, crescente, sulla fascia subsahariana francofona che, a mio avviso correttamente, richiama l’insieme della UE ad un’assunzione di responsabilità. Non credo che la Estonia nel Mali sia l’unico esempio di collaborazione militare interforze, so per certo delle difficoltà frapposte nell’area alle truppe italiane proprio dai comandi francesi, non siamo qui a prendere per oro colato le dichiarazioni dell’inquilino dell’Eliseo.

Nemmeno siamo così ingenui da non trovarvi anche una ratio interna in un momento delicato, in cui le faglie della vita civile tendono ad allargarsi, primo fra tutti la rupture nel rapporto tra laicità statuale, orgoglio della Republique ed Islam che non può più essere taciuta, provocando sommovimenti della stessa crosta identitaria nazionale.

Il silenzio, tuttavia, è assordante per non essere preoccupante. Non dico Enrico Letta, così prodigo di esternazioni dal suo incarico parigino, ma era più che logico attendersi una qualche reazione dei nostri gruppi parlamentari a Strasburgo sia pure in modalità webinar. Niente. Neppure da Sassoli. Capisco che intervenire sul disaccordo espresso nei confronti del ministro della difesa tedesco Annegret Kramp Karrenbauer, secondo la quale “gli europei non saranno in grado di sostituire il ruolo cruciale dell’America nel garantire la sicurezza”, necessita di pesare bene le parole, ma l’Italia non può permettersi di glissare sull’autonomia europea dopo averne esaltato a più riprese l’inevitabile approdo.

Il pragmatismo di Macron

La verità è che Macron ha perfettamente chiaro che l’amministrazione americana ha comunque imboccato, già col soft power obamiano e le primavere arabe, peraltro, la strada senza ripensamenti non tanto del disimpegno politico, quanto di quello direttamente militare nel quadrante euro-mediterraneo. Ed anche i fattisi furbi tedeschi lo sanno ed infatti flirtano con Putin, indipendentemente dalle dichiarazioni ufficiali, a questo giro di boa delle guerre asimmetriche non ripeteranno il vizio assurdo novecentesco di farsi prendere nel mezzo.

Senza un’Europa politica che interviene compattamente, non si riesce a contenere l’offensiva di Erdogan nel Mediterraneo di Levante, figuriamoci gli equilibri nel puzzle siriano ed in Medioriente, con buona pace dei principi westfaliani del riconoscimento reciproco fra stati così cari a Kissinger.

Di questi limiti e di queste urgenze, naturalmente pro domo sua, ci parla il Presidente francese, per rilanciare l’Europa politica oltre la dimensione tecnocratica e monetaria ormai insufficiente per affrontare i grandi nodi della transizione all’era cibernetica e lo fa dall’alto di una visione imperiale, che per quanto alquanto ammaccata, ancora trasuda i crismi della grande geopolitica bonapartista. Si può essere d’accordo o meno, prospettare soluzioni diverse e contrarie, ma non ci è concesso eluderli, tanto meno a noi italiani nel bel mezzo del disordine del Mediterraneo, valore aggiunto e cruccio della nostra storia.

“Tornare indietro per andare avanti”. Suggestioni sulle memorie del futuro di Emmanuel Macron. Une longue lecture

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