“Comment va la planète mer?” Uno sguardo sul mare nostrum con Sébastien Abis (Club Déméter)

Condividi articolo:

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email

SEGUICI SU TELEGRAM:

Sébastien Abis: “La Francia ha una vocazione e un’ambizione marittima. Il Ministero del Mare…”

Dice di interessarsi alla geopolitica del mare perché figlio del Mediterraneo, il mare più geopolitico di tutti. E come potrebbe essere altrimenti visto che è per metà francese e per metà italiano, per la precisione sardo: regioni, terre, popoli, sapori essenzialmente mediterranei, centri di un mare per sua natura policentrico. Sébastien Abis è direttore del Club Démeter e ricercatore associato dell’Istituto di Relazioni Internazionali e Strategiche (IRIS), oltre a scrivere per l’Opinion [1]. Nell’ottobre scorso è uscito “Géopolitique de l’agriculture: 40 fiches illustrées pour comprendre le monde” al quale anche lui ha contribuito. I suoi interessi di ricerca sul Mediterraneo permettono di cogliere appieno la complessità geopolitica del “grand bleu”, che chiama in causa i temi dell’energia [2], della stabilità, delle infrastrutture di ogni tipo. Nella sua intervista al programma “Alors, on pense!” condotta da Patrice Romedenne su France Info Abis ha trattato, con competenza e precisione, di questo e altri temi legati alla “marittimizzazione”. Proprio per questo il Tazebao è lieto e onorato di ospitare tradotte alcune delle sue riflessioni.

Lei è direttore del Club Déméter e ricercatore associato presso l’Istituto di Relazioni Internazionali e Strategiche. Può raccontarci qualcosa in più del Club?

“Il club Déméter riunisce aziende del settore agroalimentare, collabora con attori istituzionali e accademici. Stiamo lavorando sui grandi temi della sicurezza alimentare, tra cui, in particolare, una nuova questione: la “marittimizzazione” della sicurezza alimentare. A livello personale, come interessi di ricerca, guardo alle interazioni terra-mare e mi interessa la geopolitica del mare in generale”.

Il mare ha un peso rilevante nell’economia francese

“Per riprendere il titolo del programma mi piace parlare di “pianeta mare” invece che di “pianeta Terra”. Ed è bene dirlo perché la Francia è una grande potenza marittima sebbene abbia avuto un approccio, geopolitico e non solo, prettamente continentale. È bene ricordare che il 4% del PIL francese deriva dall’economia marittima. Siamo abituati a pensare al mare come a un luogo di riposo, al pari della campagna. Non ci rendiamo conto di quante attività economiche e industriali siano ad esso correlate. In verità il mare prevede porti e quindi un’interfaccia dinamica terra-mare. Porti questi che danno alla Francia un’apertura al mondo esterno e, allo stesso tempo, la possibilità di importare risorse necessarie per le città. Dobbiamo “marittimizzare” di più la nostra coscienza perché la Francia che è una grande potenza marittima e perché il nostro rapporto con il mare non può essere solo quello delle vacanze o quello dell’ecologia”.

Per molto tempo abbiamo avuto un Ministero dell’Agricoltura e del Mare. Oggi abbiamo un vero e proprio Ministero del Mare. È un buon segnale?

“Penso che dovremmo considerare questo segnale come la continuazione di un dibattito sul mare che si è intensificato negli ultimi anni in Francia. Il Presidente della Repubblica nel 2019 alle “Assizes de la Mer” tenne un discorso illuminante sostenendo che il XXI secolo sarà un secolo marittimo. Fu un discorso strategico, centrato sulla Francia, ma è stato accolto favorevolmente da molti paesi del mondo. Oggi esiste un certo numero di potenze che stanno “marittimizzando” la loro politica estera, la loro politica di sovranità. Anche la Francia si è informata a questa logica. Quindi, il ritorno del Ministero del Mare durante l’ultimo rimpasto ministeriale del luglio 2020, dopo 30 anni di assenza, deve essere visto anche come il desiderio di avere un ministero che si dedichi al mare in modo completo e trasversale. Questo ministero, in un certo senso, visto che molte tematiche sono condivise con quelle di altri ministeri, è condiviso, è co-costruito. Il fatto che questo Ministero sia riemerso lo si deve anche alla sua capacità di essere trasversale, di favorire la concertazione”.

Quindi non si occuperà solo di pesca…

“Prima avevamo una serie di soggetti che si occupavano del mare, pur appartenendo ai ministeri più disparati. Il ritorno di un Ministero per il Mare, che sarà trasversale come dicevamo, è un chiaro segnale per l’opinione pubblica francese. Il mare viene riconosciuto come un soggetto a sé. Il mare è per sua natura immenso e chiama in causa una lunga serie di temi: ambiente, scienza, geopolitica, sicurezza, digitale che un Ministero come questo dovrà saper considerare singolarmente e nelle varie connessioni. Un Ministero del Mare dovrà esserci sempre, al di là di chi governa il nostro paese, ben oltre l’orizzonte di questa legislatura: la Francia ha una vocazione e un’ambizione marittima. Il compito di questo Ministero sarà quello di riunire e federare i vari attori che operano nel mare con focus sulle professioni legate al mare, sulla loro attrattività ma anche sulla pianificazione territoriale e costiera. In questo ci sarà spazio anche per le tematiche legate alla pesca, all’acquacoltura, in tempi di Brexit è importante visto che molta della pesca francese veniva praticata in acque britanniche. Dobbiamo iniziare a ragionare con un’ottica differente intorno al mare”.

Abbiamo sviscerato diversi temi: acquacoltura, algocultura, turbine eoliche… Vuoi aggiungere altro?

“Sì, solo per riprendere un punto già affrontato, perché è un argomento che mi è caro. La Francia riflette oggi sul problema della sovranità alimentare ma spesso non considera che parte del cibo viene proprio dal mare. Giusto considerare i prodotti della terra ma i francesi consumano pesce!”

E forse un domani anche le alghe…

“È stato detto l’80% delle proteine derivanti dai frutti di mare consumati in Francia sono importate. Una delle possibili leve per rafforzare la nostra sovranità alimentare ruota intorno al pesce, nel produrre più frutti di mare “made in France”. A maggior ragione oggi che chiediamo prodotti tracciati e a filiera corta. Questo sì che è un modo concreto per aumentare la nostra sovranità alimentare. L’economia “blu” non è sempre considerata nella sua dimensione strategica. Non siamo soliti pensare all’economia blu ovvero frutto della pesca o dell’acquacoltura come propedeutica alla sicurezza alimentare. Dobbiamo fare di più per comprendere queste combinazioni cercando di far sì che gli attori della terra siano consapevoli di avere, sempre, un piede nel mare”.

L’intervista è disponibile integralmente qui: https://www.francetvinfo.fr/replay-magazine/franceinfo/alors-on-pense/alors-on-pense-du-mercredi-7-avril-2021_4363317.html

 

Ringraziamo sentitamente Sébastien Abis per aver condiviso con noi la sua intervista permettendoci di comprendere ancor meglio le dinamiche relative al mare.

  1. Segnaliamo tra i vari articoli pubblicati da Abis il seguente: “La sécurité alimentaire mondiale passe aussi par la mer”, del 31/03/2021.
  2. Per approfondire sul tema dell’energia rimandiamo al policy paper da noi tradotto e pubblicato: “Energia & Nord Africa, Il policy paper di Massimo Nicolazzi per NATO Foundation Defense College”.

Sulla Francia abbiamo scritto anche

“Tornare indietro per andare avanti”. Suggestioni sulle memorie del futuro di Emmanuel Macron. Une longue lecture – Il Tazebao

Vive l’Empereur, vive la France! – Il Tazebao


Resta sempre aggiornato con Il Tazebao

Unisciti al gruppo Telegram per ricevere i nostri approfondimenti appena usciti. Instagram sarà il nostro supplemento fotografico. I video animano il nostro canale YouTube. Infine, inviando una mail all’indirizzo della redazione (redazione@iltazebao.com) puoi ricevere la newsletter settimanale.

Resta sempre aggiornato

Scopri Il Tazebao

Ho letto la Privacy Policy

Il Tazebao

Scopri altri articoli