Piovono macigni!

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Mi scuserà il nostro Lettore: opterò per una formula meno distaccata e più diretta, “esperienziale” come direbbero quelli al passo con i tempi. Mi sono comprato due nuovi dvd – sono così démodé – di Ken Loach, rigorosamente in negozio.

In “Piovono pietre” il protagonista vive di lavoretti occasionali e cerca di comprare in ogni modo il vestito per la prima comunione della figlia; la routine in “Sorry we missed you” è scandita da tempi, percorsi, orari, controlli, tracciamenti e sanzioni in caso di errori, anche quando si è vittime di aggressioni, come succede a Ricky, che da dipendente modello diventa in poco un pessimo elemento e finisce con l’accumulare sanzioni su sanzioni e, dunque, anziché lo stipendio e “l’indipendenza”, crescono i debiti.

Nel primo, si raccolgono i soldi al pub per uno caduto dal tetto mentre lavorava in nero; nel secondo tra colleghi la concorrenza è spietata, fomentata dai tempi di percorrenza forsennati e “spacca-secondi”.

Nel primo “piovono pietre sui poveri” ma rimangono tre riferimenti, seppur logori, tra disoccupazione e white trash: la famiglia, per quanto sgangherata, c’è e non volta le spalle a Bob mai, i Laburisti, che si prendono una ricca dose di ironia macchiettistica e una forte critica e autocritica (non stupisca lo sbriciolamento del red wall con il trionfo nel 2019 di Boris), e una Chiesa rassicurante, presente sul campo, vicina agli ultimi e ancora capace di imprimere un suo ritmo al tempo sociale e di riunire una comunità; di contro, Ricky è costretto a distaccarsi nella scena finale, con violenza, anche dalla sua famiglia, anche quando è distrutto dopo l’aggressione. E non ha amici.

Il primo è del 1993 (John Major primo ministro post-era Tatcher), il secondo di 26 anni dopo. A parte il furgone che entrambi i protagonisti guidano, le similitudini sono a zero. E anche il linguaggio dell’autore sembra profondamente cambiato, meno ironico, più cupo, al progressivo sfibrarsi dei riferimenti sociopolitici. È come se le trasformazioni innescate allora, negli anni ’90, siano detonate oggi, senza più argini.

Il punto è proprio questo: l’attuale capitalismo ha raggiunto vette di brutalità pari solo a quelle post prima rivoluzione industriale; nel capitalismo digitale di oggi siamo soli come Ricky. Se non si ricostruiscono reti di solidarietà. O meglio siamo in quello stadio di vuoto e buio dolore che contraddistingueva la condizione di vita delle masse di allora, sradicate, strappate, gettate nei marosi e nella viva lava.

Sul biopotere
  1. Libertà e insicurezza – Giorgio Agamben su Quodlibet
  2. C’è una specularità nel biopotere?
  3. Il lecito, l’obbligatorio e il proibito – Giorgio Agamben su Quodlibet

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