C’è una specularità nel biopotere?

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Cos’hanno in comune, se ce l’hanno, quei territori sempre più sconnessi e abbandonati, l’insicurezza che ritorna e popolazioni sempre più isolate — un inarrestabile declino che cancella le tracce tangibili di una civilizzazione come quello che constata Namaziano nel De reditu suo — con megalopoli che sembrano l’esatta proiezione di Blade Runner, come Tokyo o la Seul ruggente e crudele di Squid Game? È l’inizio per una riflessione.

Le società europee e asiatiche percorrono traiettorie distinte naturalmente, all’apparenza imparagonabili, eppure in un certo modo parallele, se analizzate nella prospettiva del potere. Meglio ancora: partono da riflessioni analoghe, ovvero dalla necessità di gestire popolazioni numerose in tempo di scarsità di risorse, con tutte le dovute differenze, per arrivare a un sistema di controllo sempre più stringente, seppur in forme profondamente differenti.

In Europa la fa da patrone la gestione programmata della dismissione – si può azzardare l’incentivo alla dismissione – che si traduce nella cancellazione di tutti quegli strumenti e mezzi – le auto sempre più osteggiate – che hanno permesso di superare le distanze geografiche, dunque, socioeconomiche, in contemporanea con la quadrettatura, sempre più doviziosa (e indecifrabile), degli spazi di vita, con obblighi e vincoli e tasse e divieti, partendo da una retorica securitaria.

Nelle società asiatiche, di contro, lo sviluppo frenetico e debordante (doverosamente sostenuto) e l’iper-digitalizzazione si traducono in un controllo capillare e dei tempi e degli spostamenti e delle relazioni e dei cibi. Della vita.

La mala-gestione da un lato che ricrea vuoti e distanze e disuguaglianza e impedisce una vita pienamente vissuta, per lo meno con i canoni che si erano imposti dal Dopoguerra (libertà, diritti, consumo); una macchinazione perfetta nelle punte avanzate dello sviluppo capitalistico che porta a una impeccabile e puntuale previsione.

Nemmeno a dirlo, in entrambi i casi, la pandemia ha fatto da spartiacque, acceleratore della decadenza e dei sistemi di controllo. Popolazioni diverse, traiettorie diverse, obiettivi speculari.

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