Le ambizioni di Grandeur alla prova dei fatti. I nodi (ancora) irrisolti di Macron

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Macron tratteggia una Francia capofila in Europa e di nuovo protagonista nel Mediterraneo. Ma ci sono le basi per farlo?

La riflessione di Leonardo Tirabassi, giornalista de Il Sussidiario.

Tutto si può dire di Macron ma non che manchi di visione strategica. E l’intervista rilasciata pochi giorni fa ne è una conferma. Fa un certo effetto a noi italiani leggere le parole del presidente francese a confronto con i sussulti d’aria dei nostri! Bene sta facendo il giovanissimo blog Il Tazebao a lanciare una riflessione a questo proposito.

Sulle pagine di Le Grand Continent si trovano infatti affermazioni potenti suffragate da un attivismo in politica estera notevoli, sia con azioni pratiche nel bacino del Grande Mediterraneo, dall’Africa subsahariana, alla Libia, dall’Egeo al Caucaso, sia con parole chiare a proposito del multiculturalismo e del terrorismo islamista (sul punto è intervenuto anche il giornalista Alberto Rosselli).

Davanti al caos nel Medio Oriente allargato e del rimland intorno all’ex Unione Sovietica, davanti all’attivismo neo-ottomano della Turchia alla ricerca di un nuovo ruolo regionale, davanti al disinteresse americano, super potenza ripiegata su sé stessa, che però si permette di schiaffeggiare l’Europa e la Germania – si veda il ritiro dei soldati USA – Macron si emerge con una proposta chiara. Unica voce europea. Nuovo ruolo dell’Europa, spazio di difesa comune, con il comando, questo è implicito, alla Grande Francia, all’unica potenza militare nucleare europea rimasta nel continente dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Vive l’Empereur, vive la France!

Le criticità che Macron deve risolvere

Ma è un progetto concreto che ha le gambe su cui marciare? Lasciando da parte i giudizi di valore, la proposta si basa su una serie di presupposti tutti da verificare.

1) La Francia è vero che ha delle forze armate potenti, addestrate, abituate ad intervenire all’estero, dispone anche di un’ottima industria bellica, ma non è un gigante economico. Ha bisogno della Germania, senza il consenso e l’adesione dei tedeschi non può far niente. E infatti i vicini si sono fatti sentire e non certo tanto per parlare, perché Berlino non è certo disposta ad accettare di svolgere un ruolo ancillare. E poi anche da un punto di vista militare, ancora un qualche valore nel mondo ha il detto, “chi non ha combattuto contro i tedeschi, non sa cosa sia la guerra”.

2) Nessun paese dell’Est Europa, alleati di ferro degli Stati Uniti a cominciare dalla Polonia, aderirebbe ad un qualche progetto di difesa che non avesse la benedizione degli USA.

3) Le sfide che l’Europa si trova davanti sulla sicurezza, da quelle regionali – Caucaso, al Maghreb, Medio Oriente – a quelle globali rappresentate dall’espansionismo revisionista cinese, non possono essere affrontate nemmeno da un Europa unita. Quindi necessario è ricercare un’integrazione nei sistemi di alleanze esistenti.

Ma il problema posto da Macron è vero e rimane, l’Europa ha bisogno di pensare con la propria testa sui problemi della difesa, ha bisogno di conseguenza di organizzarsi, di dotarsi di risorse finanziarie appropriate. Soprattutto però deve dotarsi di un cervello politico.

“Tornare indietro per andare avanti”. Suggestioni sulle memorie del futuro di Emmanuel Macron. Une longue lecture

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