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Sabbia del Tempo

1881 – Lo Schiaffo di Tunisi: la corsa alle colonie, l’irrilevanza italiana e le frizioni con la Francia

Uno smacco all’Italia che rimarrà impresso a lungo nella memoria del Paese.

Alla fine del Secolo Lungo il colonialismo vive il suo momento di auge. Il Congresso di Berlino del 1878 legittima le ambizioni delle grandi potenze, la Russia si proiettata verso il Mediterraneo attraverso i Balcani dopo la sconfitta degli Ottomani ed eleva la Germania ad artefice della pace.

La stessa Germania, tra gli ultimi arrivati al tavolo della spartizione globale, costruirà il proprio impero coloniale in Africa. Appena sei anni dopo se ne terrà un secondo a Berlino che inaugurerà ufficialmente la corsa all’accaparramento dell’Africa.

A rimanere fuori dai grandi giochi è l’Italia, fresca di riunificazione ma ancora scarsamente riconosciuta sul piano internazionale, che al tavolo berlinese sperava innanzitutto di ottenere il Trentino, ancora in mano austriaca, ma senza successo. È del resto un momento di stanca e di ripensamento per l’Italia che vive la stagione del trasformismo inaugurata da Agostino Depretis, che nasce in seguito al completamento unitario, come sublimazione delle precedenti differenze tra Destra e Sinistra che vertevano spesso sulla presa o meno di Roma.

Le pretese di Francia e Italia

Tra i vari argomenti che i delegati affrontano c’è anche la presenza nel Nord Africa. Francia e Italia ambiscono entrambe alla Tunisia, da sempre una terra di incontro per i popoli rivieraschi nel Mediterraneo e dove la presenza italiana era riconosciuta e accettata, come ben sottolinea il numero “Tunisia: una speranza nel Mediterraneo” della rivista LeSfide a cura della Fondazione Craxi. L’Italia spera che l’Inghilterra gliela conceda in ottica di contenimento dello strapotere francese ma Salisbury liquida con poco battute le timide pretese italiane.

Dum Romae consulitur…

Il governo italiano a guida Cairoli, seguendo la linea delle “mani nette” inaugurata da Depretis, non vuole prendersi la responsabilità di un’azione armata. Di contro la Francia non tentenna e nel 1881 fa sbarcare a Biserta un contingente di duemila uomini occupando il territorio. L’Italia è ancora una volta umiliata nello scacchiere internazionale e palesemente isolata. Le conseguenze di questo smacco sono molteplici: dalla caduta del governo Cairoli ad un avvicinamento dell’Italia alla Germania, sancito con la Triplice Alleanza siglata da Francesco Crispi.

L’occupazione della Tunisia da parte della Francia, quella inglese successiva dell’Egitto e quindi della Libia nel 1911 ad opera degli italiani sono i prodromi alla dissoluzione dell’Impero Ottomano che sarà sancita con gli accordi di Sykes-Picot.

Il contesto: la corsa globale alle colonie

Gli anni che vanno dal 1876 al 1900 segnano, come sottolinea Vladimir Il’ič Ul’janov meglio noto come Lenin nel suo Imperialismo (la massima applicazione delle teorie marxiane alle relazioni internazionali), la completa spartizione del globo.

I possedimenti coloniali dell’Inghilterra crescono dai 2,5 milioni di miglia quadrate del 1860 ai 9,3 del 1899 per un totale di 309 milioni di abitanti, nello stesso anno la Francia arriverà a detenerne 3,7 milioni per un totale di 56,4 milioni. ¹

Fotografia eloquente di questa accelerazione nella politica coloniale è il ribaltamento dei proponimento in seno alle classi dirigenti britanniche. Se nel 1852 per Disraeli le colonie sono un peso di cui liberarsi quanto prima, Joseph Chamberlain e Cecil Rhodes saranno fervidi sostenitori di un rilancio imperialisti. E avranno successo.


1. Dati estrapolati da “Storia della colonizzazione” (1900) di Henry C. Morris.

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Le ambizioni di Grandeur alla prova dei fatti. I nodi (ancora) irrisolti di Macron

Macron tratteggia una Francia capofila in Europa e di nuovo protagonista nel Mediterraneo. Ma ci sono le basi per farlo?

La riflessione di Leonardo Tirabassi, giornalista de Il Sussidiario.

Tutto si può dire di Macron ma non che manchi di visione strategica. E l’intervista rilasciata pochi giorni fa ne è una conferma. Fa un certo effetto a noi italiani leggere le parole del presidente francese a confronto con i sussulti d’aria dei nostri! Bene sta facendo il giovanissimo blog Il Tazebao a lanciare una riflessione a questo proposito.

Sulle pagine di Le Grand Continent si trovano infatti affermazioni potenti suffragate da un attivismo in politica estera notevoli, sia con azioni pratiche nel bacino del Grande Mediterraneo, dall’Africa subsahariana, alla Libia, dall’Egeo al Caucaso, sia con parole chiare a proposito del multiculturalismo e del terrorismo islamista (sul punto è intervenuto anche il giornalista Alberto Rosselli).

Davanti al caos nel Medio Oriente allargato e del rimland intorno all’ex Unione Sovietica, davanti all’attivismo neo-ottomano della Turchia alla ricerca di un nuovo ruolo regionale, davanti al disinteresse americano, super potenza ripiegata su sé stessa, che però si permette di schiaffeggiare l’Europa e la Germania – si veda il ritiro dei soldati USA – Macron si emerge con una proposta chiara. Unica voce europea. Nuovo ruolo dell’Europa, spazio di difesa comune, con il comando, questo è implicito, alla Grande Francia, all’unica potenza militare nucleare europea rimasta nel continente dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Vive l’Empereur, vive la France!

Le criticità che Macron deve risolvere

Ma è un progetto concreto che ha le gambe su cui marciare? Lasciando da parte i giudizi di valore, la proposta si basa su una serie di presupposti tutti da verificare.

1) La Francia è vero che ha delle forze armate potenti, addestrate, abituate ad intervenire all’estero, dispone anche di un’ottima industria bellica, ma non è un gigante economico. Ha bisogno della Germania, senza il consenso e l’adesione dei tedeschi non può far niente. E infatti i vicini si sono fatti sentire e non certo tanto per parlare, perché Berlino non è certo disposta ad accettare di svolgere un ruolo ancillare. E poi anche da un punto di vista militare, ancora un qualche valore nel mondo ha il detto, “chi non ha combattuto contro i tedeschi, non sa cosa sia la guerra”.

2) Nessun paese dell’Est Europa, alleati di ferro degli Stati Uniti a cominciare dalla Polonia, aderirebbe ad un qualche progetto di difesa che non avesse la benedizione degli USA.

3) Le sfide che l’Europa si trova davanti sulla sicurezza, da quelle regionali – Caucaso, al Maghreb, Medio Oriente – a quelle globali rappresentate dall’espansionismo revisionista cinese, non possono essere affrontate nemmeno da un Europa unita. Quindi necessario è ricercare un’integrazione nei sistemi di alleanze esistenti.

Ma il problema posto da Macron è vero e rimane, l’Europa ha bisogno di pensare con la propria testa sui problemi della difesa, ha bisogno di conseguenza di organizzarsi, di dotarsi di risorse finanziarie appropriate. Soprattutto però deve dotarsi di un cervello politico.

“Tornare indietro per andare avanti”. Suggestioni sulle memorie del futuro di Emmanuel Macron. Une longue lecture

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