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Mundus furiosus

“Khojaly, la ferita del Caucaso”: nuovo paper de Il Nodo di Gordio

È uscito il nuovo paper del think tank Il Nodo di Gordio che ricostruisce il genocidio di Khojaly (1992)

Segnaliamo la pubblicazione sul nuovo paper del think tank Il Nodo di Gordio di un articolo a firma di Lorenzo Somigli, giornalista e fondatore del blog Il Tazebao. In esso si ricostruisce il terribile massacro di Khojaly, avvenuto la notte tra il 25 e il 26 febbraio del 1992.

Oggi il conflitto in Nagorno-Karabahk ha visto una netta vittoria dell’Azerbaigian ma il cammino, ancora tortuoso e complesso, verso la pace non può prescindere dal riconoscimento di quello che fu un autentico genocidio.

Per ricevere il pdf del paper compilare il modulo al presente link: https://nododigordio.org/paper/khojaly-la-ferita-del-caucaso/

Un sentito ringraziamento al Chairman Daniele Lazzeri (intervistato dalla rivista azera Zerkalo) e tutta la redazione de Il Nodo di Gordio per l’opportunità e per averci permesso di studiare e aiutare a conoscere fatti tanto gravi quanto, ahinoi, sconosciuti ai più.


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Interviste

Daniele Lazzeri (Nodo di Gordio): “L’intervento della Russia come mediatore, il supporto dalla Turchia ed il sostegno di Israele sono stati un elemento decisivo per la fine del conflitto”

Intervista esclusiva di Daniele Lazzeri, Chairman di Nodo di Gordio, alla rivista azera Zerkalo.

Daniele Lazzeri, Chairman del think tank Il Nodo di Gordio ha rilasciato un’interessante intervista alla rivista Zerkalo. Questo un’estratto dell’intervista concessa a Zaur Mehdiyev.

Come sa, il 10 novembre è terminata la guerra di 44 giorni nel Nagorno-Karabakh. L’Azerbaigian ha restituito sotto il suo controllo una parte significativa delle terre precedentemente occupate. Il resto verrà gradualmente restituito dalla parte armena del conflitto.

Quanto è stata naturale la vittoria dell’Azerbaigian?

“Non c’è nulla di naturale né di scontato quando inizia un conflitto. Nel caso della guerra dei 44 giorni c’è stata però la giusta rivendicazione da parte dell’Azerbaigian dei territori occupati dall’Armenia in Nagorno Karabakh e nei 7 distretti limitrofi. È stata una guerra cruenta con molti morti anche tra i civili anche se è durata solo 44 giorni. Ma alla fine ha prevalso il diritto di Baku a riprendere possesso dei propri territori, così come sancito da numerose risoluzioni internazionali”.

Secondo Lei, cos’è più importante sul campo di battaglia: la tecnica o il coraggio personale di un soldato?

“Non c’è alcun dubbio che nelle guerre moderne, la capacità tecnologica delle forze militari assume una rilevanza centrale. Così come è di fondamentale importanza essere dotati di apparati di intelligence efficienti, soprattutto quando si tratta di combattere guerre asimmetriche. Tuttavia, ci sono ancora conflitti dove il fattore umano è cruciale. In particolare, se sul campo di battaglia si scontrano dei soldati che hanno a cuore la difesa della propria Patria. È questo che distingue un soldato patriota da un mercenario o da un soldato inviato a combattere una guerra in uno Stato lontano da casa e di cui poco gli interessa. I primi fanno la guerra, i secondi semplicemente stanno lavorando…”

Al momento, i generali in Armenia sono in armi contro il Primo Ministro Pashinyan. L’opposizione lo accusa di tradimento e minaccia di vendetta. La parte armena ha possibilità di vendetta?

“Più che di tradimento, a mio avviso il Premier Pashinyan viene accusato di aver perso la guerra. Di non essere stato in grado di difendere i territori occupati. L’impressione è che l’Armenia si senta abbandonata dai suoi alleati storici come Russia e Iran che hanno preso posizioni molto diverse rispetto al passato. Evidentemente qualcosa è cambiato in questi decenni…”

Secondo Lei, perché, in 30 anni di storia del conflitto, la comunità mondiale non ha potuto influenzare l’Armenia (abbiamo parlato anche del genocidio di Khojali) e costringerla a liberare i territori occupati?

“Perché le organizzazioni internazionali hanno dimostrato di essere state superate dalla storia. È sufficiente pensare a tutti i fallimenti dell’ONU in diverse regioni del mondo. Non si può pensare di risolvere le guerre che affondano le proprie radici nel lontano passato con qualche risoluzione internazionale o con minacce di sanzioni. Per dirimere i conflitti che sconvolgono molte popolazioni in molte aree del pianeta servono sostegni e interventi militari”.

Secondo l’accordo trilaterale, le forze di pace russe stanno assicurando il processo di pace di trasferimento delle regioni sotto il controllo dell’Azerbaigian, che era rimasto sotto il controllo dell’Armenia prima della firma dell’accordo.

In che modo ciò ha influito sugli equilibri di potere nella regione?

“L’intervento della Russia come mediatore nella guerra dei 44 giorni, così come il supporto garantito dalla Turchia ed il sostegno di Israele sono stati un elemento decisivo per la fine del conflitto. È chiaro che ora cambieranno gli equilibri in tutto il quadrante di quell’area, a partire dal Caucaso meridionale”.

Per leggere l’intervista completa: https://nododigordio.org/sala-stampa/lintervento-della-russia-come-mediatore-il-supporto-dalla-turchia-ed-il-sostegno-di-israele-sono-stati-un-elemento-decisivo-per-la-fine-del-conflitto-daniele-lazzeri-in-esclusiva-per-l/


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