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La Turchia al voto

Onur Kurt (unsplash)
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La grande partecipazione, il voto delle coste, l’entroterra. Una prima analisi del voto in Turchia sulla base dei dati di Anadolu Ajansı, in vista del ballottaggio.

L’opposizione è matura, Erdoğan indietreggia ma tiene: servirà il ballottaggio. Sulla più classica frattura costa-entroterra si innesta il duello tra Erdoğan (49,42%) e Kılıçdaroğlu (44,95%) ma in ciò non si esaurisce. È un duello, come ha scritto Il Tazebao, non tra “progresso” e “conservazione”, ma tra due visioni del “Secolo Turco”, una più espansionista, la seconda più protettiva, come si è visto nelle scelte comunicative dei due candidati uno più dimesso e concreto, l’altro pienamente imperiale; ad ogni modo, entrambi non possono prescindere dalla volontà – o necessità – della Turchia di esistere come un fattore di potenza. È un confronto, inoltre, su quale postura tenere o continuare a tenere nella NATO, di cui la Turchia rimarrà tassello fondamentale. In più, c’è un terzo contendente: Sinan Oğan, già membro del partito di “estrema destra” Milliyetçi Hareket Partisi (MHP), che prende il 5,20% ovverosia circa 2 milioni e 800 mila voti (secondo l’ex ambasciatore Carlo Marsili ha sottratto voti a entrambi)

Analisi del voto

La grande partecipazione (88%) testimonia che queste sono elezioni “critiche”: 26.859.313 voti come candidato presidente vanno a Erdoğan e 24.430.618 a Kılıçdaroğlu, due basi elettorali a confronto; del resto, la forza turca è la forza del numero, delle grandi masse. Da sempre.

Erdoğan conserva le roccaforti anatoliche ma tiene anche in alcune province colpite dal terremoto, come Gaziantep (quasi 60%), non Adana. Le coste. Akdeniz (mare bianco) e Karadeniz (mare nero): Kılıçdaroğlu fa il pieno sulla costa mediterranea (ad Antalya oltre il 50%), il Mar Nero vota per il Presidente, come nel caso Trabzon (65%). Istanbul premia l’opposizione ma Erdoğan non crolla: 48,55% (4.928.400) contro 46,69% (4.738.909); stessa dinamica per Ankara, dove Kılıçdaroğlu vince con il 47%. Le province dove è presente il popolo curdo – Mardin, Batman, Van e Diyarbakır (Kılıçdaroğlu oltre 70%) su tutte – poste al confine, incrocio idrico tra Tigri ed Eufrate, votano convintamente per l’opposizione.

Per quanto riguarda il voto per l’assemblea, bisogna notare che: la coalizione Cumhur dell’attuale presidente rimane prima e l’AKP la conduce con il 35% e dovrebbe passare dagli attuali 288 seggi a 266, mentre l’MHP (10%) dai 48 attuali a 50, sempre secondo le proiezioni; cresce molto il partito kemalista CHP (25%), che dovrebbe passare da 134 a 169 eletti, e l’İYİ Parti (9%) che dovrebbe aumentare i seggi da 36 a 44; il Yeşil Sol Parti (partito dei verdi e progressisti) ottiene circa il 10% e vince i seggi (62), nelle zone curde, superando lo stesso CHP e la coalizione di Kılıçdaroğlu.

La complessità della Turchia, un paese che in un secolo di Repubblica si è industrializzato, diventando crocevia degli idrocarburi, dotandosi di infrastrutture, sempre più autonomo sul versante dell’energia anche grazie alla nuova centrale nucleare di Akkuyu, richiede un ulteriore travaglio elettorale.

Fonte dei dati: Anadolu Ajansı (https://secim.aa.com.tr/)

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