La Massoneria e il suo ruolo nella nascita della Turchia moderna

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Nelle fasi critiche del trapasso dell’Impero Ottomano ma soprattutto nella costruzione di una nuova classe dirigente, unita dai valori laici, la Massoneria è stata protagonista.

La Turchia è un paese vasto, plurale, complesso. Presenta più anime, spesso conflittuali: il contadino anatolico, Toprak Adam ovvero l’uomo della terra, di Neşet Günal (Istanbul Museum of Modern Art), l’anima verace della nazione, si riconosce nella stessa bandiera rosso squillante che troneggia su piazza Taksim, centro baricentrico della megalopoli sul Bosforo. Sente il peso di un’eredità ottomana che non passa e la ferita del crollo dell’Impero, anche un secolo dopo, non si è rimarginata. La sua posizione le permette di essere un base di appoggio strategica o un passaggio obbligato – grazie ai costanti investimenti nelle infrastrutture – per un mondo che sempre più volge a Oriente; l’Occidente rimane un modello, seppur da prendere con moderazione, amalgamandolo con il passato che non passa (la via turca per la modernità). In questo equilibrismo sapiente, nell’essere nella NATO e comunque autonomo, si sostanzia la capacità politica del presidente che la Turchia si è scelta: Erdoğan.

Indubbiamente, uno dei ponti verso l’Occidente è stato ed è la Massoneria, rivelatasi essenziale in molti passaggi della storia moderna della Turchia. Per approfondire l’argomento il contributo della Dott.ssa Emanuela Locci, cultore della materia, Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture Moderne, dell’Università degli Studi di Torino, esperta di Massoneria turca, autrice di molti articoli sull’argomento (su Atatürk, Carasso etc…) e libri, tra cui “Il cammino di Hiram. La massoneria nell’Impero Ottomano” (Bastogi Editrice Italiana, 2013) e “Massoneria nel Mediterraneo. Egitto, Tunisia e Malta” (Bastogi Libri, 2014), presente su YouTube con un canale tematico, è oltremodo prezioso.

Partiamo ab ovo. Quali obiettivi si prepone l’Istituzione e chi vi entra?

“Lo scopo dell’Istituzione massonica è il miglioramento intellettuale e morale dell’individuo. La conseguenza diretta è il miglioramento della società in senso scientifico e il costante progresso. La priorità è da ormai 300 anni, l’uomo. Il raggiungimento dell’obiettivo è arduo, anche a causa delle debolezze umane. I massoni non sono uomini perfetti, ma se veramente credessero nelle regole dell’Istituzione, dovrebbero sforzarsi di migliorare sé stessi. Regola vuole che all’interno delle logge non si faccia né politica né religione, ma non è una regola da prendere alla lettera: non si fa politica becera, clientelismo, favoritismi, ecc. ma si espongono i propri pensieri; quindi, in alcuni casi si fa politica, nel senso più alto del termine. Non si parla di religione, nel momento in cui ciò significa divisione e discriminazione, si parla di ciò in cui gli uomini credono, anche questa è religione, sempre nel senso più elevato. Ricordo che all’interno delle logge le differenze tra gli aderenti, razza, religione, ceto sociale, vengono azzerate, e questo è uno dei punti di forza di questa istituzione: l’accettazione delle differenze che diventano forza e non debolezza del gruppo”.

Quando e come la Massoneria si sviluppa nel Medioriente e, in generale, nel mondo arabo?

“Nata nella sua forma attuale, massoneria speculativa, a partire dal 1717 (anche se studi recenti hanno in parte modificato la storia tradizionale e oggi si parla più di mito fondativo che non di storia) la massoneria ha varcato i confini isolani dell’Inghilterra per approdare nel continente europeo. Dai dati che possediamo ora è arrivata nell’Impero Ottomano dopo circa venti anni dalla sua fondazione. Si sviluppa essenzialmente all’interno delle comunità straniere. Il mondo arabo come lo identifichiamo oggi è stato interessato dalla sua diffusione, ma poi con il susseguirsi degli avvenimenti storici, in particolare la minore presenza di stranieri, la sua presenza è andata scemando: basti pensare all’Egitto, alla Libia o alla Tunisia, giusto per citare due nazioni a noi vicine. Ad oggi solo Libano, Giordania e Turchia hanno presenze massoniche. In Arabia saudita non è presente e neppure negli Emirati Arabi Uniti”.

Quanto eredita le esperienze esoteriche/mistiche precedenti?

“Non si presentano eredità, quanto concordanze. In particolare, con le confraternite sufi, che hanno rappresentato un pilastro della socialità nel periodo ottomano. C’è una concordanza di pensiero e di rituali e, soprattutto, nel concetto di iniziazione. Non si sono scoperte origini comuni, ma tanto è che ci sono delle similitudini in numerosi momenti: dai giuramenti, ai passaggi di grado. Grazie a queste concordanze la Massoneria, fin da quando ha fatto il suo ingresso nell’Impero Ottomano, all’incirca nel 1738, è stata considerata dagli autoctoni alla stregua di una confraternita cristiana”.

Quale è stato il contributo della Massoneria nei processi di state-building, per esempio in Libano, Siria e Turchia?

“Posso rispondere per l’esperienza che riguarda la Turchia. La Massoneria, soprattutto quella legata al Grande Oriente d’Italia – non vi erano in quel periodo Obbedienze nazionali ottomane – ha svolto un ruolo fondamentale in alcuni frangenti prerepubblicani, come ad esempio nell’organizzazione della rivoluzione del 1908. Una rivoluzione organizzata quasi interamente all’interno della loggia Macedonia risorta con sede a Salonicco. In questo caso la massoneria si è legata indissolubilmente ai rivoluzionari Giovani Turchi”.

Quale è stato il contributo nella nascita del nuovo stato? Ci sono state delle saldature con i movimenti contrari al vecchio Impero?

“Ad oggi non vi sono prove documentarie che effettivamente la Massoneria nazionale, ormai nel 1909 era stato costituto un Grande Oriente Ottomano che deteneva la titolarità delle logge sull’intero territorio, abbia svolto un ruolo nella costruzione dello stato. C’è di più: nel 1918 i vertici dello Stato, e quelli massonici erano rappresentati dalle stesse persone, in particolare spicca la figura di Mehmet Talat Pasa, che era sia parte del triumvirato che guidava l’Impero sia gran maestro del Grande Oriente Ottomano. Dopo la sconfitta derivante dalla Prima guerra mondiale, nacque il movimento nazionalista, al suo interno vi erano molti massoni, ma non credo che il loro operato all’interno del movimento fosse dettato dall’appartenenza massonica, quanto dall’essere militari in carriera”.

Ha citato le molte comunità straniere che compongono la società turca. A Istanbul c’è Casa Garibaldi, a Galata: è stata un luogo di irradiamento delle idee massoniche?

“Quella che conosciamo come Casa Garibaldi è così denominata perché nel 1828, Garibaldi nel suo periodo marinaresco rimase in città per circa due anni e mezzo, si era ammalato e non poteva rimbarcarsi. Nel maggio del 1863 nasceva ad Istanbul la Società operaia di mutuo soccorso di Istanbul, che gli è stata dedicata. Non risulta che la casa in se sia stata luogo di sviluppo delle idee massoniche, a tale scopo vi erano i templi massonici. Anche se dall’esame dei registri della società di mutuo soccorso e dagli elenchi massonici si è notato che i nomi spesso si sono ripetuti. Invece la massoneria è arrivata alla metà del Settecento, anche se ebbe il suo massimo sviluppo a partire dalla metà dell’Ottocento. Fu importata dai membri delle comunità straniere che soggiornavano in città, soprattutto francesi e inglesi. I massoni italiani arrivarono solo dopo a partire dal 1861. Questa è una data miliare nel senso che è sia la data dell’Unità d’Italia, sia della costituzione del Grande Oriente d’Italia nella sua forma attuale”.

Come è vista nella società e come si concilia con l’elemento religioso che, tutt’oggi, è radicato?

“Nonostante il fatto che la repubblica di Turchia sia uno stato laico, la componente religiosa è molto presente nella quotidianità delle persone. Non esistono studi specifici sul rapporto tra appartenenza massonica e credo religioso, ma la percezione è che sia vista in parte in modo negativo. Ecco perché nella stragrande maggioranza i massoni turchi appartengono a quella che potremo definire “borghesia”, istruiti, (molti di oro hanno intrapreso studi al di fuori della Turchia) con molti rapporti con l’Europa, sia lavorativi, sia familiari. In molti casi parlano una seconda lingua, a volte anche l’italiano; infatti, ad esempio, l’anno scorso è stata fondata una loggia che ospita ex alunni del liceo italiano di Istanbul: i lavori in loggia si fanno in italiano e la loggia è intitolata a Garibaldi. Questo a voler sottolineare i legami con l’Italia. Per rispondere alla domanda: difficilmente troveremo in una loggia turca persone fortemente legate alla religione, si definiscono sempre laici, nell’accezione kemalista del termine, ma questa è una mia opinione personale”.


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