“Tutto ciò che vediamo in questo mondo è opera delle donne”

Condividi articolo:

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email

SEGUICI SU TELEGRAM:

In un Occidente che ormai si è appiattito su sé stesso e i valori e la morale sono qualcosa di sconosciuto o, peggio ancora, qualcosa da tenere ben nascosto per vergogna o per timore del giudizio altrui, è molto semplice puntare il dito verso il “diverso” e abbandonarsi in commenti che, purtroppo, non lasciano il tempo che trovano. Perché l’Occidente, in virtù di una superiorità che si è ingiustamente auto-attribuita e per certi versi guadagnata a spese di questo “diverso”, è superficiale e per conservare gelosamente il primo posto sul podio – in cosa consista la vittoria è un mistero – e non ritrovarsi al secondo, è sempre di fretta, non ha tempo di analizzare e soprattutto ascoltare ed in secondo tempo accettare il “diverso”.

Questo è valido soprattutto per quanto concerne la “questione femminile” in Oriente o, per essere più precisi, nella civiltà islamica. I luoghi comuni dominanti in Occidente sono i seguenti: le donne, secondo l’Islam, non hanno diritti, sono proprietà dei familiari maschi per poi passare sotto l’autorità del futuro marito, il matrimonio è il loro destino inevitabile, l’accudire i figli, la casa e il marito la loro attività principale ed è loro concesso andare in giro solo se coperte dalla testa ai piedi. Questa realtà, alla quale assistiamo dal 15 agosto, da quando gli americani hanno iniziato il loro ritiro dall’Afghanistan, non è la realtà del Corano e i Talebani, per quanto devoti agli insegnamenti del Corano si proclamino, sono anni luce lontani dal messaggio custodito nel libro sacro. Ciò perché la cultura ha il sopravvento sulla religione. L’Islam è, in primis, una religione, non una cultura.

Rapida ricerca nel Corano e “intellettuali da salotto” occidentali

Innanzitutto, a differenza di quello che si legge nella Bibbia e nella Torah, nel Corano Dio crea la donna dalla “natura” dell’uomo e non dalla sua costola. Per natura si intende sia la parte infima di questa, ovvero la cenere, sia la parte più nobile, la quintessenza, la natura divina – immagine e somiglianza di Dio. Entrambi, uomo e donna, sono stati creati dallo stesso Dio, nello stesso tempo e dalla stessa natura. Entrambi, nel disegnare il loro destino, sono intrappolati tra questi due estremi: oscillano tra perdizione ed elevazione spirituale. L’uomo – indifferentemente dal sesso – è stato l’unica creatura ad aver accettato la responsabilità che Dio gli ha attribuito: essere suo fedele. L’uomo è l’unica creatura a conservare in sé la natura divina tipica di Dio, la sola che gli permette di elevarsi.

Mi preme aggiungere che il Corano fu dettato al Profeta in un ambiente molto conservatore come quello della penisola arabica; Maometto era sposato con una business woman di 25 anni più grande di lui, Hatice, e la figlia, Fatima, fu una donna che ebbe accesso ad un’ottima educazione.

Quindi, uomini e donne, portano sulle proprie spalle lo stesso carico di responsabilità, sono responsabili allo stesso modo davanti a Dio. Condividono lo stesso dovere. Così come hanno diritto alla equa ricompensa, ognuno, però, in base alle proprie esigenze. Equa ma non simile. Perché uomini e donne siano uguali in quanto appartenenti alla natura umana, ma non simili. Ciò che necessita uno, non serve all’altra e viceversa. Non possono ricevere alla stessa maniera perché ci sarebbe un’allocazione inefficiente.

E qui cade l’asino: i media occidentali, al pari di molti “pensatori ed intellettuali da salotto” nonché politiche – al femminile – che confondono i salotti televisivi con l’aula parlamentare, completamente disconnessi dalla realtà, ci bombardano con messaggi come “uomini e donne devono avere gli stessi diritti”, “siamo uguali”, “l’uomo rappresenta il maggior ostacolo alla realizzazione della donna” oppure “la donna deve trasformarsi in uomo per fare carriera”. Uomini e donne sono biologicamente diversi, ma ci compensano a vicenda, abbiamo bisogno l’uno dell’altra. Ed ognuno ha le proprie esigenze, i propri bisogni e le proprie aspirazioni. Possiamo sostenerci a vicenda è vero, perché l’uomo è un essere razionale, la donna è più impetuosa, tende a seguire i sentimenti, ma quello che necessito io in quanto donna, non lo può capire un uomo, pur applicando tutta la sua razionalità.

Considerazioni sulla Turchia, ponte spirituale tra Occidente e Oriente

In virtù di questa confusione generale in cui stiamo vivendo – meglio ancora sopravvivendo – focalizziamoci sulla Turchia, questo meraviglioso paese sospeso tra Occidente e Oriente, sempre presente nei telegiornali stranieri, di certo non per notizie positive. Il paese, a inizio anno, ha abbandonato la Convenzione di Istanbul attirando molte critiche sia a livello internazionale che sul fronte interno e ammetto di aver scritto un articolo un po’ polemico all’epoca sull’argomento. Poi, studiando, analizzando meglio la situazione e vivendola giorno dopo giorno, ho capito che c’è solo da essere gelose delle donne turche.

Ho trascorso ben dieci mesi in questo stupendo paese e alcune considerazioni sono d’obbligo. Mi sento in dovere di scriverle per smentire alcuni stereotipi del tutto infondati. In primis, i turchi, hanno grande rispetto per le donne, à qualsiasi categoria esse appartengano – madri, figlie, mogli e via dicendo – e fanno di tutto per aiutarle e spronarle a raggiungere i loro obiettivi. Le donne turche – parlano molto è vero, ma è una caratteristica costante a tutte le donne, su tutto il globo, non possiamo fare loro una colpa – sono ben educate, sono presenti in quasi tutti i settori della società turca al pari degli uomini e nessuno dice loro cosa fare e cosa no. Qui, nel cammin di lor vita, non si trovano mai a dover decidere tra carriera e figli, così come non subiscono la molesta domanda dei datori di lavoro, figli della superiore civiltà occidentale, “vuoi figli?”. Certo che vogliono figli, la Turchia è una nazione giovane, si gioca tutto sulla gioventù e come ogni potenza in continuo divenire punta e investe sulla gioventù. Non è forse questo il ruolo naturale della donna? Abbiamo parlato prima di doveri e ricompense e di come non possono essere uguali per entrambi i generi, perché quest’ultima è stata investita di un ruolo importantissimo in forza del quale ha più diritti di chiuque altro: è la donna la custode dell’umanità. Certo, non è questo il suo ruolo primario, è un cammino che può intraprendere di sua spontanea volontà così come può decidere di percorrere un’altra strada, l’istinto materno non è qualcosa di naturale, non tutte ne siamo dotate, non tutte siamo in grado di assumerci una responsabilità così grande, un compito così nobile e morale. Non vengono per questo giudicate. Ognuna trova il suo ruolo nella società, si mette a disposizione di quest’ultima senza esitazione, compiendo qualsiasi mansione con dignità e successo. La creatività è donna.

Trovano il successo anche attraverso gli uomini che decidono di avere al loro fianco e questi ultimi sono più che felici nell’aiutarle e vederle brillare. Brillare come la Luna. Non è tutta luce propria, proviene dal Sole – dall’uomo – in gran parte, ma viene modellata dalla donna e incanalata nella giusta direzione attraverso il suo creativo lavoro.

Due esempi femminili di gran successo: Flavo Kozmetik e Fatima by Famuse

E a proposito di lavoro creativo, veniamo alla Professoressa Elif Loğoğlu, docente di biochimica presso l’Università Gazi di Ankara, la quale ha messo su un business di cosmetica tutto suo, la Flavo Kozmetik, grazie agli aiuti economici messi a disposizione dallo stato tramite gli incentivi al sostegno dell’imprenditoria femminile, tutto quanto basato su prodotti locali e su un controllo e una qualità elevati.

Nel suo negozio, un palazzo che ospita anche il laboratorio e la sezione del packaging, ha esposti alcuni dei suoi prodotti: dalle creme – che lei non vuole vengano definite così perché il nome in sé denota un prodotto di scarsa qualità – agli oli essenziali, alle vitamine, ai prodotti per capelli – qui si è lasciata trapelare un segreto: sono soprattutto gli uomini ad appellarsi a lei per problemi di caduta di capelli – e al disinfettante e all’acqua di colonia, che vanno a ruba adesso grazie alla pandemia. Ha avuto anche uno scambio di consigli con il famoso Dr. Öz, suo connazionale, che le ha suggerito alcuni ingredienti. Nel suo laboratorio, dà il benvenuto anche ai suoi studenti che vogliono intraprendere un apprendistato e specializzarsi ulteriormente nella materia.

Flavo Kozmetik nasce dalla volontà di mettere al primo posto la salute delle persone e la qualità. Il marketing c’entra poco. La Prof.ssa Elif scherza “Un giorno diventerò famosa come L’Oréal Paris o anche di più” mostrandomi alcune delle sue creme WUTI”, donna nella lingua delle tribù indiane, da qui anche il logo che riproduce un’autentica e tipica corona di piume in uso presso gli indiani. Le auguriamo un caloroso e grande Inşhallah!

Un altro esempio degno di nota è la catena di ristoranti e caffè Fatima by Famuse 1932. Un luogo molto elegante, raffinato, arredato con buon gusto – il tocco femminile si percepisce a chilometri – e l’odore di cioccolato e dei loro profumi naturali donano all’atmosfera un tocco di magia. Quello che si percepisce immediatamente è la perfetta armonia tra passato e presente: un passato presente nel design interno, nei prodotti – il tradizionale lokum reinterpretato – nella conservazione della tradizione, e un presente prospero, percepibile soprattutto nei dettagli, di sicuro un presente che sta disegnando un grande futuro per il paese.

Perché si chiama così? Chi era questa Fatima? Fatima abitava in Mesopotamia, nella parte di regione che oggi corrisponde al territorio turco. La sua casa era vicina al fiume Dicle e possedeva un gran giardino dove la ragazza trascorreva gran parte del suo tempo accudendo le piante. Un uomo, imbattutosi in lei, se ne innamora perdutamente e, per superare il divieto del padre della ragazza, per sette lunghi anni, si dedica a questo suo giardino solo per poter ammirare la bellezza della ragazza. Ma Fatima non era solo bella. Aveva anche un gran cuore che le permetteva di aiutare il prossimo ed era una cuoca fantastica. In Mesopotamia, le donne erano depositarie e dispensatrici di un gran potere, non solo nell’ambito domestico. E ancora oggi lo sono.

Alla fine, il padre cede e dà il permesso all’uomo di sposare sua figlia. I due mettono su famiglia, hanno una casa il cui giardino replica quello della casa paterna della ragazza e, insieme, hanno sette figli. Durante la sua breve vita, muore a 32 anni, Fatima riempie di gioia e amore non solo i palati delle persone, ma anche il loro cuori e le loro menti. Perché, in fin dei conti, che cos’è l’amore se non condivisione?

I proprietari del Fatima by Famuse, una giovane coppia turca, che hanno anche tre negozi a Istanbul e meditano di aprirne uno anche in Italia, hanno deciso di attribuire questo nome al brand perché la donna è parente di questa famosa Fatima, apparentemente l’ultima discendente. La donna, tra le altre cose, è anche chairman della Businessman Association di Ankara, associazione che conta sui 10.000 membri.

Conclusioni

Gli esseri umani sono stati creati liberi e possono decidere e agire in modo tale da stare nella loro dimensione che preferiscono, il livello più alto o quello più basso. In generale, possiamo concludere che tutti gli uomini non sono uguali ma sono fratelli (brotherhood e sisterhood). Uguaglianza e fratellanza sono connotazioni diverse. L’uguaglianza è solo un termine civile o legale, ma la fratellanza riconosce la co-natura di tutti gli uomini. Gli uomini e le donne sono completamente uguali nell’Islam. Essi portano la missione di Dio in questo mondo. Gli uomini hanno più capacità, ma maggiori responsabilità. Le donne hanno più resistenza, sensibilità e pazienza degli uomini, ma anche maggiori responsabilità quando queste caratteristiche sono richieste.

Concludo citando questo articolo pubblicato sul Daily Sabah, “Turkey above world average in Women in Business 2021 report” [2], che mostra, dati alla mano, come la Turchia, nel 2021, si è classificata al dodicesimo posto tra circa 29 paesi che hanno partecipato alla ricerca che esamina la percentuale di donne dirigenti negli affari da parte di una società indipendente di revisione, tasse, contabilità e consulenza – Grant Thornton – è 4 punti percentuali sopra la media mondiale con circa il 35%.

La ricerca intitolata “Women in Business 2021” ha visto la partecipazione di circa 5.000 aziende in tutto il mondo. Il rapporto complessivo delle donne manager ha raggiunto il 31% in tutto il mondo con 2 punti percentuali di aumento anno su anno, mentre questo tasso è del 35% in Turchia, in calo di 1 punto percentuale rispetto allo scorso anno. Nonostante la diminuzione, il paese si colloca ancora al di sopra della media mondiale, nonché al di sopra dei paesi tra cui il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti.

Secondo le informazioni fornite dalle aziende partecipanti, le donne manager in Turchia sono più comunemente e attivamente coinvolte nelle risorse umane e nella finanza.


[1] Il titolo è una citazione di Mustafa Kemal Ataturk;

[2] “Turkey above world average in Women in Business 2021 report”, Daily Sabah del 07/03/2021.

English version

“Everything we see in this world is the work of women.”

In a West that has by now flattened out on itself and values and morals are something unknown or, worse still, something to be kept well-hidden out of shame or fear of the judgement of others, it is very easy to point the finger at the ‘different’ and indulge in comments that, unfortunately, leave no time to be found. Because the West, by virtue of a superiority that it has unjustly self-attributed and in some ways earned at the expense of this “different“, is superficial and in order to jealously preserve the first place on the podium – what the victory consists of is a mystery – and not find itself in second place, it is always in a hurry, it has no time to analyse and above all listen to and accept the “different“.

This is especially true regarding the ‘women’s question’ in the East or, to be more precise, in Islamic civilisation. The dominant clichés in the West are the following: women, according to Islam, have no rights, they are the property of male relatives and then pass under the authority of the future husband, marriage is their inevitable destiny, looking after children, the home, and the husband their main activity and they are allowed to go around only if covered from head to toe. This reality, which we have been witnessing since 15 August, when the Americans began their withdrawal from Afghanistan, is not the reality of the Quran, and the Taliban, however devoted to the teachings of the Koran they claim to be, are light years away from the message enshrined in the Holy Book. This is because culture has the upper hand over religion. Islam is, first and foremost, a religion, not a culture.

Quick Qur’anic research and western ‘salon intellectuals’

First, unlike what we read in the Bible and the Torah, in the Qur’an God creates woman from the “nature” of man and not from his rib. By nature, is meant both the lowest part of it, i.e., the ashes, and the noblest part, the quintessence, the divine nature – the spirit of God. Both, man, and woman, were created by the same God, at the same time and from the same nature. Both, in designing their destiny, are caught between these two extremes: they oscillate between perdition and spiritual elevation. Man – regardless of gender – is the only creature to have accepted the responsibility that God has given him: to be faithful to him. Man is the only creature to preserve within himself the divine nature typical of God, the only one that allows him to elevate himself.

I would like to add that the Qur’an was dictated to the Prophet in the very conservative environment of the Arabian Peninsula; Muhammad was married to a businesswoman 25 years his senior, Hatice, and her daughter, Fatima, was a woman who had access to an excellent education.

Therefore, men and women carry the same burden of responsibility on their shoulders, they are equally responsible before God. They share the same duty. Just as they are entitled to equal reward, each, however, according to their own needs. Equal but not similar.

Because men and women are equal in that they belong to human nature, but not alike. What one needs, the other does not need and vice versa. They cannot receive in the same way because there would be an inefficient allocation.

And this is where the shoe pinches: The Western media, like many ‘thinkers and salon intellectuals’ and female politicians who confuse TV programs with the parliamentary chamber, are completely disconnected from reality and bombard us with messages such as ‘men and women must have the same rights’, ‘we are equal’, ‘men are the greatest obstacle to women’s fulfilment’ or ‘women must become men to have a career’. Men and women are biologically different, but we compensate each other, we need each other. And we each have our own needs, our own requirements, and our own aspirations. We can support each other it is true, because man is a rational being, woman is more impetuous, she tends to follow her feelings, but what I need as a woman, a man cannot understand, even if he applies all his rationality.

Considerations on Turkey: spiritual bridge between West and East

Given this general confusion in which we are living – better still surviving – let us focus on Turkey, this wonderful country suspended between West and East, always in the foreign news, certainly not for positive news. At the beginning of the year, the country abandoned the Istanbul Convention, attracting a lot of criticism both internationally and domestically, and I admit I wrote a somewhat polemical article on the subject at the time. Then, as I studied, analysed the situation more closely and lived it day by day I realized there is only so much to be jealous of Turkish women.

I have spent ten months in this wonderful country and a few considerations are in order. I feel obliged to write them down to disprove some completely unfounded stereotypes. First, the Turks have great respect for women, whatever category they belong to – mothers, daughters, wives and so on – and they do everything to help and encourage them to achieve their goals. Turkish women – they talk a lot it is true, but it is a constant feature of all women, all over the world, we cannot blame them – are well educated, they are present in almost all sectors of Turkish society on a par with men and no one tells them what to do and what not to do. Here, during their lives, they never have to decide between a career and children, just as they are not subjected to the harassing question from employers, children of superior western civilisation, “do you want children?”. Of course, they want children, Turkey is a young nation, it is all about youth and, like any power in constant evolution, it aims at and invests in youth. Is this not the natural role of women? We spoke earlier about duties and rewards and how they cannot be the same for both genders, because woman has been given a very important role based on which she has more rights than anyone else: woman is the guardian of humanity.

The maternal instinct is not something natural, not all of us are endowed with it, not all of us are able to take on such a great responsibility, such a noble and moral task. They are not judged for this. Everyone finds her role in society, makes herself available to society without hesitation, accomplishing any task with dignity and success. Creativity is woman.

They also find success through the men they decide to have at their side and these men are more than happy to help them and see them shine. Shine like the Moon. It is not all its own light, it comes from the Sun – from man – to a great extent, but it is shaped by the woman and channelled in the right direction through her creative work.

Two very successful examples of businesswomen: Flavo Kozmetik and Fatima by Famuse

And speaking of creative work, we come to Professor Elif Loğoğlu, an academic of Biochemistry at Ankara’s Gazi University, who has set up her own cosmetics business, Flavo Kozmetik, thanks to financial support from the state through incentives to support female entrepreneurship, all based on local products and high control and quality. In her shop, a building that also houses the laboratory and packaging section, she has some of her products on display: from creams – which she does not want to be called that because the name itself denotes a poor quality product – to essential oils, vitamins, hair products – here she let slip a secret: it is mainly men who turn to her for hair loss problems – and disinfectant and eau de cologne, which are now all the rage thanks to the pandemic. She also exchanged tips with her famous compatriot Dr. Öz, who suggested some ingredients. In her workshop, she also welcomes her students who want to undertake an apprenticeship and further specialise in the subject. Flavo Kozmetik was born out of a desire to put people’s health and quality first. Marketing has little to do with it. Professor Elif jokes “One day I will become as famous as L’Oréal Paris or even more” showing me some of her creams “WUTI”, woman in the language of the Indian tribes, hence also the logo which reproduces an authentic and typical feather crown used by the Indians. We wish you a warm and great Inşhallah!

Another notable example is the Fatima by Famuse 1932 chain of restaurants and cafés. A very elegant, refined place tastefully decorated – the feminine touch can be felt for miles – and the smell of chocolate and their natural perfumes give the atmosphere a touch of magic. What one immediately perceives is the perfect harmony between past and present: a past present in the interior design, in the products – the traditional lokum reinterpreted – in the preservation of tradition, and a prosperous present, perceptible above all in the details, certainly a present that is designing the country’s future. Why is it called that? Who was this Fatima? Fatima lived in Ancient Mesopotamia, in the part of the region that today corresponds to Turkey. Her house was near the river Dicle, and she had a large garden where she spent most of her time tending the plants.

A man, who came across her, fell madly in love with her and, to overcome the prohibition of the girl’s father, for seven long years, devoted himself to his garden just to be able to admire the girl’s beauty. But Fatima was not only beautiful. She also had a big heart that enabled her to help others and she was a fantastic cook. In Mesopotamia, women were repositories and dispensers of great power, not only in the domestic sphere. And they still are today.

In the end, the father gives in and allows the man to marry his daughter. The two start a family, have a house whose garden replicates that of the girl’s father’s house and, together, have seven children. During her short life – she died at the age of 32 – Fatima filled not only people’s palates with joy and love, but also their hearts and minds. Because, after all, what is love if not sharing? The owners of Fatima by Famuse, a young Turkish couple, who also have three shops in Istanbul and plan to open one in Italy, decided to give the brand this name because the woman is related to this famous Fatima, apparently the last descendant. Among other things, she is chairman of the Ankara Businessman Association, an association of some 10,000 members.

Concluding remarks

Human beings have been created free and can decide and act in such a way that they are in their preferred dimension, the highest or the lowest level. In general, we can conclude that all humans are not equal but are brothers (brotherhood and sisterhood). Equality and brotherhood are different connotations. Equality is only a civil or legal term, but brotherhood recognises the co-nature of all men. Men and women are completely equal in Islam. They carry God’s mission in this world. Men have more capacity, but more responsibility. Women have more stamina, sensitivity and patience than men, but also more responsibility when these characteristics are required.

I conclude by quoting this article published in the Daily Sabah, “Turkey above world average in Women in Business 2021 report”, which shows how Turkey, in 2021, ranked 12th position among about 29 countries that participated in the research examining the percentage of women executives in business by an independent audit, tax, accounting and consulting firm – Grant Thornton – is 4 percentage points above the world average with about 35%.

The research entitled ‘Women in Business 2021’ involved the participation of around 5,000 companies worldwide. The overall ratio of women managers reached 31% worldwide with 2 percentage points increase year on year, while this rate is 35% in Turkey, down 1 percentage point from last year. Despite the decrease, the country still ranks above the world average, as well as above countries including the UK, France and the US.

According to the information provided by the participating companies, women managers in Turkey are more commonly and actively involved in human resources and finance.


Resta sempre aggiornato con Il Tazebao

Unisciti al gruppo Telegram per ricevere i nostri approfondimenti appena usciti. Instagram sarà il nostro supplemento fotografico. I video animano il nostro canale YouTube. Infine, inviando una mail all’indirizzo della redazione (redazione@iltazebao.com) puoi ricevere la newsletter settimanale.

Cerca un nuovo articolo

Resta sempre aggiornato

Scopri Il Tazebao

Ho letto la Privacy Policy

Il Tazebao

Scopri altri articoli

Una storia di libertà

Quiriti, non è così facile rinunciare di netto e senza opporsi a una lunga e comune storia di libertà. Certo,