La Special Relationship resiste (anche a Trump)

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Lanzalone e Somigli: “Quando c’è un nemico esterno da combattere, Londra e Washington si riavvicinano e si compattano”

 

“Le ex colonie d’accordo con la ‘vecchia’ Inghilterra? Un presidente ‘populista’ d’accordo con il Re? Nulla di cui stupirsi. La geopolitica supera l’ideologia e gli interessi consolidati sfuggono alle semplificazioni. La ‘Special Relationship’ tra Stati Uniti e Regno Uniti resta la ‘conditio sine qua non’ per il mantenimento dell’egemonia mondiale e anche Trump non può farne a meno”.

Lo affermano, in una nota, gli autori del libro The Donroe Doctrine. Dalla National Security Strategy alla geopolitica in azione di Donald Trump (Angolazioni, 2026) Luca Alfredo Lanzalone (avvocato con studio a Milano e Miami) e Lorenzo Somigli (giornalista).

“Per quanto sussistano delle differenze e per quanto gli Stati Uniti – per conformazione, popolazione e ampia disponibilità di risorse naturali – siano una vera isola, una potenza ibrida tra terra e mare, America e Inghilterra – fanno notare nel volume – condividono la stessa lingua e lo stesso ceppo, sono retti entrambi da una ‘ruling class’ protestante”.

“La relazione speciale tra le due sponde dell’Atlantico è stata cementificata fin dagli albori del Novecento, negli indirizzi strategici, attraverso gli organismi anglofoni quali la Chatham House e il Council on Foreign Relations ed è stata testa in svariati conflitti, più lontani o più recenti, come l’Iraq e l’Afghanistan”, aggiungono.

E sul Regno Unito rilevano: “Londra, perso l’impero, mantiene un apparato finanziario di prim’ordine, forte come il suo servizio informazioni e il suo ‘soft power’ irradiato nel ‘Commonwealth’ e non solo”.

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