Gozzoviglio ergo…socializzo

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Le relazioni alimentari rivestono un’importanza centrale nelle società umane ma con l’emergenza pandemica hanno subito una drastica interruzione.

“A Natale che comunque sia è la festa più bella che ci sia”, esclamò inaugurando il banchetto Leone, uomo ricco ma solo che, pur di non trascorrere il cenone in solitudine, decide di ingaggiare una compagnia di attori perché questa interpretasse la sua famiglia. Ma, ai tempi del Covid, anche l’espediente di Paolo Genovese in “Una famiglia perfetta” (2012) potrebbe esser inesorabilmente additato di epidemia colposa, lasciando dunque all’eremo i tanti che non si sono potuti ricongiungere con i propri cari nel rito della tavolata. Ed ecco che dinanzi gli aneddoti malinconici che hanno accompagnato queste feste come il “Pronto Carabinieri, non mi manca niente, solo una persona con cui brindare” torna alla mente l’oltraggioso “Natale viene meglio in pochi” del premier Conte. Forse, rispolverare la funzione sociale delle pratiche alimentari, a maggior ragione quelle festive, svela l’ossimoro dietro queste superficiali parole.

Un’attività che va oltre la sola nutrizione

“Se è una minaccia la fame, lo è anche mangiare da soli: il pane come cibo che nutre si può perdere anche quando si spegne la sua valorizzazione di cibo da mangiarsi in comune”, scriveva l’antropologo Ernesto De Martino. Basti solo pensare all’etimologia della parola compagno che deriva dal latino medievale companio, composto a sua volta da “cum” e “panis”, propriamente “chi mangia il pane con un altro”. Le parole definiscono il mondo diceva Gaber ed è appunto il lessico a svelare che la prima forma di socializzazione tra uomo e uomo avvenne quando ci si sedette assieme a consumare un pasto. Ecco allora che dietro il quotidiano spilluzzicare ci cela un prisma di significati sociali e culturali ancora tutto da indagare.

Sdegnare le relazioni alimentari ha implicitamente, ma altresì colpevolmente, significato dimenticare che il commensalismo è la peculiarità per eccellenza che distingue l’uomo dall’animale che, pur se si nutre in branco, lo fa per ben altre ragioni essendo il contatto diretto tra gli occhi, l’apertura della bocca, l’esposizione dei denti gesti ostili. Smarcando il gozzovigliare vis a vis da una mera logica di necessità fisiologica, comprendiamo che l’alimentazione – intesa dalla produzione alla distribuzione, dalla preparazione, al consumo – è, in quanto atto di condivisione, atto strutturante l’organizzazione di un dato aggregato umano. Addirittura, come osservava l’etnologo Lévi Strauss, le pratiche alimentari svolsero una primordiale funzione comunicativa e, col tempo, divennero veicolo attraverso cui si svilupparono autentiche forme linguistiche giustificate dalla necessità di ridurre le tensioni per la spartizione dei viveri.

Fa eco a questa interpretazione lo storico Massimo Montanari il quale, legittimando gli aggregati umani secondo una logica di sopravvivenza volta al procacciamento di risorse, afferma che il momento conviviale assunse progressivamente un significato collettivo e simbolico divenendo indice di appartenenza ed estraneità, adesione ed esclusione, tra i membri di una comunità e tra diverse comunità. Dal banchettare ensemble estrapoliamo allora una duplice funzione: sia quella di connettore all’interno di un dato consorzio sociale sia quella di vettore mediante il quale tramandare memorie, tradizioni, e stili di vita. Già Aristotele osservava che differenze alimentari connotano diversi tipi di società e, se ancora oggi è in voga l’espressione siamo quello che mangiamo, è perchè il cibo, e soprattutto quello che c’è dietro, rappresenta  una autentica frontiera gastronomica culturale.

Il pranzo di Natale al tempo del Coronavirus

Un patrimonio che, come lacrime nella pioggia, è esalato in questi mesi e che vede nel Natale senza Natale il più tetro e freddo acme. Invero, anche l’apparentemente innocua sospensione dei banchetti in queste festività, ha significato amputare un’appendice dell’animale sociale qual è l’uomo preso atto che oggigiorno, una tavolata apparecchiata, rappresenta un baluardo contro il disgregarsi del legame sociale. Nonostante con estremo materialismo si tenda a minimizzare, il pegno delle misure di contenimento non è soltanto economico: l’acconto da saldare insiste su un’ulteriore atomizzazione di una società già individualista.

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