Francesco Giubilei: “La Destra superi la subalternità al pensiero di sinistra”

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È uno degli intellettuali della Destra più conosciuti e apprezzati, a livello italiano e internazionale. Il motivo? Un paziente lavoro culturale, che lo ha portato a fondare una casa editrice e una rivista oltre a scrivere già molti libri per la sua giovane età. Tra questi si segnalano “Storia del pensiero conservatore” (2016) e “Conservare la natura. Perché l’ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori” (2020). Francesco Giubilei, Presidente di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella, inserito da Forbes tra i 100 giovani under 30 più influenti d’Italia, ci ha fatto il grande onore di analizzare il presente e il futuro delle Destre in Italia.

Un giovane Marcello Veneziani definì Indro Montanelli “presidente della destra che non c’è”. Lui rispose “Mi hanno etichettato come traditore ma in realtà mi considero orfano. Noi di destra ci troviamo spesso senza babbo e mamma”.

Giubilei, oggi, molti potenziali elettori di destra sono ancora senza genitori? Come mai?

“Cercherei di tenere l’analisi su un piano culturale invece che politico. In tal senso, una persona di destra può definirsi figlia di numerosi genitori essendo la storia culturale della destra italiana ed europea ricca di riferimenti; scrittori, giornalisti, editori, letterati, filosofi, pensatori di spicco che hanno contribuito ad arricchire la cultura del Novecento. Potrei citare numerosi esempi (nel libro “Storia della cultura di destra” ho cercato di tracciare un pantheon con le principali figure) ma, al netto dei nomi, c’è un aspetto più profondo da tenere in considerazione e riguarda la necessità da parte della Destra di acquisire una consapevolezza dello spessore culturale alla base del proprio pantheon valoriale superando un ingiustificato complesso di inferiorità che talvolta esiste nei confronti della sinistra”.

Ecco, secondo Lei, ha ancora senso parlare di Destra o Sinistra? O sono categorie superate? Canticchiando Gaber ma attualizzandolo ad oggi, “Cosa è la destra? Cos’è la sinistra?”

“Lo scenario politico negli ultimi anni è radicalmente cambiato, se dopo la vittoria di Trump nel 2016, la Brexit e l’avvento del sovranismo (che ha raggiunto il suo apice con il risultato alle elezioni europee nel 2019), pensavamo di essere entrati in una nuova fase politica destinata a durare a lungo. Il coronavirus ha di modificato il contesto politico in modo epocale. Negli scorsi anni si parlava di un superamento di due concetti orizzontali come destra e sinistra con una contrapposizione verticale (alto/basso, èlite/popolo), oggi assistiamo piuttosto a un trionfo della tecnocrazia, dai virologi ai tecnici chiamati in soccorso della politica che sembra ormai aver perso la propria autonomia sotto numerosi punti di vista. Possiamo utilizzare il termine che preferiamo (destra, conservatori, identitari, sovranisti) ma rimangono i valori e le idee che prescindono dalla terminologia utilizzata: tutela della famiglia, identità italiana ed europea, natura, radici cristiane, senso di comunità, i cosiddetti principi permanenti di prezzoliniana memoria”.

Pasolini a suo tempo asseriva “l’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla”. Ancora oggi molti intellettuali, presunti o tali, affermano perentoriamente che “la cultura è solo di sinistra”. Tuttavia, questa teoria monopolistica è ben smentita dalla realtà. Perché allora questa presunta superiorità intellettuale? Semplice boria o appropriazione della cultura da parte della sinistra? 

“È una tendenza in corso dal 1968 in avanti quando il concetto di egemonia culturale teorizzato da Gramsci nei suoi “Quaderni” si è concretizzato attraverso una sistematica occupazione dei luoghi della cultura da parte della sinistra. Dal mondo dei media alla scuola e all’università fino ai teatri e alle fondazioni, la sinistra è riuscita a costruire una propria struttura di potere che le ha permesso di diffondere una visione della società congeniale ai valori progressisti, in particolare attraverso le nuove generazioni e con l’informazione di massa. Ciò ha fatto sì che si diffondesse uno stereotipo – che non corrisponde al vero – per cui la cultura è monopolio della sinistra. Eppure gli esempi di un’importante cultura conservatrice sono molteplici, basterebbe citare l’autore de “Il Gattopardo” Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la pubblicazione della prima edizione italiana de “Il Signore degli anelli” presso Rusconi, l’attività editoriale di Leo Longanesi, lo straordinario lavoro giornalistico di Indro Montanelli e Mario Cervi, i romanzi di Ennio Flaiano e Carlo Sgorlon, le opere filosofiche di Augusto Del Noce… Non faccio un elenco perché risulterebbe incompleto alla luce dei numerosi pensatori che possiamo ascrivere nel novero della cultura delle destre”.

Piero Ignazi, in un articolo su Domani ha affermato che alla destra “si perdona sempre tutto e subito, alla sinistra niente”. Il politologo alludeva al fatto che l’improvvisa svolta europeista della Lega è stata accolta senza particolare clamore mentre, al contrario, si addita ancora il PD di aver tradito i propri padri e valori. Come interpreta questa giravolta? Cinico marketing elettorale o tappa di un percorso culturale di istituzionalizzazione?

“È un tema che abbiamo cercato di approfondire con il dossier realizzato dal nostro think tank Nazione Futura e intitolato “Il progetto Lega Italia. Come cambia il partito di Salvini dal sovranismo all’Europa”. A causa del coronavirus, forme, modalità, parole d’ordine della politica sono cambiate nel giro di pochi mesi. Consapevole di questo nuovo scenario, Matteo Salvini ha accelerato un percorso che era già avviato da vari anni e che potremmo definire la “fase tre”, iniziata con il passaggio da Lega Nord a Lega nazionale e ora con la volontà di costituire un partito di governo a vocazione maggioritaria: la Lega Italia. Ciò ha portato ad alleggerire i toni nei confronti dell’Unione europea e ad avviare un percorso per un nuovo posizionamento nel parlamento europeo. Al netto di un cambiamento rispetto al passato da parte della Lega, è lecito chiedersi se, invece dei sovranisti, non sia stata l’Unione europea ad aver modificato il proprio posizionamento accogliendo molte delle battaglie che hanno caratterizzato il pensiero sovranista negli ultimi anni. Il tema dell’austerity è in tal senso emblematico, anche i più strenui sostenitori dell’austerità sono ora favorevoli a politiche economiche di segno opposto (lo ha sottolineato anche Giovanni Orsina). Emblematica l’intervista rilasciata da Carlo Cottarelli sul quotidiano “la Verità” in cui ha affermato “Non è più tempo di tagli, ma di deficit” definendo “il Mes non essenziale”.

Lega e Forza Italia entrando a far parte dell’esecutivo Draghi dovranno mettere le mani sui 70 miliardi della voce “rivoluzione verde”. Ormai è impellente: la destra deve elaborare un proprio paradigma da anteporre all’ambientalismo globalista stile Greta Thunberg. Lei, nel suo libro “Conservare la Natura: perché l’ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori”, sostiene e propone l’idea di un ecologismo sul solco tracciato da Scruton e Alain de Benoist. Di cosa si tratta?

“Quando parliamo di ambiente dobbiamo partire dal presupposto che la salvaguardia della natura è un tema che dovrebbe stare a cuore a tutti i cittadini a prescindere dalle loro idee e dal colore politico. Negli ultimi anni però, come accaduto con la cultura, è avvenuta una ideologizzazione della tematica ambientale da parte di una precisa area politica che coincide con la sinistra liberal e globalista rappresentata da Greta Thunberg. Un approccio all’ambiente che non tiene in considerazione il concetto di identità, porta avanti una visione neomalthusiana in cui l’uomo viene considerato un nemico della natura e non, secondo l’approccio cristiano, come scritto nella Bibbia, facente parte di un unico grande insieme che costituisce il concetto di creato.

Occorre portare avanti una visione che coniughi ambiente ed economia attraverso un conservatorismo verde che tenga in considerazione le esigenze dei ceti più deboli e al tempo stesso del mondo delle imprese e degli imprenditori. La visione di un ecologismo di stampo conservare nasce dal locale ancor prima che dal globale, parte dalle comunità e dai piccoli centri e non considera la nazione un nemico della tutela ambientale. C’è un’importante storia e tradizione culturale nel mondo conservatore e identitario legata al tema ambientale, occorre che anche la politica di Centrodestra la faccia propria, altrimenti il rischio è che altre aree politiche se ne impossessino definitivamente”.

Concludiamo con la politica estera. Le ultime vicende interne, hanno messo fine alla stagione dei sovranisti e agli auspici di un ritorno ad un’Europa “Vestfaliana”? Quale seme dovrebbe piantare, a questo punto, la destra italiana in merito al futuro dell’integrazione del continente?

“Ci sono due diverse possibilità che si pongono all’Europa per i prossimi anni: o la creazione degli Stati Uniti d’Europa o la nascita dell’Europa delle nazioni. È sotto gli occhi di tutti che l’Unione europea come è stata concepita fino ad oggi non funziona, il fallimento della campagna vaccinale, con i suoi ritardi, ne è l’emblema. Mentre dai noi mancano i vaccini, l’Unione europea ha approvato l’esportazione di più di 34 milioni di vaccini prodotti nel territorio comunitario verso l’estero. Il principale problema dell’Ue è che nasce come un’unione economica ancor prima che storica e culturale dimenticando perciò le comuni radici cristiane e l’esistenza di un’identità europea. Quando si dice che i conservatori sono contrari all’Europa, si dice una falsità, occorre però domandarsi a quale tipo di Europa ci si riferisca, dal canto mio credo nell’esistenza di un’Europa dei popoli, un’Europa in cui possiamo credere, per citare il titolo di un importante manifesto firmato a Parigi qualche anno fa da una serie di intellettuali tra cui Roger Scruton”.

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