Ebrei e Afroamericani nel Movimento diritti civili (parte 2): Martin Luther King jr. e la comunità ebraica

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Dopo la prima parte, oggi proviamo ad approfondire i rapporti di una figura apicale come Martin Luther King con la comunità ebraica e con le élites “progressiste”

1955, Montgomery, Alabama. Martin Luther King jr. inizia a guidare la sua comunità nel boicottaggio degli autobus pubblici. Il boicottaggio nasce da una condizione estremamente umiliante per la comunità nera e divenuta ormai insostenibile. Il principio del separate but equal era attuato ancora in tanti settori della società americana e tra questi i mezzi di trasposto pubblici. Martin Luther King decise di raccogliere la sfida e di guidare la protesta assumendo da quel momento un ruolo che per certi aspetti ricorda quello dei profeti ebrei, così come ci vengono tramandati dal Vecchio Testamento.

L’educazione teologica di King infatti segue il corso tracciato dal protestantesimo delle chiese afro-americane del Sud; un cristianesimo altamente profetico che ha mutuato aspetti peculiari della cultura e storia del popolo ebraico. Un esempio si trova proprio nell’organizzazione della Chiesa Battista afro-americana: l’esaltazione politica del predicatore, il quale è strettamente legato al suo popolo i Children of Israel.

Il profondo legame con l’ebraismo

Come lui stesso dichiarò nel 1962, nel riconoscere il fondamento del suo Credo: “Non sono attirato dal Marxismo o da qualsiasi altra filosofia secolare, ma dai profeti d’Israele; dalla loro passione per la giustizia e il loro richiamo alla rettitudine. L’etica dell’Ebraismo si integra nella mia fede Cristiana”. (Newman, S., “Martin Luther King, Jr.”, The Jewish Spectator, vol. 33, n.6, 1962, pp. 16-17)

Costante nella vita di Martin Luther King Jr. vediamo così delinearsi lo sforzo che egli ha fatto per comprendere gli ebrei, la loro prospettiva, il loro modo di affrontare il mondo e la vita. Grazie alla sua personale professione di fede e alle sue concezioni teologiche King ritiene che le diverse tradizioni religiose ebraica e cristiana, possono convivere tra loro. Per esempio, accostandosi all’analisi terrena della vita di Gesù, (spesso nella teologia cattolica ci appare del tutto destoricizzata) King ha cercato di contestualizzarla e di trovare un punto di connessione tra le due culture. “Gesù era ebreo. Ed è impossibile capirlo al di fuori della razza nella quale è nato. Così se studiamo Gesù ci troviamo totalmente immersi nell’atmosfera ebraica”.

Sotto il mantello della tradizione ebraico-cristiana, King rappresentò dunque un punto di coesione per le varie confessioni religiose che parteciparono al Movimento e sfidò alcuni rappresentanti della sua stessa fede nell’unirsi a lui nella lotta contro l’ingiustizia sociale. 

Il forte legame di King con la comunità ebraica

Con questi presupposti è facile comprendere come King abbia avuto uno stretto legame con la comunità ebraica americana, così come l’amicizia che durò per tutta la sua vita con un attivista politico di origine ebraica Stanley Levison.

Nato a New York, avvocato e finanziatore del partito comunista americano, nel 1956 Levison incontra King per fornirgli il suo sostegno. Aveva fondato poco tempo prima In friendship, un’organizzazione che si proponeva di fornire un aiuto economico per gli attivisti di colore che, a causa del loro impegno politico, avevano dovuto affrontare la vendetta e l’ostracismo da parte dei segregazionisti del Sud.

I membri dell’associazione provenivano da quella cultura urbana che alcuni storici statunitensi definiscono “African-Jewish radical culture”.

King e Levison

L’amicizia tra King e Levison può essere considerata un esempio di come tale attivisti abbiano interagito all’interno del Movimento in aiuto a King e alle sue attività. Levison infatti, lavorando dal suo ufficio di New York, fece in modo di assicurare un cospicuo aiuto economico all’associazione che guidava il boicottaggio. Oltre ad occuparsi della raccolta dei fondi necessari per portare avanti la lotta alla segregazione Stanley Levison divenne il personale editor di King aiutandolo nella stesura dei suoi discorsi, come nel caso del celebre I have a Dream”, e nella stesura dell’autobiografia di King Stride Toward Freedom.

Già alla fine degli anni Cinquanta Levison era diventato uno degli amici più fidati di King e i due si sentivano telefonicamente tutte le sere per discutere delle campagne a sostegno del Movimento.

L’amicizia tra il pastore battista afro-americano e l’ebreo ateo che frequentava ambienti di estrema sinistra, fu la causa dell’interessamento da parte dell’FBI. I due infatti divennero il bersaglio del direttore dell’FBI Egdar Hoover il quale considerava Levison il fautore del tentativo di sovvertire la società capitalista americana e portarla alla rivoluzione comunista. Secondo Hoover Levison, grazie alla sua influenza su King, avrebbe creato le basi del movimento rivoluzionario.

Una preoccupazione eccessiva?

Gli storici che hanno compiuto i maggiori studi sulla figura di Levison sono concordi nel sostenere la mancanza di prove certe e inconfutabili del reale coinvolgimento di Levison con il Partito Comunista almeno dopo il 1955, negli anni che vedono consolidarsi la sua amicizia con King. Contrariamente alle accuse di Hoover, di cui erano a conoscenza il Ministro della Giustizia Robert Kennedy e il Congresso, le fonti a disposizione dimostrano come i consigli e i suggerimenti di Levison a King furono sempre animati da una cauta moderazione ed erano dettati più dal pragmatismo che dai dettami di Mosca.

“Nel Nord questo movimento non è rivoluzionario. È un movimento di riforma non molto diverso dal movimento di riforma portato avanti dai sindacati negli anni Trenta. È certamente una tattica non producente presentarsi davanti al Paese imponendo una scelta tra l’uguaglianza e la libertà per i neri attraverso il sovvertimento di stampo rivoluzionario della società oppure il mantenimento dello status quo. Il popolo americano non è certamente propenso a cambiare la società al solo scopo di liberare la comunità nera. È pronto ad accettare alcune riforme e forse le più importanti, non certo a fare la rivoluzione”. (Levison a King, 7 aprile 1965, Martin Luther King, Jr., Papers, King Center, Atlanta)

Per Levison e per molti intellettuali di sinistra che avevano ripensato le proprie posizioni politiche in seguito alla scoperta dei crimini dello Stalinismo, determinante era la necessità di trovare nuovi campi d’intervento sul piano sociale non necessariamente legate alla logica della rivoluzione comunista. E Il Movimento fornì a questi attivisti il terreno dove poter fornire il proprio contributo secondo nuove modalità di lotta politica.

Nonostante le intimidazioni da parte dell’amministrazione Kennedy e il continuo controllo operato dall’FBI, Martin Luther King e Stanely Levison continuarono a mantenere intatta la loro amicizia e il loro impegno comune fino alla morte del pastore battista nel 1968.

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