Ebrei e Afroamericani nel Movimento diritti civili (introduzione)

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Quando si parla di Stati Uniti si tende a misconoscere il peso reale della componente etnico-religiosa.
In verità, come mostreranno gli articoli della Dott.ssa Tanini, pubblicati da Il Tazebao a seguire di questa introduzione, esso è stato determinante, soprattutto in alcuni momenti.

Il Movimento dei Diritti Civili ha rappresentato uno dei fenomeni più importanti e controversi della storia recente degli Stati Uniti. Quegli avvenimenti interrogarono sull’effettività e la fondatezza dei miti americani: il rinnovamento della società sulla base dei valori di libertà e democrazia nonché la presenza caratterizzante del melting pot, la grande “pentola di fusione” capace di riunire e compendiare in sé tutte le differenze di razza e di religione, in nome della condivisione di valori e ideali comuni.

E l’alleanza tra ebrei e afro-americani nel Movimento è stata, in questo senso, esplicativa delle potenzialità come dei limiti di tali modelli culturali. Da quell’esperienza è possibile trarre insegnamenti che sembrano gettare luce sulla cronaca odierna, negli Stati Uniti come altrove: modi e difficoltà del dialogo inter-culturale, incontro-scontro tra etnie e religioni differenti. In questa prospettiva, dall’analisi di tre Case Studies nel loro insieme emergono gli elementi più importanti dell’alleanza, dal momento di massima espansione fino alla sua conclusione.

Nel Movimento dei Diritti Civili ci sono state personalità non solo afro-americane e non solo ebree, ovviamente. Ma proprio nei momenti in cui esso più influisce nella storia dei rapporti razziali negli Stati Uniti e al momento delle battaglie più importanti, sono soprattutto le forze nere ed ebraiche ad essere determinanti, sia indipendentemente l’una dall’altra sia unite.

È il caso analizzato nel primo articolo: la sinergia tra scienziati e avvocati ebrei e afro-americani che è stata alla base della risoluzione della sentenza che ha segnato l’inizio di una nuova fase del movimento Brown vs. Board of Education. E ancora, nel secondo articolo, l’amicizia tra Martin Luther King e la comunità ebraica, in particolare con l’attivista e membro del partito comunista Stanley Levison, che fu la causa dell’interessamento da parte dell’FBI al leader nero. E infine come evidenziato nell’articolo finale, sullo sfondo degli avvenimenti dell’estate del 1964, si forniscono alcune chiavi di lettura degli avvenimenti che portarono alla definitiva rottura della coalizione liberal e della conclusione dell’esperienza del Movimento.

In retrospettiva, appaiono chiari i motivi che favorirono la nascita del Movimento dei Diritti Civili: la destabilizzazione del sistema razziale durante la seconda guerra mondiale; la migrazione dei neri dal Sud segregato verso il Nord e l’Ovest del Paese; poi la Guerra Fredda e la nascita degli indipendenti in Africa; eventi che approfondirono il divario tra la retorica americana e la realtà dei rapporti interrazziali negli Stati Uniti. Un vero motivo di imbarazzo a livello internazionale.

Il Movimento trovò nelle chiese della comunità nera la struttura organizzativa per un attacco diretto e non-violento all’edificio della segregazione. Poi, a cominciare dai sit-in dei primi anni Settanta, gli studenti dei college, bianchi e afro-americani spinsero la lotta verso un nuovo livello di attivismo di massa e di disobbedienza civile.

A metà degli anni Settanta il tema economico divenne uno dei più dibattuti dai leader del Movimento. Con la disoccupazione dei neri due volte più alta di quella dei bianchi e il reddito di una famiglia di colore pari a poco più della metà di quello di una famiglia bianca, il Movimento cercò una strada per rendere la “libertà” qualcosa di vero e sostanziale per la popolazione di colore.

Il dilemma centrale nella prima fase del Movimento di liberazione affiorò verso la metà degli anni Sessanta come vedremo e si manifestò in tutta la sua importanza in occasione della Convention democratica di Atlantic City.

Per leader neri radicali il Movimento non aveva bisogno di aiuto da parte di alleati bianchi, soprattutto ebrei. La realtà dei fatti invece aveva dimostrato come fosse stato determinante il sostegno della comunità ebraica, soprattutto per l’influenza che questa poteva esercitare in seno al Partito Democratico al Congresso e alla Casa Bianca.

La prima fase del Movimento terminò perché raggiunse i suoi obiettivi più tipicamente liberali, cioè l’inserimento nella politica istituzionale e il riconoscimento dei neri americani quale gruppo d’interesse della coalizione liberal del Partito Democratico. Con l’approvazione del Civil Rights Acts nel 1964 il ramo legislativo portò così a compimento quello che era stato iniziato dieci anni prima dalla massima autorità giudiziaria del Paese con la sentenza Brown vs Board of Education.

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