Una (prima) guerra per l’acqua? Un colloquio a tuttotondo sull’Egitto e l’Africa con il Maggior Generale Dr. Sayed Ghoneim (IGSDA)

Condividi articolo:

SEGUICI SU TELEGRAM:

Intervista al Maggior Generale (retd) Dr. Sayed Ghoneim, presidente dell’Institute for Global Security & Defense Affairs (IGSDA) di Abu Dhabi, sulla realtà egiziana, i rapporti di forza nella regione e l’interesse degli attori internazionali. L’intervista realizzata per il Tazebao uscirà anche in inglese.

Quando l’Egitto è stato scosso dagli eventi politici interni nel 2011, sul confine meridionale, l’Etiopia ha aperto un fronte di guerra con il Cairo iniziando la costruzione della “Diga del Rinascimento”. Ricostruiamo brevemente le relazioni storiche e politiche tra i due paesi africani.

“L’Egitto aveva ottime relazioni con l’Africa dopo la rivoluzione egiziana del 1952 guidata dal presidente Nasser. Nasser rimase al potere per quasi 16 anni, e durante questo periodo sostenne tutte le rivoluzioni africane e quelle avvenute nei paesi arabi. Il Corno d’Africa è molto importante per il paese per due motivi:

  1. Il Corno d’Africa è composto da quattro paesi: Somalia, Eritrea, Etiopia e Gibuti. Due di loro sono entrati a far parte della Lega Araba, ovvero Somalia e Gibuti. L’Egitto ha un’influenza molto forte in Somalia in quel momento e relazioni ‘normali’ anche con l’Etiopia, pur essendo sempre sicuro che qualcosa sarebbe successo presto tra i due a causa della seconda ragione;
  2. Il fiume Nilo: il Nilo nasce in Etiopia e gli etiopi lo considerano loro proprietà.

Ricordo che nel 2004 stavo studiando “Managing Defence in Democratic societies” all’Università di Cranfield nel Regno Unito e uno dei professori inglesi mi chiese davanti a tutti i miei colleghi: “Cosa succederà se l’Etiopia inizia a costruire una diga e ferma l’acqua?” Prima che potessi dire qualcosa, un maggiore ugandese rispose in maniera divertita: “L’Egitto manderà semplicemente quattro aerei F16 per finirla molto rapidamente”. Ti ho raccontato questo episodio per dirti che questo non è un problema nuovo, infatti ci aspettiamo che vada avanti ancora per decenni. Tuttavia, la risposta dell’ufficiale ugandese stava ad indicare che la risposta egiziana era legittima, era questo ci si aspettava dall’Egitto!”

Cosa è successo nel 2011 e durante le primavere arabe?

“La maggior parte dei paesi arabi erano davvero in una brutta situazione a causa delle rivoluzioni, anche l’Egitto non ne era immune! Il 2011 era sicuramente il momento giusto per l’Etiopia per iniziare la costruzione della diga o, comunque, per porre le basi per la costruzione di questa. Nelle intenzioni dell’Etiopia, la diga simboleggia un progetto di sviluppo mentre per l’Egitto rappresenta una questione di sicurezza. I progetti dei due paesi si sviluppano in parallelo, ma non si incontrano. Per l’Egitto, è una questione di sicurezza nazionale; quando discute la questione a livello internazionale, la imputa sempre a una questione di sicurezza nazionale. Acqua e Mar Rosso, queste sono le preoccupazioni egiziane riguardo al progetto. L’Etiopia insiste, tuttavia, che è un progetto che contribuisce allo sviluppo del paese, non una minaccia per i suoi vicini.

Mi ricordo che dopo il 2011, ero un generale di brigata responsabile della sicurezza del Gran Cairo durante il caos; a quel tempo, il paese era guidato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate e i Fratelli Musulmani erano molto influenti, avevano una buona percentuale dei seggi in Parlamento. Il problema dei Fratelli Musulmani è che sono bravi a intercettare i problemi, ma non hanno la capacità di risolverli. Non hanno esperienza di governo, non possono gestire un paese come l’Egitto.

Conosco personalmente il presidente Al-Sisi, è un uomo di valori, crede nella parola data e ha fiducia nelle persone e nelle loro intenzioni. Ma questa politica di buone intenzioni tra i due paesi (Egitto ed Etiopia) non funziona a livello pratico”.

Cosa ci dice dei vicini dell’Egitto nella regione? Cosa pensano dell’azione etiope?

“Non credo che pensino a qualcosa. Sono serio. Se parliamo dei vicini dell’Egitto, chi sono? La Libia, che è ancora in grande difficoltà, poi abbiamo il Sudan, che è in un periodo politico provvisorio ora, abbiamo l’Autorità Palestinese che è ancora divisa tra Gaza e la Cisgiordania, anche dopo il conflitto di maggio, e infine Israele. Penso che Israele non sosterrà mai nulla contro l’Egitto perché Israele è interessato alla normalizzazione con i paesi arabi e musulmani ora. L’Egitto è stato il primo paese a normalizzare i suoi legami con Israele, entrambi i paesi hanno bisogno l’uno dell’altro. L’intera regione beneficia della pace e delle relazioni stabili tra Egitto e Israele. Ci sono campi di cooperazione tra i due paesi, specialmente lo scambio di informazioni durante la lotta dell’Egitto contro il terrorismo, ecc. Se le cose vanno male tra Egitto ed Etiopia, Israele si schiererà con il primo perché ci saranno conseguenze drammatiche come la siccità e la forte immigrazione. Questo riguarda i vicini singolarmente, a livello regionale l’Europa è molto attenta alla questione. E non potrebbe essere altrimenti.

Per approfondire sugli interessi con Israele: Gas non olet – Il Tazebao

L’Egitto, agli occhi dell’Europa, è un paese affidabile che ha mantenuto la promessa di fermare l’immigrazione illegale e tutte le attività illegali che ne derivano. Per questo, nel 2019, il primo incontro tra l’Europa e la Lega Araba si è tenuto in Egitto, incontro che si ripeterà nel 2022 in Europa.

Per quanto riguarda la regione del Golfo, troviamo l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar fra gli stati più influenti. C’è un rapporto di scambio e di interesse reciproco: noi egiziani offriamo un gran numero di lavoratori ai tre paesi. Non vogliono che l’Egitto diventi una fonte di problemi per tutta la regione. I tre paesi del Golfo menzionati sopra sostengono l’Etiopia perché il paese offre loro cibo e acqua. Qui torniamo al paradosso di prima: la diga è un progetto finalizzato allo sviluppo del paese, ma i paesi del Golfo devono sostenere l’Etiopia e il suo progetto per scopi di sicurezza oltre che di sviluppo”.

L’Egitto si trova tra due fuochi: La Libia è a ovest; il Sinai e la causa palestinese a est. Che ruolo ha avuto e ha l’Egitto in Libia?

“Quando si parla di Libia, bisogna distinguere tra la Libia pre-2021 e quella post-2021. Prima del 2021, il rapporto con la Libia era declinato in termini militari e la politica e la diplomazia erano le armi disponibili per contrastare la componente bellica. All’epoca l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti erano dalla stessa parte. L’Egitto ha fatto molto economicamente e militarmente in Libia per la sua vicinanza al paese, isolando anche la Turchia. Ai tempi di Trump, l’Egitto ha beneficiato molto dei problemi tra Turchia e Stati Uniti. Oggi l’Egitto ha abbandonato la via militare per abbracciare quella diplomatica. Gli Emirati, invece, non l’hanno fatto.

Oggi c’è anche un nuovo protagonista, la Russia. L’Egitto è l’attore che ha beneficiato di più grazie alla sua alleanza con gli Stati Uniti e anche con l’Europa. Dal mio punto di vista, l’Europa può essere divisa in due: da una parte abbiamo l’Unione Europea interessata alla stabilità, dall’altra abbiamo i paesi europei in conflitto tra loro e avidi di raggiungere i propri interessi”.

Il ruolo egiziano nel cessate il fuoco tra Hamas e Israele. Perché l’Egitto è riuscito dove gli Stati Uniti hanno fallito?

Siamo abituati a vedere gli Stati Uniti come mediatori ovunque, in ogni conflitto, ma non questa volta. Gli Stati Uniti devono affrontare diversi problemi: hanno perso credibilità di fronte ai palestinesi e il cambio di potere dai repubblicani ai democratici deve ancora essere metabolizzato. Pertanto, il paese a stelle e strisce era contento dell’intervento egiziano. L’Egitto ha fatto esattamente quello che Biden desiderava fare. Biden inizialmente ha sostenuto Netanyahu – “Israele ha il diritto di difendersi” – ma con lo svolgersi del conflitto è stato costretto a rivedere la sua posizione a causa del malcontento e delle proteste all’interno del suo stesso partito. Proteste dei palestinesi e degli stessi ebrei che vivono in America, e molti fanno parte del suo partito! È stato attaccato da loro in Congresso. Lentamente ha moderato i toni, cercando di essere il più neutrale possibile.

Non è la prima volta che l’Egitto ha avuto a che fare con Hamas o con Israele, e gli Stati Uniti hanno sfruttato bene la cosa. L’Egitto ha considerato Hamas un’organizzazione terroristica fino al 2015 – allora un tribunale egiziano aveva definito Hamas come tale – dopo solo quattro mesi, lo stesso tribunale ha ribaltato la decisione. È iniziata una nuova era tra Hamas e l’Egitto.

Durante l’ultimo confronto tra Hamas e Israele, nel 2014, Hamas aveva una reputazione internazionale negativa a differenza di Israele; ora la situazione sembra essersi invertita in virtù, in parte, di questa vicinanza tra Egitto e Hamas. Inoltre, per la prima volta, Egitto e Qatar si trovano schierati dalla stessa parte. Entrambi hanno partecipato insieme alla mediazione tra Israele e Hamas, questo può isolare la Turchia, che è un buon alleato del Qatar”.

E la Turchia? Perché Il Cairo e Ankara sono ai ferri corti?

Non possiamo parlare di contrasto tra i due paesi, ma piuttosto tra i rispettivi presidenti, Al-Sisi ed Erdoğan. Considero Erdoğan uno dei migliori presidenti del momento, ma temo che abbia fallito su alcune questioni di importanza strategica. Ha fallito nella sua politica di “zero problemi con i vicini”, ora ne ha milioni. Ha problemi con la Russia, con gli Stati Uniti, con l’Egitto, con la Grecia, con l’UE e la lista è lunga. Come fai a proteggere il tuo paese se non parli con i tuoi vicini? I due paesi non possono essere in buoni rapporti a causa di Erdoğan. Non sto dicendo che le sue intenzioni siano sbagliate, è sbagliato nella scelta e, di conseguenza, nell’attuazione delle sue politiche. Inoltre, per quanto riguarda la questione del Mediterraneo orientale: sta cercando di dimostrare che ha ragione, ma le sue azioni devono considerare il diritto internazionale, non deve imporsi con la forza. In Libia, l’intervento turco non ha contribuito alla stabilità del paese, anzi sembra aver creato solo più divisioni.

L’espansione turca nel Mediterraneo orientale non spaventa l’Egitto, può solo disturbarlo. Ma Ankara non è così stupida da combattere l’Egitto. O se mai ci sarà un conflitto, non si consumerà nel Mediterraneo orientale. La NATO non lo permetterà. L’Egitto ha buone relazioni con i paesi della NATO; la Turchia fa parte della NATO, ma non è un paese europeo. L’Egitto usa la forza militare come deterrente, non come provocazione, quindi nessuno può condannare Il Cairo. In Libia, gli Stati Uniti sono con l’Egitto non perché lo sostengano veramente, ma perché sono contro l’intervento turco nel paese. L’Egitto ha bisogno di più garanzie da parte turca in merito alla Libia e ai Fratelli Musulmani.

Ora, con la Turchia, la situazione è “negoziabile” perché l’Egitto deve affrontare la minaccia proveniente dal sud. Per avere successo bisogna occuparsi di un solo fronte alla volta e l’Egitto lo ha fatto: la situazione in Libia è relativamente stabile così come a Gaza. Questi successi gli hanno permesso di attirare il sostegno internazionale e di aumentare la sua credibilità. Trump ha contribuito molto, indirettamente chiaro, al successo dell’Egitto. Le politiche trumpiane hanno permesso al paese di concentrarsi maggiormente su sé stesso e sui propri confini”.

La presenza cinese, russa e turca in Africa. Possiamo parlare di una nuova colonizzazione?

“Assolutamente sì. La strategia cinese può essere riassunta come segue: ‘Non sono qui per sostituire gli Stati Uniti’. La Cina vuole condividere i profitti, i benefici, con i paesi africani, ma non vuole assumersi alcune responsabilità. I paesi africani possono risolvere i propri problemi da soli nella prospettiva del dragone.

La Russia, invece, è disposta ad assumersi qualche responsabilità – anche se cerca di evitarle il più possibile – e a condividere i profitti.

L’Europa, da parte sua, ha fatto dei passi avanti: ha iniziato ad assumersi più responsabilità verso i paesi africani. Il viaggio di Biden in Europa è servito proprio a questo. La Cina è considerata un nemico solo dagli Stati Uniti, non dall’Europa; la Russia da entrambi – Stati Uniti ed Europa. La presenza cinese, soprattutto in Medio Oriente, ha lo scopo di attirare gli alleati degli USA. Non per metterli contro gli USA, ma per entrare, essa stessa, nelle grazie degli States.

Qual è la prova? Gli Emirati, l’Arabia Saudita e l’Egitto. Mi piace chiamare la Russia un “street fighter’ o ‘opportunista’. È molto capace di adattarsi ovunque e di affrontare le situazioni più avverse. Cina e Russia sono complementari l’una all’altra. Il dragone serve all’orso perché ha molta liquidità a disposizione, mentre l’orso serve al dragone perché è un ‘street fighter’, soprattutto di fronte agli Stati Uniti. La Cina non vuole combattere, specie gli Stati Uniti. Sono paesi complementari, ma questo non significa che si piacciano; al contrario, sono competitors in Asia, in Medio Oriente e in Europa, persino in America Latina. È in Asia che si gioca il futuro. Questo è scritto nella National Security Strategy [1]2015, nel paragrafo Faremo avanzare un ordine internazionale che promuove la pace, la sicurezza e le opportunità attraverso una cooperazione più forte per affrontare le sfide globali“.

Il Medio Oriente è al quarto posto per importanza e priorità per gli Stati Uniti. Prima c’è l’Asia, poi l’Europa, poi l’Africa e solo al quarto posto c’è il Medio Oriente. Il Medio Oriente non è più conveniente per gli Stati Uniti: troppi problemi da risolvere.

Oggi, lo scontro fra potenze può essere riassunto come segue: USA vs Cina, Europa vs Russia; tra questi ultimi due c’è la Turchia, che per la sua posizione geografica non appartiene né alla Russia – Asia- né all’Europa e rimane un ponte sospeso tra i due. In Medio Oriente, la rivalità principale rimane quella tra Cina e USA, ma in Siria, per esempio, ci sono anche la Russia in mezzo alle due grandi potenze e la NATO alleata degli USA. Nella regione del Golfo, il confronto è direttamente tra Cina e Stati Uniti. L’Europa è la priorità americana ora – e il viaggio di Biden lo ha dimostrato – perché è l’arena di confronto (USA-Cina). meno complicata.

La presenza cinese nel Corno d’Africa, soprattutto a Gibuti, spaventa molto gli Stati Uniti.

Daltra parte, se la situazione tra Russia e Cina dovesse precipitare, uno scontro lo avremmo proprio nel Corno d’Africa. Perché qui la Russia esporta una quantità enorme di armi e di petrolio, mentre la Cina vuole stabilità per implementare la sua gigantesca strategia (Belt & Road) perseguendo i suoi interessi vitali”.

Note
  1. La strategia di sicurezza nazionale (NSS) è un documento preparato periodicamente dal ramo esecutivo degli Stati Uniti che elenca le preoccupazioni di sicurezza nazionale e come l’amministrazione intende affrontarle. Il 6 febbraio 2015, Obama ha emesso una nuova NSS per fornire “una visione e una strategia per promuovere gli interessi della nazione, i valori universali e un ordine internazionale basato su regole attraverso una leadership americana forte e sostenibile”. “Fact Sheet: The 2015 National Security Strategy”
Le altre interviste dell’autrice

Firenze – Beirut. A colloquio con Georgi Azar (Arab News) – Il Tazebao

Firenze – Qatar – Ankara. A colloquio con il Professor Ali Bakır – Il Tazebao

L’Iran di Raisi. Lorenzo Somigli e Roberta Vaduva a colloquio con Antonello Sacchetti (Diruz) – Il Tazebao


Resta sempre aggiornato con Il Tazebao

Unisciti al gruppo Telegram per ricevere i nostri approfondimenti appena usciti. Instagram sarà il nostro supplemento fotografico. I video animano il nostro canale YouTube. Infine, inviando una mail all’indirizzo della redazione (redazione@iltazebao.com) puoi ricevere la newsletter settimanale.

Cerca un nuovo articolo

Resta sempre aggiornato

Scopri Il Tazebao

Ho letto la Privacy Policy

Il Tazebao

Scopri altri articoli