Pillole di Estremo Oriente. I giardini giapponesi

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Un nuovo approfondimento sulla cultura orientale: i giardini giapponesi

I giardini cinesi e giapponesi hanno in comune il concetto estetico del rapportarsi della natura come soggetto principale, sull’intervento nascosto della mano dell’uomo all’interno di essa. Tutto appare casuale in un disordine asimmetrico, fondato sulla relazione tra il Cielo, la Terra e l’essere umano, tale concetto è di origine cinese e si svilupperà  nelle due nazioni con interpretazioni e varianti estetiche diverse nelle varie espressioni formali.

Lo sviluppo in Giappone

In Giappone esiste un sentimento profondo e di sensibilità nei confronti della natura apprezzata nella sua interezza: nel fascino unico delle piante, delle rocce, dell’acqua ora incanalata artificialmente ora lasciata scorrere in maniera naturale e selvaggia tra l’erba e le rocce.

Gli elementi naturali sono percepiti isolatamente ognuno di loro dal contesto paesaggistico, come strumenti di un’orchestra diretti da un unico maestro. Tutto questo è alla base del rapporto uomo-natura e quindi dell’estetica giapponese. Mono no aware (pathos delle cose) il significato di questa espressione in Giappone si riferisce soprattutto al rapporto che esiste tra gli oggetti e il loro rapportarsi con la natura (considerata, come divinità nel concetto scintoista). L’estetica nipponica fa riferimento alla capacità di percepire la natura come il momento magico nella sua transitorietà. Infatti, la parola aware anticamente aveva un significato di stupore, meraviglia, piacere, ma dal VIII secolo essa riassume un concetto di emozione, legata per esempio al canto degli uccelli, al piacere di contemplare i fiori di ciliegio in sboccio e percepire le cose naturali nella loro perfezione. Lo shintoismo è una religione cosmica, cioè considera divino tutto ciò che è esistente, e quindi ogni cosa è detentrice di una forza divina. Le forze della natura sono considerate manifestazioni di matrice divina, e come luoghi d’intenso potere spirituale. Un laghetto, la luna, una roccia possono essere considerati come espressione del Kami (divinità).

Il Giappone ha avuto fonti di varia origine nell’elaborare la sua cultura, come quella della Corea, dell’India, del Tibet e in particolare della Cina essendo una nazione con la quale il Giappone si è rapportato nel corso delle varie epoche. Prendendo, per esempio, le raffigurazioni dei giardini giapponesi essi prendono modello da quelli cinesi. I letterati cinesi diedero un forte impulso allo sviluppo dell’arte dei giardini, trasformandola in un sistema di valenze culturali di efficace comunicazione. In Cina durante la dinastia Song la pittura di paesaggio raggiunse un grande rilievo e raffinatezza e quindi  raffigurava i giardini in una grande varietà di modi, sia nella loro interezza che che nel dettaglio, i concetti pittorici vennero trasferiti nel paesaggio reale rendendolo tridimensionale, per cui di riflesso essi  risentivano  notevolmente dell’influenza della cultura Buddista con particolare riferimento alla setta Chan.

I vari tipi di giardino giapponese

Lo Zen tipicamente Giapponese, influenza l’estetica di una tipologia di giardino astratta, dove pietre ghiaia, sabbia e macchie di muschio evocano immagini di montagne, isole, imbarcazioni mari e fiumi. I giardini giapponesi si possono classificare in vai tipi di tipologie: i Karesansui, come giardino secco, mentre i Tsukiyama o giardino collina in piccolo paesaggio, i Chaniwa sono, invece, i giardini della casa del tè.

I Karesansui sono i giardini utilizzati in genere, come luoghi di meditazione e rispondono nella loro costruzione a regole precise come l’uso della sabbia o ghiaia monocroma, rocce-isolate o in gruppo. Essi vengono curati e modificati per sopperire alla scarsità di spazio disponibile, creando così una scenografia di spazio aperto fuori dell’abitazione con un senso di ordinato rigore sia di colore che di forma che predispone lo sguardo verso l’esterno, verso un paesaggio quasi metafisico per dare la sensazione di un punto di vista verso l’infinito, suscitando la sensazione di vuoto.

Il Ryoanji

Certamente lo spazio del Karesansui è la progettazione dello spazio mentale creato dalla dottrina buddista Chan e Zen giapponese. A Kyoto il giardino Ryoanji (tempio del drago pacifico, è un tempio Zen appartenete alla setta Rinzai) con molta probabilità è stato costruito nel XV secolo, la forma attuale ha circa 200 anni, è un rettangolo di circa 330mq, ricoperto da una ghiaia chiara dove 15 pietre non lavorate sono disposte a gruppi di 7, di 5 e di 3. Tale giardino è pensato per la contemplazione, non per essere attraversato o per stanziarvi.

Inoltre la disposizione degli spazi interni ad esso esclude la presenza umana che sarebbe di disturbo nella perfezione della distribuzione degli elementi interno ad esso. Il Ryoanji comunica indubbiamente la sensazione di vuoto, non come una realtà inerte, ma come realtà vivente e come alternativa ai pieni delle pietre scure che si evidenziano dal chiarore del fondo, come sculture perfette, animate dal Kami (divinità) che le abita. Le asimmetrie sono presenti nelle pietre, come nel giardino, ma perfettamente equilibrate tra loro e nel contesto paesaggistico creano un effetto di armonia e facilitano la meditazione.

Il Sakuteiki: un testo molto antico sul giardino

Il Sakuteiki è un testo che risale alla dinastia Heian, fine XI secolo e la seconda metà del XII. Proprio in questo periodo, nella corte Heian, il buon gusto e la raffinatezza estetica diventarono i requisiti indispensabili del vivere quotidiano dell’aristocrazia. Il documento sopra citato è stato scritto forse da un nobile della famiglia Fujiwara, Tachibana no Toshitsuna (1028-1049), è il più antico testo sul giardino. Riassume in maniera schematica le nozioni che anticamente venivano tramandate oralmente dai maestri giardinieri con le prime basi a questo tipo d’arte.

L’osservazione del paesaggio con la conformazione del terreno e lo stretto rapporto con la natura con le relative emozioni che esso evocava, erano alla base della scelta del luogo predestinato per la creazione di un giardino, spesso i modelli venivano ripresi da quelli già esistenti per la tipologia delle costruzioni dei parchi per ville nobiliari.

La cultura buddista determinò lo sviluppo dell’arte e in particolare dell’architettura. Vennero costruiti numerosi templi con i rispettivi giardini ma con la tipologia stilistica diversa dai modelli cinesi. La vera innovazione si ebbe nella pittura con l’introduzione dello stile yamatoe  ispirato dalla dinastia cinese Tang, ma con una differente iconografia pittorica rispetto a quella cinese, veniva utilizzato per dipingere i paraventi e gli emakimono, i rotoli su cui venivano rappresenti famosi racconti o scene di vita quotidiana anche all’interno dei giardini. Infatti uno dei soggetti privilegiati dell’arte giapponese è la natura. I dipinti raffigurano paesaggi o soggetti naturali e possiamo dire che sono  il ritratto del mondo sacro.

Alcune delle parti essenziali del giardino giapponese

Il Tsukiyama che significa collina artificiale, indica la versione più ampia del giardino giapponese, dove stagni, corsi d’acqua, colline, pietre, alberi, ponti sono utilizzati per ricreare paesaggi in miniatura. L’acqua è uno degli elementi principali del giardino, dà vita alla flora e alla fauna, interpreta il perenne mutare della natura e il trasformarsi di quest’ultima, lasciata scorrere sia in maniera corrente, come successivamente trasformata in cascata mantiene fresco il paesaggio, come se le desse respiro e alimento, è di grande richiamo estetico all’interno di esso. Il suo fruscio sonoro contribuisce a rendere armonico i suoni che circondano il giardino, la presenza dei pesci muove la superficie dell’acqua creando un contrasto di colori e di spettacolo per l’animarsi ritmico del movimento degli animali.

Un ruolo importante è riservato all’isola inserita all’interno di un laghetto, una tipologia ripresa dal giardino cinese che è il luogo che interrompe una paesaggio statico. Può essere montuosa, collinosa, boscosa, rocciosa. La leggenda vuole che sia la dimora della divinità e comunque un mondo mitologico riservato agli immortali. Le pietre del giardino giapponese sono montagne in miniatura, la scelta delle quali deve essere accurata come la loro collocazione nel terreno, per cui si individua la pietra principale adagiata sul terreno e di seguito verranno poste le altre.

Cosa non fare assolutamente: il Sakuteiki

Nel Sakuteiki sono elencate le proibizioni e le conseguenze negative e funeste, le scelte sbagliate, nella collocazione delle pietre come nella scelta del terreno. Importante quindi ricreare l’armonia delle cose e riproporre l’effetto naturale di essa. Anche l’architettura diventa un veicolo importante tra uomo e natura, quindi un insieme con gli alberi, l’acqua, il movimento del terreno, le pareti interne ed esterne si spostano si aprono e si chiudono, la casa entra direttamente in contatto con la natura e il paesaggio fa parte dell’ habitat, entra nella casa e nella decorazione delle pareti, con il cambiare delle stagioni.

Il pittore Kano Motonobu (1476-1559) diede origine ad un nuovo genere di decorazione parietale d’interni di grande effetto decorativo, caratterizzato da ricchi fondali in oro dipinti a colori vivaci. L’esaltazione della rappresentazione della natura con la sua vegetazione esalta anche l’opulenza dei signori che vivevano nei castelli e nei palazzi d’epoca. La villa imperiale di Katsura ha influenzato concettualmente gli architetti contemporanei come Wright, Gropius, Le Corbousier etc. Le pareti-finestre che si aprono sul giardino circostante permettono di creare una scenografia dove l’interno diventa esterno, macchie di colore di vegetazione possono essere ammirate in qualsiasi punto della casa.

Il Chaniwa è giardino antistante la casa del tè, uno spazio molto ricercato semplice, raffinato, le pietre hanno un ruolo definito, disposte come un sentiero che conduce alla casa sono regolari piatte predisposte per il cammino, anche le piante sono disposte in forma asimmetrica in varie altezze per creare una scenografia mossa e dare la sensazione di ampiezza anche in uno spazio molto definito e piccolo. La vasca dove ci si deterge prima della cerimonia costringe a fermarsi e a purificarsi, le lanterne lungo il percorso hanno una funzione estetica come di illuminazione ma anche per produrre ombre fantastiche.

Intorno al XII secolo furono adottati gli ideogrammi per individuare il giardino del te in cui si stabiliva una relazione fra i giardini e la pratica spirituale, da i testi sacri buddisti come il Sutra del Loto. La cerimonia del tè in Giappone ha assunto un significato simbolico iniziatico corrispondete alla creazione di uno spazio mentale e a una situazione che conduce al regno dell’illuminazione, al suo senso quasi religioso legato alla purezza dell’atto in sé, centrato sull’eleganza del gesto eseguito con estrema lentezza e con estrema concentrazione su se stesso, alla ricercatezza del gesto e il controllo del corpo e dei suoi movimenti.

I semplici atti quotidiani sono elevati ad forma d’arte, alla padronanza delle emozioni. Lo zen è alla base di questa cultura e, con la capacità di creare, con la meditazione, il vuoto mentale invita a concentrarsi sul momento presente come esaltazione della vita e quindi apre a una rivincita alla possibile morte, per dare un significato profondo alla quotidianità elevando il momento presente.

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