Noi stiamo raccontando un’altra storia

Cina, foto di Kirill Sharkovski on Unsplash

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«Ergo vivida vis animi pervicit, et extra
processit longe flammantia moenia mundi
atque omne immensum peragravit mente animoque,
unde refert nobis victor quid possit oriri,
quid nequeat, finita potestas denique cuique
quanam sit ratione atque alte terminus haerens.
Quare religio pedibus subiecta vicissim
obteritur, nos exaequat victoria caelo».

Lucrezio, De Rerum natura I (72-79)

Il Tazebao, manifesto di critica della contemporaneità, compie un anno di attività.

Noi stiamo raccontando questa storia. Un’altra storia. Il Tazebao nasce nelle cupe settimane della zona rossa, ispirandosi al manifesto demandarinizzato di Mao dove il logogramma sostanzia parola, design, protesta politica insieme. Viene alla luce il 2 novembre 2020 con quel “noi racconteremo un’altra storia”, programmatico e provocatorio. Ecco la nostra disfida, di nome e di fatto, contro un totalitarismo mediatico soffocante, a cui dobbiamo offrire una resistenza di contenuto, profonda, lenta, meditata e mai banale, in difesa della nostra biodiversità. Oggi più che mai pensare altrimenti è afflato incontenibile di una vitalità che ci ricongiunge a un millenario cammino di uomini liberi e liberi pensatori.

Interdipendenze reciproche

Certi che solo guardando altrove possiamo comprendere i fenomeni che scombinano, sconvolgono e affliggono la nostra vita, abbiamo studiato e cercato di approfondire la complessità del mondo, il Mundus Furiosus. L’Afghanistan e il limes dell’Impero Americano, la Tunisia di Kaïs Saïed che dall’altra parte del Canale di Sicilia merita di essere seguita, l’intraprendenza della Turchia di Erdoğan, ponte tra i continenti, e come non citare il Libano dove abbiamo prodotto il reportage, in loco perché noi del Tazebao facciamo ancora così, “Now we know your roots are in us” (“Ora sappiamo che le tue radici sono in noi”, noi, sempre noi) ma anche l’Indo-Pacifico, cuore dello scontro tra le potenze e il suo punto focale, una Taiwan che sa tanto di Danzica.

Questo è ciò che abbiamo prodotto, i sentieri luminosi che abbiamo acceso. Noi raccontiamo un’altra storia, una storia dove non ci sono superbia e disprezzo ma rispetto per le particolarità dei popoli poiché frutto di processi irripetibili, dove al dogma “As soon as possible” contrapponiamo lo studio attento e la riflessione, il confronto con tutti ai monologhi; alla faciloneria e alla semplificazione preferiamo l’approfondimento, figlio della consapevolezza che una tale complessità è difficilmente semplificabili. E infine un’altra storia è quella che le nostre minuscole vite possono ancora ambire a vivere, opponendosi ai fenomeni globali, riscoprendo una dialettica della Lotta e pratiche sociali di resistenza, come l’ecologia civica.

Noi, una comunità pensante

È doveroso ringraziare chi ci ha sostenuto e ci sostiene. Gianni Bonini con il suo primo fuoco, Roberta Vaduva distintasi per la capacità di comprendere l’area MENA, il geniale Francesco Borgognoni che ci aiuta a scandagliare gli abissi del reale, Debora degl’Innocenti, nostra sponda nelle istituzioni europee, Matteo Gerlini, raffinato e tagliente analista e ancora Fabio Fallai con il suo tackle calcistico e Jean-Claude Martini che ci conduce in Estremo Oriente ma anche i decani del fotogiornalismo dell’agenzia Fotocronache Germogli, dove Tommaso e babbo Riccardo rinnova la tradizione del compianto Roberto, e Jacopo Canè, che ci ha permesso di comprendere le contraddizioni dello sviluppo urbano.

Ugualmente ringraziamo tutti gli ospiti, dall’Italia e dal mondo, con cui abbiamo realizzato in un solo anno oltre 60 interviste, spunti preziosi per sviluppare insieme il pensiero e ci stringiamo ai popoli mediterranei, nostri fratelli bagnati dal mare nostrum o Μεσόγειος Θάλασσα o ilel Agrakal o Ak Deniz che dir si voglia, certi che cooperando possa nascere un cammino di sviluppo comune, alternativo ad altri modelli soverchianti e irrispettosi della nostra biodiversità.

Infine, caro lettore, chiudiamo rinnovando con te l’impegno a un giornalismo nuovo fatto con uno stile vecchio, denso, analitico, ma anche sul campo, emozionale, per restituire la vivezza della realtà: qui troverai ciò che altrove non trovi, con serietà, costanza, rigore, rispetto per la notizia e per il lettore. Critici e coerenti sempre.


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