Il caso Khaama Press nell’Afghanistan talebano

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La pluralità dei media è indice dello sviluppo di una società e anche quella afghana aveva conosciuto una fioritura di giornali e agenzie, come Khaama Press.

“Khaama Press rischia di scomparire” ci scrive sconfortato il suo fondatore, il giornalista Khushnood Nabizada, adesso riparato negli Stati Uniti e, nei mesi precedenti, scampato anche ad un attentato. Khaama nasce nel 2010, è pubblicata in inglese, persiano e pashtu ed è uno dei migliori esempi di quella stampa nata e proliferata dopo la caduta del regime dei talebani e adesso prossima a scomparire.

L’operato della coalizione capitanata dagli USA in Afghanistan è avvolto da molteplici ombre. Di recente Zalmay Khalilzad, ex rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, ha dichiarato che la presenza statunitense “ha soppresso Al-Qaeda ma non è riuscita a costruire un Afghanistan democratico”. L’ultimo governo è stato tra i più corrotti come dicono tanti osservatori (tra cui Sayed Hussaini Taqi), e, riporta proprio Khaama Press, anche l’ex capo di gabinetto si è sganciato da Ghani, accusandolo di aver contribuito pesantemente alla rovina del paese.

Negli ultimi anni sono nate molte fonti di informazione

Ad ogni modo la fioritura di una pluralità di media – nei mesi scorsi è intervenuto a Il Tazebao Hujjatullah Zia di Daily Outlook Afghanistan – è stato sicuramente un risultato positivo, poiché il dibattito pubblico è sempre propedeutico alla democrazia. In un’intervista ad Ekurd Nabizada si dice preoccupato per la sopravvivenza dei media e di Khaama stessa:

“Molti dei nostri giornalisti, esperti e professionisti hanno già lasciato il lavoro e molti di loro sono fuggiti dal paese per chiedere asilo in Europa, Stati Uniti o Canada”.

Talebani 2.0

A proposito di media e nuovi media, impossibile non citare la nuova strategia comunicativa dei Talebani, impegnati alacremente nel tentativo di convincere gli altri paesi di saper neutralizzare i gruppi terroristici, sebbene ci siano stati degli attacchi di ISIS-K nelle province di Kandahar e Kunduz, e di essere affidabili. Contemporaneamente gli attori regionali come Iran e Pakistan spingono per un governo inclusivo di tutte le componenti etniche. Una soluzione “federale” come quella proposta da Massoud, come spiegato dal Professore Salvatore Lombardo.

L’obiettivo di parlare agli Occidentali con i loro mezzi, con i loro media, vecchi e nuovi, per adesso è riuscito, pur con molte perplessità e imprecisioni. Anche per questo le realtà giornalistiche locali, tra cui le sopra citate, che prima servivano come controprova dell’efficacia dell’esportazione del modello democratico, perdono sostanzialmente valore.


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