Maria Antonietta Gulino: “Siamo mutilati. Dopo una fase di ansia oggi sta crescendo la depressione. Il nostro impegno affinché il malessere non diventi cronico”

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La proposta: “Un voucher la salute psicologica”.

A colloquio con la Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana Maria Antonietta Gulino.

L’incombere di una minaccia invisibile, le restrizioni che comprimono spazi e diradano le relazioni, la tenuta psicologica in bilico e le contromisure attivate o in fase di studio per contenere i danni. Maria Antonietta Gulino, psicologa, psicoterapeuta e Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, è intervenuta su Il Tazebao.

È un’Italia sempre più insicura. Che sollecitazioni causa e che conseguenze produce questa emergenza sul singolo e sulle nostre collettività? C’è un rischio per la salute pubblica? “Assolutamente sì. Oltre al corpo, oltraggiato dal virus, la pandemia ci ha stravolto dentro, cambiando le relazioni. Il distanziamento fisico ha cambiato radicalmente i momenti sui cui si basa la nostra vita: ha danneggiato l’animale sociale, politico che è insito in noi. Ha frustrato il nostro bisogno di confronto e di dialogo. Su questo grande sconvolgimento delle nostre vite si è sommata la seconda ondata che stiamo vivendo. Ripenso a quando accoglievo un paziente dandogli la mano. Manteniamo sempre un contatto, riusciamo a parlare anche a distanza, si perdono però tutte le informazioni prossemiche, non verbali che sono determinanti e che ci aiutano a capire. Non ci possiamo più toccare. Siamo mutilati. In questo periodo abbiamo vissuto un apprendimento forzato: non so come ci comporteremo dopo, cosa saremo. Stiamo assimilando la distanza. Riprenderemo mai a darci la mano?”.

Alcuni dati

Lei è stata eletta a inizio di quest’anno e ha potuto toccare con mano tutta l’emergenza. Di quanto sono aumentate le richieste di aiuto e di che tipo a livello toscano? “Anche noi in un certo qual modo siamo stati travolti perché subito dopo l’insediamento ci siamo ritrovati in una pandemia. L’emergenza è prima sanitaria ma poi psicologica e i dati parlano chiaro. Il livello di stress della popolazione, come mostrano i dati dell’Istituto Piepoli raccolti per l’Ordine Nazionale degli Psicologi, è tornato – i dati sono riferiti a settembre – ai livelli di marzo, l’inizio della pandemia. Il 57% dei partecipanti di un sondaggio condotto da Eurodap dichiara di aver paura di contagiarsi e di contagiare. Nella nostra regione la richiesta di terapia è decisamente aumentata da agosto ad oggi, sebbene non ci siano ancora informazioni affinate. Negli anni precedenti, solitamente, a settembre registravamo un calo, connesso al periodo post-vacanze, e poi a gennaio, dopo le riunioni familiari, c’era un’impennata. Non è andata così quest’anno. In più adesso registriamo un’evoluzione dei sintomi: dopo una fase ansiosa oggi sta crescendo la depressione visto che, al contrario dei mesi precedenti, non si vedono vie d’uscita dalla pandemia”.

I soggetti più a rischio

L’emergenza ha una sorta di gradiente di intensità. Colpisce maggiormente chi giù in basso, si assomma infatti alle precedenti marginalità. Che strategia occorre adottare per impedire che sempre più poveri o nuovi poveri (l’ultimo rapporto Censis parla chiaro) finiscano nella disperazione? “La pandemia psicologica ha travolto tutti ma ha stravolto i più vulnerabili. E mi riferisco agli anziani, che sono i più colpiti anche sul versante sanitario, gli operatori sanitari a rischio burnout, le famiglie con i bambini, gli adolescenti, nuovi disoccupati e disoccupati di lungo periodo. Le fasce più vulnerabili sono ancora più a rischio. Sentiamo parlare spesso di indice RT ma ne trascuriamo uno altrettanto importante: l’indice di fragilità. Chi si occupa di loro, chi ascolta i loro dubbi, chi li prende in carico? È proprio l’indice di fragilità un parametro che dovremmo considerare. Anche forti di questi dati, stiamo chiedendo alle Istituzioni, faremo a breve un incontro con l’Assessore Regionale alla Salute, per discutere dell’introduzione di un voucher per la presa in carico della salute psicologica. Non ci possono essere solo bonus per la mobilità, per quanto importanti, ma ce ne dev’essere uno anche per la salute. E questa misura può essere erogata nel quadro di un sistema assistenziale a centralità pubblica. E lo dico perché le marginalità si espanderanno, i nuovi poveri aumenteranno. In tal senso, a maggior ragione se non c’è una presa in carico, i dati sulla fragilità e la depressione non fanno ben sperare”.

Crescere durante il Coronavirus

I più giovani, che hanno visto cancellata di netto tutta la socialità, come stanno vivendo il momento? Che ripercussioni possono avere visto che gli manca la scuola o attività fondamentali come lo sport? “I giovani, questi sconosciuti… lasciatemelo dire. Fantasmi senza volto e senza voce. Sono stati i primi a essere deprivati delle relazioni sociali. Sono quelli a cui abbiamo chiesto uno sforzo maggiore, anche con le scuole aperte e chiuse. Da una ricerca dell’Università di Firenze a cura di Menesini e Nocentini, professoresse di Psicologia, i ragazzi hanno mostrato livelli crescenti di stress: il 29% ha mostrato livelli di stress alti ad aprile, a giugno, quando ci saremmo aspettati un decremento, invece è salito al 40%. È un indicatore che fa capire che ci è una presa di coscienza del trauma. Questo significa che ci sarà un momento del lutto, dell’elaborazione e che comunque il periodo lascerà ferite e un dolore psicologico. È emerso un quadro di pensieri ossessivi, di ansia, l’autolesionismo è in aumento, non è sparito nemmeno il bullismo. Le DAD sono state applicate a fatica e non sono state apprezzate da alcuni dei ragazzi: questo ha avuto un’incidenza sul rendimento scolastico. Il 60% dei ragazzi intervistati si sono definiti nervosi. Che ne sarà di loro? Come faranno dopo questo anno di vuoto?”.

La sessualità

La sessualità, un momento imprescindibile della vita umana, cambia. C’è chi è arrivato a sconsigliarlo… è davvero qualcosa cui poter rinunciare? “È inevitabile che questa chiusura sia stato un laboratorio relazionale per la coppia. Coppie che erano in crisi, ma avevano ancora risorse sufficienti, hanno risolto. Quelle più compromesse lo hanno vissuto come l’anticamera della fine. La nostra vita sessuale è cambiata visto che non ci possiamo toccare. Penso ai vari single, che non solo sono chiusi, hanno avuto difficoltà nell’incontrarsi tra di loro anche nei momenti di pausa tra le restrizioni. Il motivo spesso è la paura di incontrare chi può essere contagioso. Mi viene da ripensare a quando ci trovammo a fronteggiare l’HIV. Quella minaccia seminò diffidenza nella sfera dell’intimità ma c’erano gli anticoncezionali. Anche per questo la situazione odierna è molto più complessa. Come possiamo gestire la sessualità se abbiamo corpi mutilati? Certi comportamenti forzatamente appresi perdureranno…”

Analizziamo adesso il rapporto uomo-donna sotto il lato più patologico e deteriore. Il 25 novembre si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne. I dati di ActionAid parlano chiaro: un’emergenza nell’emergenza. A cosa si deve questa recrudescenza spaventosa? “La violenza sulle donne è un fenomeno che ha in sé le più svariate componenti, da quelle sociali a quelle religiose passando per una infinita serie di stereotipi. Certo è che sul rispetto della donna c’è ancora molto ancora da fare. Nel primo lockdown erano diminuite le segnalazioni perché dovevano stare a casa con il compagno violento, poi, come si vede dai dati, l’impennata è molto preoccupante. L’estrema esposizione relazionale ha esasperato le coppie, a maggior ragione quando sono altamente disfunzionali. Spero che questo tema sia sempre più centrale nel dibattito”.

Il contributo degli Psicologi è tra i più preziosi e richiesti e si è visto anche nei mesi scorsi. Presidente, vogliamo ricordare quali servizi sono attivi per l’emergenza? “Sono attivi dei servizi per l’emergenza a livello di ASL territoriali, stiamo lavorando per esempio con le USCA per attivare l’intervento dello psicologo come previsto in origine, mentre la Protezione Civile ha attivato un numero verde. Ricordando quando fatto nei mesi dell’emergenza, da marzo a maggio abbiamo gestito 800 chiamate in virtù di un servizio in collaborazione con il Comune di Firenze. L’invito che mi sento di rilanciare è ad aumentare gli psicologi coinvolti. Dobbiamo impegnarci affinché questo malessere psicologico non diventi cronico così da programmare il post-pandemia”.

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