La città e l’acqua: il caso di Milano e il progetto “Rinavigli”

Il Laghetto di San Marco

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“Rinavigli” è un progetto di studio, documentazione, analisi di quella che è stata una delle infrastrutture più importanti per Milano: i Navigli. E a questo seguono proposte per una nuova valorizzazione…

Milano, una città d’acqua. Milano nasce in una zona dove convergono diversi fiumi e torrenti: Lambro, Olona, Seveso per citarne alcuni. E il rapporto con l’acqua si sviluppa contestualmente fin dalla fondazione – c’è ancora molto dibattito tra gli studiosi sull’origine del nome celtico che potrebbe significare o in mezzo alla pianura o in mezzo alle acque – e quindi in epoca romana, dove iniziano a fiorire i traffici commerciali grazie alle prime opere di canalizzazione.

All’epoca romana risale anche il porto fluviale, oggi scomparso ma di cui rimangono ampie tracce archeologiche, che permetteva la comunicazione con gli altri fiumi, con i laghi, con il Po e quindi con l’Adriatico. Mediolanum divenne così sempre più centrale nell’Impero e lo testimoniano prima l’elezione a Municipium e quindi la scelta come capitale durante la Tetrarchia.

I corsi d’acqua che interessano la città sono stati disciplinati nel corso dei secoli arrivando, anche grazie alle svariate conche, sviluppate fin dalla prima metà del Quattrocento, ad un complesso reticolo che permetteva la navigazione dentro la città e con la provincia ma anche l’irrigazione dei campi e di conseguenza il controllo di esondazioni e piene, problemi tornati oggi di drammatica attualità. E di non semplice soluzione.

E qui si arriva ad un periodo storico fondamentale per la città di Milano: l’industrializzazione che la consegna alla modernità rendendola non solo la capitale del Nord ma la capitale del lavoro. La rete dei Navigli è prima fondamentale per lo sviluppo, per il trasporto di merci ma alla lunga viene soppiantata dal trasporto su strada che prende il sopravvento.

“Rinavigli”: riattivare il rapporto tra la città e l’acqua

Prima nell’Ottocento, poi con più intensità negli anni Trenta e quindi con il secondo Dopoguerra, i Navigli e tutte le opere ad essi correlate cominciano a scomparire per far posto a piazze, strade, incroci trafficati. Milano perde uno dei suoi connotati distintivi.

Per cercare di riscoprire, conoscere la ricca storia dei Navigli un gruppo di giovani ha creato il progetto “Rinavigli”. Una preziosa opera di documentazione fotografica e storica che fa comprendere quanto la città sia evoluta cancellando, purtroppo, alcuni luoghi simbolici.

L’acqua si sotterra

Il caso, forse più noto, è quello della Cerchia dei Navigli, che costituiva il fossato interno allagabile della cinta muraria medievale (1156) e che riprendeva il preesistente fossato romano, trasformato con interventi successivi in Naviglio e interamente coperto nel 1929.

Il Naviglio della Martesana scorreva fianco a fianco alla trafficata via Melchiorre Gioia.

Tra le altre trasformazioni eclatanti si segnala che al posto del Ponte di Montebello c’è l’incrocio tra via San Marco e Montebello.

Ugualmente è scomparso il Ponte degli Olocati che serviva per scavalcare il Naviglio Vallone. La zona fu vittima di pesanti bombardamenti durante l’ultima guerra rendendola del tutto irriconoscibile rispetto a prima.

Esistevano, proprio dentro il tessuto urbano, dei laghetti artificiali come quello di San Marco (foto di copertina), interrato nel 1935, e di Santo Stefano, interrato anch’esso ma a metà dell’Ottocento, che permetteva di far approdare in città il marmo proveniente dalle cave su lago Maggiore indispensabile per la costruzione del Duomo.

Non tutto però, nello sviluppo, è stato cancellato: si veda il ponte delle Sirenette, luogo al quale i milanesi erano molto affezionati, spostato, letteralmente, nel parco Sempione.

Queste fotografie restituiscono l’immagine di una città diversa, che traeva dall’acqua una delle sue fonti di prosperità e che aveva con essa un rapporto quotidiano.

Esempi di recupero e di nuova valorizzazione

Un rapporto da recuperare. Il progetto Rinavigli non si limita a questa preziosa opera di documentazione e diffusione. Il rapporto con l’acqua viene ripensato e ridefinito in quasi tutte le città della terra. Ripensare le città – necessario dopo la pandemia più che mai, come ribadito anche a Domus Forum 2020 – passa anche, infatti, dal recuperare il rapporto tra il tessuto urbano e l’acqua. E a livello mondiale sono già molte città ad averlo fatto. Seoul con il canale Cheonggyecheon, Madrid e Dusseldorf con l’interramento delle autostrade e l’apertura di parchi fluviali, Utrech con la riapertura del Singel. Gli esempi da seguire non mancano.

Bibliografia

F. Vallerani, “Fiumi come corridoi di memorie culturali, saperi idraulici e rappresentazioni” su Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia, XXXI, I, 2019.

A. Gnesini, “I nuovi parchi fluviali di Düsseldorf e Madrid” su Aboutplants.eu del 25/03/2015.


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