Il “green” rivoluzionario ancora scalda i cuori: in ogni angolo della Libia si celebra l’anniversario della rivoluzione di Gheddafi. Il Tazebao del giorno

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Il Tazebao – Come ogni 1° settembre, nonostante (e forse proprio grazie a) tredici anni di instabilità, corruzione e guerra civile più o meno latente, masse di ogni età e ceto sociale si riversano nelle piazze di tutta la Libia per celebrare la ricorrenza della Rivoluzione della Riconquista, quella che portò al potere Muammar al-Gheddafi nel 1969. Se fino al 2010 (il 1° settembre 2011 Tripoli era già caduta nelle mani del “consiglio di transizione nazionale”) le celebrazioni erano organizzate dallo Stato e vi si potevano intravedere anche presidenti stranieri, soprattutto per il 40° nel 2009 a cui si recò anche Silvio Berlusconi, adesso tutto è lasciato alla volontà e al cuore delle masse, nel silenzio totale dei media nazionali e stranieri. Purtuttavia, giungono immagini e video amatoriali di grandi manifestazioni a Bani Walid, caduta per la seconda volta nel 2012 dopo che i lealisti l’avevano ripresa, ma anche nella Sirte natia del Colonnello, come ad Ajilat, Sabratha, Raqdalin, Tarhuna, Al-Jamil, Badr Al-Si’an e ovviamente a Tripoli, nei suoi quartieri e persino all’aeroporto. Nulla hanno potuto i tentativi di repressione poliziesca a Tarhuna, Sirte e Ajilat, moltissime le bandiere verdi e i ritratti di Muammar e Saif al-Islam Gheddafi, a testimoniare la volontà del popolo libico cui vengono negate quelle stesse elezioni sbandierate come “piattaforma di libertà” nel 2011, adesso tuttavia temute per il quasi sicuro esito che ne scaturirebbe: una Libia sì “green”, ma in un senso decisamente contrario ai desiderata delle grandi potenze. (JC)

(In copertina: Pexels)

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