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L’approfondimento su una delle piante più conosciute e più affascinanti: il bonsai.

Molti testi cinesi parlano di asceti, di artisti e di poeti che scegliendo di vivere in povertà non si erano mai fatti mancare una piccola pianta da curare, perché coltivare una pianta voleva dire elevare il proprio spirito ad una perfezione quasi divina. Le tecniche di coltivazione sono state tramandate oralmente, sicuramente arricchite da esperienza personale con piccoli grandi segreti necessari per far sopravvivere una pianta anche per trecento anni.

In Cina nella tomba del principe Zhang Huai morto intorno al 705 nella provincia dello Shansi sono stati ritrovati degli affreschi che raffiguravano dei servitori con in mano paesaggi in miniatura, con piante, rocce, arbusti. Alcuni documenti della dinastia Tang (618-906) riportano la moda dei paesaggi in miniatura, tanto perfezionata da far supporre che già in passato si fosse soliti utilizzare la tecnica della nanizzazione delle piante; all’epoca della dinastia Han (dal 206 a.C.al 220 d.C.), quando sorse la grande muraglia, i cinesi coltivarono l’arte di riprodurre i paesaggi in piccolo, disponendo rocce in ciotole e aggiungendo delle piante.

La parola bonsai è composta da due termini giapponesi bon, vaso basso e sai pianta albero. Mentre nella lingua cinese sono chiamati pun-sai che ha lo stesso significato di quella giapponese, oppure anche pun-ching pianta in un contenitore che rappresenta un paesaggio.

L’ideogramma simbolo del bonsai non traduce letteralmente le due parole, ma concentra graficamente su un significato più ampio come l’amore per la natura, la coltivazione, il senso artistico e la spiritualità.

Per capire meglio il rapporto tra uomo e la natura e le piante, bisogna analizzare il contesto filosofico e culturale in cui si sviluppa la coltivazione del bonsai. La sua origine è esclusivamente cinese, ma in Giappone trova la massima divulgazione, fu introdotto dai monaci buddisti che ricercavano con la meditazione e con la contemplazione la via dell’illuminazione.

Nel periodo Edo, XVII Secolo, dopo un periodo di sanguinose guerre, seguì un periodo di stabilità con un rigido autoritarismo sovrano e a cui fece seguito il cambiamento del sistema economico passando da quello naturale ad uno monetario. Si verificano grossi cambiamenti sociali, la classe borghese e quella dei commercianti sostennero lo Stato, i principi e i samurai si ridussero in povertà, mentre la borghesia colta si elesse e a mecenate delle arti ed sostiene l’arte di comporre i giardini, detenuta fino allora all’elite politica.

Una legge severissima in quel momento vietò ai cittadini facoltosi di possedere dei giardini estesi, che nelle epoche precedenti avevano raggiuto una grande diffusione per l’abbellimento di sontuose dimore essendo un naturale collegamento con lo spazio esterno e con la vegetazione circostante considerandola come parte integrante dell’habitat.

Conseguentemente a questi avvenimenti la pratica del Bonsai visse un periodo di grande sviluppo; considerato come un giardino in miniatura sostituì quello naturale e furono introdotti nuovi concetti estetici nel rapporto uomo natura.

La coltivazione delle piante in piccolo assunse un ruolo importante che colmò il vuoto lasciato dal cambiamento economico e dal ruolo che esercitava il giardino nella classe sociale e religiosa. In essi si riunirono le ideologie dello scintoismo per cui gli alberi furono e ,sono, venerati come divinità ,mentre secondo le teorie dello zen come via verso l’illuminazione.

I valori e gli usi della religione scintoista hanno avuto origine in particolare dalla cultura cinese, con particolare riferimento a quella Buddista. Infatti le due religioni hanno coesistito pacificamente per oltre mille anni, per cui è stato ed è difficile dividere le due credenze, tanto che i giapponesi sono soliti praticare entrambe le religioni. Lo scintoismo non impone comandamenti assoluti, eccetto quello di condurre una vita semplice e in armonia con la natura e le persone.

La natura è sacra in quanto espressione del divino

Infatti i templi venivano edificati in zone incontaminate e lontano dai centri abitati ed immersi nel verde dei boschi. I giardini erano e sono parte integrante e fondamentale della religione protettrice della natura. Si accede al bosco e successivamente al tempio che è all’interno di esso attraverso un torii, una porta molto semplice in legno attraversando un sentiero chiamato sando, lungo i lati del quale sono poste delle statue di animali sacri, questo semplice percorso rappresenta il camminamento rituale attraverso il quale l’uomo deve giungere per liberare la mente e con una purezza d’animo quasi infantile deve arrivare alla contemplazione del Kami (rappresentazione del Dio e gli spiriti degli antenati in quanto per lo scintoismo lo spirito dell’uomo è eterno come i Kami).

La religione considera l’universo come una componente sacra di essa, per cui il tempio e tutte le sue parti attigue rappresentano un microcosmo: il giardino simbolicamente è la vegetazione di tutto il mondo, per cui le pietre sono le montagne e gli stagni i mari e laghi ,e fiumi sono luoghi per le abluzioni. La venerazione corrisponde ad un rapporto diretto con la natura, per cui i templi sono oasi di pace all’interno delle città moderne e caotiche.

Molte pratiche artistiche giapponesi come l’architettura, l’ikebana, i bonsai hanno una componente diretta e indiretta con la religione, i giardini, anch’essi riprendono questa visione estetica ed ideologica conseguentemente la creazione di essi diventò una pratica religiosa e anche magica. Un testo intitolato Sakuteiki (annotazione sulla composizione dei giardini), attribuito a Fujiwara Nagatsune riporta le regole nelle costruzioni dei giardini e gli errori da evitare, poiché qualsiasi violazione delle leggi estetiche e naturali, avrebbe provocato la vendetta degli spiriti.

La disposizione delle piante e delle pietre nel giardino non era pensata solo in termini estetici, ma come risultato di una progettazione senza errori, una perfezione artistica praticata con accurata meditazione, con una grande capacità di sintesi dove i pieni e i vuoti erano collocati asimmetricamente nello spazio antistante il tempio, oppure l’abitazione e visibili da un solo punto di vista. Lo studio dei materiali e la loro collocazione nel giardino era fondamentale per un risultato di estrema perfezione, per fare un esempio pratico se una pietra aveva una forma fatta per giacere in orizzontale successivamente averla collocata verticalmente avrebbe portato disarmonia e sfortuna. Gli esempi meglio riusciti di paesaggi secchi sono i piccoli giardini di sabbia e di roccia e con un apparente tocco di vegetazione chiamati Kansansu.

I giardini del Ryōanji di Kyoto, sono un esempio, sono stati progettati in origine nel 1500 dall’architetto da Sōami

Gli alberi in vaso alcuni composti da una o più piante altri arricchiti da anche da alcuni elementi architettonici, non sono soltanto un oggetto di ammirazione e di divertimento, ma un messaggio eloquente di serenità e di pace che rafforza il legame primordiale con la madre natura, sono detentori della forza divina per cui possiamo considerali una piccola divinità, lo spirito che li possiede e ne crea l’esistenza per poter essere apprezzati e custoditi in uno piccolo spazio .

Un piccolo miracolo, un albero genealogico vivente da apprezzare anche per centinaia di anni quindi, la vittoria della vita sulla morte grazie alla volontà dell’uomo ai suoi momenti di riflessione e ai sentimenti profondi trasmessi a generazioni per generazioni.

Questo tipo di approccio verso il bonsai è tipicamente orientale quasi a consideralo come esempio d’arte e come arte – concettuale.

Mentre spesso in Occidente è considerato puro elemento decorativo ed esclusivamente estetico nell’interno dell’abitazione, a cui spesso si osserva con una certa diffidenza come un episodio di tortura nei confronti di un albero per le molteplici manipolazioni e cure a cui è sottoposto.

In Occidente, a Parigi, nel 1878, furono esposti i primi bonsai in occasione dell’Esposizione Universale, e raccolsero molto interesse di pubblico, essi si unirono al gusto decorativo della moda delle Cineserie, insieme le porcellane, alla moda del tè, le spezie ecc… Si possono individuare cinque stili fondamentali di bonsai che sono stati ripetuti nel tempo con risultati estetici eccellenti e perfetti nel loro equilibrio sia statico che di sintesi estetica.

Chokkan, costituito da una unica pianta e formato da un unico tronco, i rami sono alternati simmetricamente e si assottigliano verso l’alto, le radici emergono in superficie, le piante più adatte a questo stile sono l’acero, il tiglio, l’olmo giapponese, la serissa e il faggio, la forma del vaso in porcellana deve essere rigorosamente rettangolare.

Lo stile Moyogi, simile al precedente, si distingue per la maggiore libertà del tronco che non è eretto, ma sinuoso e l’apice della pianta deve cadere perpendicolare entro la base del tronco.

I rami diventano sottili alla sommità, i faggi, le querce gli olivi gli aceri e le azalee, sono le piante più adatte a questa forma che stilisticamente è bene inserita in un vaso rotondo, ovale o tondeggiante.

Shakan è inclinato di 45 gradi rispetto alla base del tronco e l’apice della pianta deve svilupparsi in senso opposto alla base del tronco per non sbilanciarsi, a questo stile si adatta alle conifere, ginepri, pinus pentaphylla, pinus nigra, la forma del vaso deve essere rettangolare.

Lo stile Kengai è quello più particolare, l’apice della pianta oltrepassa l’altezza del vaso e scende a cascata, il tronco è contorto e cade su se stesso. L’olmo giapponese è la pianta più adatta per questo genere di bonsai che è molto scenografico il vaso deve essere alto e può avere una forma tonda.

Han-Kengai è un bonsai simile al precedente e anche la qualità della pianta è identica, ma la forma dell’apice inferiore della pianta non deve superare l’altezza del vaso che può essere rotondo, quadrato, o tondeggiante.

La forma del bonsai è il risultato di linee di forza rappresentate dal tronco, una di queste linee deve predominare rispetto alle altre, non possono sussistere due tronchi di uguale forza, per cui la simmetria è vietata.

Il bonsai imprigiona la forza della natura e la forma è il risultato dell’educazione spirituale e estetica dell’uomo.

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