I venti di guerra nella penisola coreana

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Oltre alla Russia e al Mar Cinese Meridionale, vi è un altro contesto in cui i venti di guerra che attualmente spirano nel mondo non hanno mai fatto mancare la loro presenza: si tratta della penisola coreana.

Nonostante le minacce belliche tra Stati Uniti e Corea del Sud da una parte e Corea del Nord dall’altra non siano mai mancate negli ultimi decenni (sin da quando gli Stati Uniti, violando l’Accordo di Armistizio del 1953, già nel 1958 stoccavano decine di testate nucleari nella parte meridionale della Corea), in questo particolare frangente storico ogni parola assume un significato diverso e un peso molto maggiore che in tempi di apparente normalità.

Alla VI sessione dell’Ufficio Politico dell’VIII Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea, svoltasi il 19 gennaio a Pyongyang, nel resoconto stenografico ufficiale (disponibile in italiano qui) si cita questa dura presa di posizione da parte dell’UP stesso:

«Soltanto in questi ultimi anni dalla fine del vertice RPDC-USA, gli Stati Uniti hanno effettuato a centinaia di riprese le esercitazioni militari congiunte che avevano essi stessi promesso ufficialmente di cessare, e hanno testato vari tipi di armi strategiche. D’altra parte, hanno introdotto mezzi di attacco militare all’avanguardia in Corea del Sud e armi strategiche nucleari attorno alla penisola coreana, minacciando gravemente in tal modo la sicurezza del nostro Stato.

Parimenti, calunniando e insultando odiosamente quest’ultimo, essi hanno temerariamente adottato, per più di 20 volte, delle misure sanzionatorie separate contro di esso. In particolare, l’attuale amministrazione americana si adopera ostinatamente per sopprimere il nostro diritto all’autodifesa.

Tutto ciò dimostra nettamente, ancora una volta, che la politica di ostilità verso la nostra Repubblica proseguirà anche in avvenire, fintantoché sussisterà l’imperialismo americano che è ostile al nostro paese.

L’UP ha ritenuto che, malgrado gli sforzi sinceri che abbiamo sostenuto per mantenere la grande fase di alleggerimento della situazione della penisola coreana dopo il vertice RPDC-USA di Singapore, la politica di ostilità e la minaccia militare degli Stati Uniti hanno raggiunto il limite del pericolo che non possiamo più tollerare; riconoscendo che dobbiamo prepararci al meglio a un conflitto di lunga durata con l’imperialismo americano, esso ha concluso che dobbiamo passare ad azioni effettive volte a rafforzare con maggior sicurezza e più assertività la nostra potenza fisica per salvaguardare la dignità, la sovranità e gli interessi del nostro Stato».

Che cosa significa ciò, in poche parole?

Secondo il governo di Pyongyang l’amministrazione Trump, e ancor più l’amministrazione Biden, hanno violato a più riprese gli accordi stipulati con Kim Jong Un a Singapore nell’ormai lontano giugno del 2018, svolgendo con la stessa intensità di prima le annuali esercitazioni militari congiunte al largo delle coste nordcoreane con l’esercito della Corea del Sud e altri partner occasionalmente coinvolti (Regno Unito e Australia su tutti); che gli USA e la Corea del Sud hanno effettuato vari test missilistici e nucleari in chiave antinordcoreana, dotando Seul di armi ed equipaggiamenti sofisticati, di ultima generazione. Ma le parole più pesanti sono senz’altro quelle per cui i nordcoreani si sono prefissi di “prepararsi al meglio a un conflitto di lunga durata” con gli USA, passando in quest’ottica all’adozione di “misure effettive volte a rafforzare con maggior sicurezza e più assertività” la potenza militare della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Una rincorsa agli armamenti?

Quale sia il riferimento specifico non è difficile da indovinare: soltanto in questo mese (il 5, il 12, il 14 e il 17) l’Accademia delle Scienze della Difesa Nazionale della RPDC ha messo a punto e diretto con successo dei lanci di prova di missili ipersonici appena ultimati.

Il fatto che si siano testate delle armi di questo tipo non è casuale, come non lo fu il fatto che, particolarmente nel 2016 e nel 2017, la Corea del Nord si fosse concentrata sull’approntamento di missili a medio e lungo raggio (ICBM) mentre nel 2019 ebbe a sviluppare più approfonditamente la sua padronanza delle armi tattiche teleguidate.

I generali e gli scienziati della difesa nazionale nordcoreani conoscono le peculiarità della guerra moderna; sanno che essa si combatte sulle lunghe distanze, con armi automatizzate e, soprattutto, che i sistemi antiaerei dei paesi occidentali sono impotenti contro i missili ipersonici.

La Corea del Nord si prepara dunque a scenari vietnamiti o afghani nell’ambito della sua propria “guerra fredda” con gli Stati Uniti? Difficile dirlo con certezza, ancor più difficile è l’espressione certa di un giudizio netto sull’eventualità che alle parole seguano i fatti (simili minacce si sono pur sempre rincorse tra Washington e Pyongyang).

Di certo c’è che gli Stati Uniti, già concentrati sul fronte russo, dopo aver apparentemente abbandonato la contesa per Taiwan con la Cina, si trovano in una situazione estremamente delicata, e con essi il resto del mondo e i loro alleati, a partire dall’Italia. Anche per questo, seguire con frequenza e distacco ciò che succede lontano è decisivo.

Sulla penisola coreana
  1. La “nuova Guerra fredda” vista da Pyongyang – Il Tazebao
  2. L’VIII Congresso del Partito del Lavoro di Corea – Il Tazebao
  3. Coree, in attesa del “coup de théâtre” del leader nordcoreano – Il Tazebao
  4. Corea del Nord, verso l’VIII Congresso del Partito del Lavoro – Il Tazebao

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