Da dove cominciare? La consulenza come lente d’ingrandimento sui rischi, i bisogni, le opportunità

Wall Street sign in lower Manhattan New York

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Primo approfondimento sulla consulenza finanziaria a cura di Lucio Lapalorcia su Il Tazebao.

Fermarsi e pensare al proprio futuro e a quello di chi ci sta a cuore sembra essere diventata una pratica ormai scomparsa dalle nostre abitudini, ma ritengo sia imprescindibile se non vogliamo essere vittime degli eventi.

Pensare al futuro significa pianificare le proprie scelte e porre le basi per una vita in cui la serenità sia data non già da una foto postata su Instagram e dal numero di like che essa riceve, ma dalla consapevolezza che programmare il proprio futuro ci rende forti.

Nel mondo del risparmio ci sono poche semplici regole che sono valide da decenni, anche oggi nell’epoca delle criptovalute. Parlo di risparmio e non di investimento perché vorrei porre l’attenzione su una parola che non sento più pronunciare: risparmiare significa accumulare un capitale, grande o piccolo che sia, rinunciando ad una parte del nostro reddito, che ci consentirà di realizzare in futuro i nostri progetti – siano essi l’acquisto di un immobile o di una barca – oppure di avere più certezze in campo previdenziale e di mantenere di conseguenza un buon tenore di vita.

Nella mia trentennale esperienza nel settore ho trovato pochi che risparmiavano e molti che volevano speculare, adducendo spesso una motivazione che è la negazione delle regole di base: “L’aspetto ludico degli investimenti finanziari”.

Erano gli anni ’90 della bolla tecnologica che ha fatto tanti danni a chi è stato investito dalla sua esplosione.

Riuscire a capire il rischio insito in tutti gli investimenti non è un’abilità comune a tutti: per questo esiste il settore della consulenza che cerca di fornire strumenti di comprensione e di consapevolezza ai risparmiatori, per farli crescere e diventare forti.

Leggo spesso di servizi di consulenza forniti da remoto che hanno il pregio di essere veloci e semplici da usare, ma sono convinto che il rapporto personale, l’empatia, la costanza nel seguimento di un cliente siano il fulcro del lavoro di un consulente che voglia definirsi tale. Fare consulenza ad un gruppo familiare significa essere presenti ed offrire soluzioni con particolare attenzione alle esigenze, manifeste e non. Bisogna avere la capacità di diventare punto di riferimento, attraverso l’indipendenza, la competenza, la disponibilità, non dimenticando l’onestà e la riservatezza.

Affiancare le persone e condividere gli obiettivi significa perciò individuare insieme i bisogni, analizzare i rischi e cogliere le opportunità presenti sul mercato attraverso l’ausilio di società qualificate e solide, ma passando per un imprescindibile rapporto vis a vis, eventualmente anche in remoto, ma che sia con le persone e non con gli algoritmi, in modo da avere una lente di ingrandimento, qualcuno che focalizza l’attenzione degli investitori e li aiuta a comprendere il rischio finanziario.

In passato la figura del consulente finanziario era vista come quella di un venditore di prodotti, mentre oggi questi è il punto di riferimento della famiglia per ogni scelta che riguardi denaro e futuro. Il modello di servizio che prevede la figura del consulente finanziario è oggi infatti la chiave del successo delle reti di consulenza.

Le crisi bancarie passate ed in corso hanno consentito alle banche che si avvalgono di reti di consulenti finanziari di ampliare la propria quota di mercato in maniera significativa, ma questo argomento merita un approfondimento specifico.

Quindi nel futuro di ogni risparmiatore deve esistere, a parer mio, la presenza di un consulente che sia tanto più assidua quanto più complesse saranno le esigenze.

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