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1921/2021, Kim Il Sung e l’Italia: i rapporti col PCI

Kim Il Sung in un’intervista a L’Unità: “Eurocomunismo? Un’invenzione dei capitalisti”.

Abbiamo già trattato, sinteticamente, la considerazione e l’attenzione che Kim Il Sung (1912-1994), primo presidente e fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea, riservò all’Italia e alle questioni italiane, allorquando ripubblicammo parte della sua intervista all’Avanti! del 1982.

Abbiamo anche menzionato come i rapporti fra Italia e Corea del Nord fossero stati gestiti sino agli anni ’80 dal PCI, prima dell’apertura dell’ambasciata nordcoreana a Roma nel 2000 dopo un “buco” di un quindicennio circa, da quando cioè in via delle Botteghe Oscure si decise la rottura dei rapporti col campo socialista dopo i fatti di Solidarność (1981), che naturalmente Pyongyang condannò a favore del governo della Repubblica Popolare Polacca.

Il punto di massimo sviluppo dei rapporti

Nella stagione più florida dei succitati rapporti tra Partito Comunista Italiano e Partito del Lavoro di Corea, coincisa col decennio degli anni ’70, Kim Il Sung ebbe a concedere il 2 aprile 1974 un’intervista all’Unità in cui però si soffermò quasi esclusivamente sulle questioni coreane (la riunificazione, il piano sessennale) e su quelle allora più pressanti del movimento comunista internazionale. Tre anni più tardi, all’inizio del settembre 1977, egli ricevette la Segretaria dell’Associazione d’amicizia Italia-Corea (legata al PCI), Ina Sansone, con la quale ebbe a confrontarsi in merito alla nascente corrente dell’eurocomunismo.

Questo colloquio, come ricordato, appartiene alla stagione più florida dei rapporti fra il PLC e il PCI, quando l’Unità traduceva intere pagine del Rodong Sinmun e descriveva la Corea socialista con toni analoghi a quelli in uso negli anni ’40-’50 per divulgare le conquiste dell’URSS e delle democrazie popolari. In quegli anni furono tradotti e stampati i moltissimi libri ed opuscoli di Kim Il Sung che ancora oggi circolano sia su Internet che, con un po’ di fortuna, alle bancherelle d’antiquariato.

Date le circostanze, il grande leader non può che ringraziare i comunisti italiani ed esprime addirittura alcuni commenti positivi sull’operato di Berlinguer, elogiando la politica del fronte unico antimonopolista (gradita anche ai sovietici) e ricordando l’importanza attribuita da entrambi i partiti all’autonomia da Mosca. Ma proprio qui si nota una significativa differenza d’accento che svela l’intenzione polemica delle parole di Kim Il Sung: egli intende la sovranità come il presupposto di un’autentica e durevole fedeltà al marxismo-leninismo, mentre gli eurocomunisti erano in procinto di rimuovere dallo Statuto del partito gli ultimi riferimenti alla dottrina da cui del resto si erano già considerevolmente allontanati, e si richiama in modo solo apparentemente frammentario alla conferenza del maggio 1967, sede in cui aveva ribadito l’assoluta indispensabilità della dittatura del proletariato nel discorso A proposito dei problemi del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo e della dittatura del proletariato”.

Questa sottile critica è ancora più evidente là dove il “grande Leader” sembra difendere il Partito Comunista Spagnolo (PCE), ma cita pressoché alla lettera un passo dell’articolo con cui il giornale sovietico Tempi nuovi il 23 giugno 1977 stroncava il libro di Santiago Carrillo L’eurocomunismo e lo Stato, riaffermando con forza proprio ciò che i partiti occidentali negavano: l’universalità dei principi del socialismo scientifico, quelle leggi generali dell’edificazione socialista contro cui un anno dopo Berlinguer si sarebbe scagliato nel suo burrascoso colloquio col noto teorico e mecenate sovietico Mikhail Andreevič Suslov.

Le riflessioni di Kim Il Sung

«Sono lieto di apprendere che il Partito comunista italiano e il compagno Enrico Berlinguer aderiscono al principio dell’indipendenza.

In questi giorni certuni attaccano il compagno Carrillo, accusandolo di un preteso “eurocomunismo” e chissà cos’altro. Di certo non può esistere né un “comunismo europeo”, né un “comunismo asiatico”, né un “comunismo americano”. Non c’è che un solo comunismo per tutti. Dunque la parola “eurocomunismo” è un’invenzione dei capitalisti, non dei comunisti, penso.

Oggi i partiti comunisti d’Europa — in particolare il PCI, il PCF e il PCE, partiti attivi nei paesi capitalistici sviluppati, così come quelli di molti altri paesi ancora, — professano l’indipendenza; è cosa buona e giusta, perché a ciascun popolo spetta di decidere da sé il destino della rivoluzione nel proprio paese.

Le esperienze acquisite da un paese nella rivoluzione, qualunque esso sia, non possono in nessun caso essere imposte ai partiti degli altri paesi.

La nostra epoca è ben diversa da quella in cui Lenin organizzò la III Internazionale. A quel tempo il compagno Berlinguer ed io eravamo entrambi degli scolaretti in tema di marxismo-leninismo. Ma adesso i nostri capelli sono già bianchi. Noi possediamo oggi tali ricchezze teoriche e sperimentali che siamo in grado di risolvere da soli i problemi che sorgono nella rivoluzione del nostro paese, e tracciamo la nostra linea di condotta rivoluzionaria in piena indipendenza. Abbiamo già attraversato tutte le fasi della rivoluzione. E siamo giunti alla conclusione che tutti i partiti sono tenuti a guidare il movimento rivoluzionario in rapporto alle realtà dei loro rispettivi paesi.

Attualmente il PCI, il PCF e il PCE cercano di portare il movimento operaio a uno stadio superiore, facendo leva sul vasto fronte unito che hanno formato con parecchi altri partiti dei loro rispettivi paesi; è molto importante. La formazione di un simile fronte unito permette alla rivoluzione di non indietreggiare, bensì di avanzare. Per questo sosteniamo attivamente la linea del vostro partito. La nostra posizione in questo campo è stata già trasmessa al Comitato centrale del PCI. Però vi prego di informarlo ancora una volta.

Il nostro partito e il PCI si attengono entrambi all’indipendenza. Per i partiti comunisti mantenere l’indipendenza significa assumere davvero una posizione tesa a difendere la purezza del marxismo-leninismo. Si tratta di sviluppare il movimento rivoluzionario nei loro rispettivi paesi ed ottenere così la vittoria della rivoluzione. Ciò costituisce il principale criterio per sapere se la purezza del marxismo-leninismo viene preservata o no. Per questo riteniamo giusta la politica praticata dal vostro partito» [1].


1. Kim Il Sung, Opere, vol. 32, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1988, pagg. 340-42 ed. ing.

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Craxi 21 anni dopo, Quando Kim Il Sung elogiava la linea “autonomista” del PSI

Kim Il Sung in un’intervista a L’Avanti elogiò la linea di Bettino Craxi: “Il nostro Partito e il PSI mantengono entrambi una politica indipendente, il che migliora di giorno in giorno i loro rapporti”.

Il 9 ottobre 1982 il Presidente, nonché fondatore, della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Il Sung (1912-1994), concesse un’intervista a Ugo Intini, giornalista de L’Avanti, rendendo così il quotidiano di area del PSI il secondo in Europa, dopo il francese Le Monde, ad aver intervistato il “grande Leader”.

Nell’intervista Kim Il Sung si sofferma principalmente su tre temi: la riunificazione della Corea, la situazione economica interna del paese e altre questioni di politica internazionale. Nella parte finale non lesina apprezzamenti positivi nei riguardi dei partiti socialisti europei che mostravano una volontà di perseguire una politica indipendente rispetto al Patto Atlantico (ne ha parlato anche Andrea Marcigliano), e tra questi non poteva mancare il PSI allora guidato da Bettino Craxi (che seppe anche guardare a Est).

L’intervista di Intini a Kim Il Sung ebbe già allora una vasta eco sui media nordcoreani e fu riprodotta in varie antologie del “grande Leader”, tra cui il terzo volume delle “Risposte ai corrispondenti della stampa estera” (Pyongyang 1986, pagg. 283-95 dell’edizione francese) e il 37esimo delle sue “Opere” (Pyongyang 1991, pagg. 241-52 dell’edizione inglese).

Riproponiamo qui due citazioni a riprova di quanto sin qui detto: la chiosa della suddetta intervista all’Avanti! e un estratto da un’intervista da egli concessa a una delegazione dell’Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana del Perù tra il giugno e il luglio del 1983 circa le speranze che nutriva per la sovranità dell’Europa.

“I partiti socialisti dell’Italia e di numerosi altri paesi d’Europa reclamano l’indipendenza; noi vediamo in ciò un’ottima promessa. Il nostro Partito e il Partito Socialista Italiano mantengono entrambi una politica indipendente, il che migliora di giorno in giorno i loro rapporti. Sono convinto che essi si rinsalderanno e si svilupperanno ulteriormente sulla base della sovranità. Colgo l’occasione per ringraziare il Partito Socialista Italiano e il popolo italiano che offrono il loro sostegno e testimoniano la loro simpatia al popolo coreano nella sua giusta lotta per la riunificazione indipendente e pacifica della patria”.

— Opere, vol. 37, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1991, pag. 252 (edizione inglese).

“Nei miei colloqui con i quadri dei partiti socialisti e dei partiti socialdemocratici di parecchi paesi d’Europa in visita da noi, ho parlato loro del problema della sovranità in Europa. Tutti convengono in tal senso sull’urgente necessità di far accedere l’Europa all’indipendenza. I paesi in cui il partito socialista o socialdemocratico ha preso il potere non condividono più l’opinione degli Stati Uniti su certi problemi internazionali, e non seguono più la loro politica alla cieca. È questa una circostanza che apprezzo vivamente. Noi auspichiamo che l’Europa acceda a una sovranità totale. In altri termini, vorremmo che i paesi d’Europa si opponessero alla guerra e si orientassero verso una politica indipendente, anziché seguire le grandi potenze nella loro politica bellicosa”.

— Opere, vol. 38, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1993, pagg. 98-99 (edizione inglese).

http://iltazebao.com/corea-del-nord-verso-lviii-congresso-del-partito-del-lavoro/