La nascita e il rafforzamento dei rapporti tra Russia e Corea del Nord

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Alla luce di una possibile proiezione globale dello scontro, ripercorriamo la storia delle relazioni, tutt’altro che lineare, tra Russia e Corea del Nord.

La Repubblica Popolare Democratica di Corea e la Federazione Russa hanno una lunga storia di strette relazioni diplomatiche, allacciatesi ufficialmente nel 1948 all’atto costitutivo della RPDC, quando ancora la Russia faceva parte dell’Unione Sovietica.

Una storia di rapporti discontinui

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i rapporti tra i due paesi non sono sempre stati eccellenti e lineari: successivamente al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (1956), il Partito del Lavoro di Corea fu tra quei partiti che rifiutarono il “nuovo corso” di matrice kruscioviana, composto da maggiori aperture all’Occidente, “competizione pacifica” col mondo capitalista e ripudio della figura e dell’opera di I.V. Stalin.

I rapporti tornarono a rinsaldarsi con l’avvento del periodo brezneviano (1964-1982) e il contestuale distaccamento dal Partito Comunista Cinese nel periodo iniziale della Rivoluzione Culturale, allorquando le Guardie rosse accusarono Pyongyang di “revisionismo” per non aver definitivamente troncato i rapporti coi sovietici schierandosi con Pechino nella disputa ideologica e politica tra i due principali paesi socialisti del mondo di allora; è da notare, qui, che il Partito del Lavoro di Corea fu sempre riluttante a schierarsi completamente col PCUS o col PCC, impostando la sua difesa dei principi del marxismo-leninismo su posizioni indipendenti e creative e sforzandosi di mantenere buoni rapporti con entrambi.

Kim Il Sung, infatti, effettuò una visita particolarmente significativa in Cina dal 15 al 26 settembre 1982, visitando Pechino, Chengdu, Xian e altre località e incontrando personalità dirigenti del PC Cinese come Deng Xiaoping, Zhao Ziyang e Hu Yaobang. Due anni dopo, dal 16 maggio al 1 luglio 1984, egli compì un viaggio diplomatico in tutti i paesi socialisti dell’Est Europa (Albania esclusa), visitando in URSS le città di Krasnoyarsk, Mosca, Minsk, Brest e Sverdlovsk incontrando Černenko, Ustinov, Gromyko e altri dirigenti del Partito e dello Stato sovietici. I rapporti tra Mosca e Pyongyang si mantennero cordiali anche negli anni successivi, pur avendo Kim Il Sung esplicitamente rifiutato la perestrojka e la glasnost di Gorbaciov, per poi arenarsi definitivamente intorno al 1990, allorché l’URSS decise di riconoscere la Corea del Sud e allacciarvi rapporti diplomatici.

Il decennio degli anni ’90, corrispondente all’era Eltsin in Russia, fu un periodo sostanzialmente anonimo caratterizzato da rapporti puramente formali tra i due paesi. Ciò fino al 2000, con l’avvento al potere di Vladimir Vladimirovič Putin.

L’era Putin

Questa articolata premessa era necessaria per comprendere appieno la portata della svolta che Putin ha impresso ai rapporti russo-nordcoreani, che tornarono, dal 2000 ad oggi, allo stesso livello di intensità dell’epoca sovietica.

Il primo incontro tra Kim Jong Il (nel frattempo succeduto a Kim Il Sung, scomparso nel 1994) e Putin risale al luglio 2000, allorquando quest’ultimo si recò in visita a Pyongyang accolto da ali di folla entusiaste e da due pionieri nordcoreani che lo salutarono col tradizionale saluto dei pionieri (braccio destro piegato verso l’alto a sopravanzare la testa). In questa occasione fu firmata la Dichiarazione congiunta RPDC-Russia in cui si stipulava la volontà delle due parti di «inaugurare una nuova svolta delle relazioni amichevoli per il nuovo secolo, di garantire la pace e la sicurezza del continente asiatico e contribuire allo sviluppo di sane relazioni internazionali».

La visita di Putin a Pyongyang fu ricambiata da Kim Jong Il, il quale si recò in Russia dal 26 luglio al 18 agosto 2001 arrivando a Khasan e visitando Omsk, Mosca, San Pietroburgo, Novosibirsk e Khabarovsk. Nella capitale firmò, con Putin, la Dichiarazione di Mosca tra RPDC e Russia «per la promozione delle relazioni bilaterali e la costruzione di un mondo nuovo e dignitoso». Particolare stupore destò allora, nel mondo, la visita di Kim Jong Il al Mausoleo di Lenin (4 agosto 2001): egli fu il primo capo di Stato straniero a recarvisi in seguito alla dissoluzione dell’URSS, tanto che se ne dovette decidere la riapertura apposta per lui. Fu un evento più significativo della visita di Putin alla Torre della Liberazione a Pyongyang, recante una stella rossa in cima e un bassorilievo della bandiera sovietica in omaggio ai soldati dell’Armata Rossa che contribuirono alla liberazione della Corea dai giapponesi nel 1945.

Kim Jong Il tornò in Russia dal 20 al 24 agosto 2002, incontrando Putin a Vladivostok e recandosi nelle città di Komsomolsk sull’Amur, Khabarovsk e di nuovo Vladivostok.

La Russia fu tra l’altro l’ultimo paese che visitò prima della sua scomparsa improvvisa (17 dicembre 2011), venendo ricevuto dal presidente Medvedev tra il 20 e il 25 agosto 2011 nella città di Ulan-Ude e recandosi poi nell’oblast dell’Amur e nella Repubblica di Buriazia [1].

Si dovrà attendere il 2019, e precisamente i giorni tra il 25 e il 27 aprile, per rivedere un incontro ai massimi livelli tra i vertici nordcoreani e quelli russi. In quel periodo Kim Jong Un fu ricevuto da Putin a Vladivostok [2] in un incontro diplomatico preparato in prima persona dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il quale aveva già fatto visita al Dirigente supremo nordcoreano il 30 maggio 2018 a Pyongyang [3].

Kim Jong Un ha di fatto proseguito la linea “filorussa” del padre (non tuttavia senza momenti di frizione, come nell’agosto 2017 quando la Russia si unì al coro di condanna della comunità internazionale nei riguardi dei test missilistici e atomici della RPDC): con lui la RPDC ha riconosciuto l’unione della Crimea alla Federazione Russa nel 2014, assieme ad Armenia, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Nicaragua, Sudan, Siria, Venezuela e Zimbabwe [4]; più di recente, al voto della risoluzione di “condanna dell’aggressione all’Ucraina” sottoposta all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 2 marzo, la Corea del Nord è stata l’unico paese a sistema socialista ad aver votato espressamente contro la risoluzione (unica assieme a Bielorussia, Eritrea e Siria, oltre naturalmente alla Russia stessa); gli altri quattro, vale a dire Cina, Cuba, Vietnam e Laos, si sono astenuti [5]. Il 7 aprile, invece, hanno votato tutti insieme contro l’esclusione della Russia dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, e ad essi si sono uniti altri 19 paesi, cifra comunque non sufficiente per impedire il proposito della risoluzione in oggetto [6].

Il governo di Pyongyang ha tra l’altro iniziato a stabilire, verso la fine del 2017, rapporti commerciali con la repubblica secessionista filorussa dell’Abkhazia: in quell’anno la Camera di Commercio nordcoreana si è messa in contatto con l’allora Primo ministro Gennadij Gagulia per discutere del possibile insediamento di operai nordcoreani in Abkhazia, evento realizzatosi due anni dopo per 400 lavoratori; in questo frattempo, una delegazione abkhaza si recò in visita a Pyongyang nell’agosto 2018, ricambiata nel novembre dello stesso anno da una delegazione nordcoreana che andò a Sukhum. Alla base di ciò, secondo il direttore degli affari internazionali della Camera di Commercio nordcoreana, l’interesse da parte di alcune aziende nordcoreane nel settore edile, alimentare e tessile e di compagnie del settore logistico a lavorare in Abkhazia [7]. Ciò, probabilmente, per facilitare un probabile riconoscimento ufficiale della Repubblica dell’Abkhazia da parte della Corea del Nord, eventualità che si fa sempre più strada nel contesto dell’aumento delle tensioni tra Russia e Occidente (nemico comune di Mosca e Pyongyang) e del contestuale rafforzamento dei rapporti tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Democratica di Corea.

«Questo contributo ci permette di aprire una finestra sui rapporti che sono ben più profondi e strutturati di quanto sembri. Su Il Tazebao abbiamo sempre dimostrato capacità di analizzare con distacco ogni paese, cogliendo la complessità del quadro globale, anche un paese che ci sembra lontanissimo come la Corea del Nord, ma del resto siamo in un mondo globale (o forse no). Siamo partiti citando il reportage del corrispondente Luigi Barzini, il cui intuito giornalistico dovrebbe tutt’oggi esser da esempio. Oggi, come all’inizio del Novecento, dobbiamo attenzionare quell’area di Estremo Oriente, che sarà un’area di frizione, naturalmente. Da approfondire l’interesse russo per quell’area, i tentivi di stop da parte degli altri attori. Non mancheremo» (LS).

Note
  1. Cfr. Kim Chol Hyok, Scrivendo un nuovo capitolo nella storia dell’amicizia tra RPDC e Russia, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 2022. Disponibile in inglese, spagnolo, francese e altre lingue alla pagina: http://korean-books.com.kp/en/search/?page=album
  2. https://italiacoreapopolare.wordpress.com/2019/04/29/il-compagno-kim-jong-un-in-russia-25-27-aprile/
  3. https://italiacoreapopolare.wordpress.com/2018/06/01/kim-jong-un-riceve-il-ministro-degli-esteri-russo/
  4. https://tass.ru/politika/4641164
  5. https://www.infodata.ilsole24ore.com/2022/03/05/assemblea-onu-solo-cinque-paesi-la-risoluzione-condanna-dellinvasione-russa/
  6. https://www.onuitalia.com/2022/04/07/russia-fuori-da-consiglio-diritti-umani-adottata-risoluzione-con-il-si-dellitalia/
  7. https://russiancouncil.ru/en/blogs/mlambert/relations-between-abkhazia-and-syria-towards-a-domino-effect-with-bela/

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