Silvio Pons: “Putin vuole costruire un polo autonomo, con la forza”

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Oltre le contingenze e la cronaca, cercando di andare a fondo dei problemi. Silvio Pons, Professore Ordinario di Storia Contemporanea alla Scuola Normale Superiore, presidente della Fondazione Gramsci, nonché autore di ricerche fondamentali sulla storia del comunismo e dell’Unione Sovietica, ha trattato in un video pubblicato sul canale YouTube della Normale la questione ucraina. Questi alcuni passaggi del suo approfondimento che siamo onorati di trascrivere e accogliere su Il Tazebao.

“Le responsabilità che il presidente Putin si è assunto sono chiare a tutti. Nessuna delle motivazioni che ha addotto giustificano il suo intervento armato. Persino i paesi come la Cina hanno evitato di esporsi troppo per lui. Occorre, comunque, uno sforzo analitico per comprendere un evento che può cambiare in modo sostanziale gli equilibri e sicuramente la storia dell’Europa”, ha esordito.

Il Professor Pons passa, dunque, ad analizzare tre questioni: le radici del conflitto, le dinamiche di crisi, la nuova strategia di Putin.

Primo punto. “Le radici risalgono al crollo dell’URSS. Le relazioni che allora si stabilirono tra Russia e paesi post-sovietici non furono inserite in una cornice euro-asiatica più ampia ma si limitarono all’essere una comunità di stati indipendenti. Per oltre un decennio Russia e Ucraina seguirono una traiettoria comune: ricostruzione di un’identità nazionale, difficile ripresa economica, post-comunismo, edificazioni di basi democratiche, per quanto fragili. Il rischio di divisione dell’Ucraina tra i due poli di attrazione, europeo e russo, era già evidente alla fine degli anni ’90. Questi presero a divergere marcatamente nel 2004 con la rivoluzione colorata che si inserì nella lunga coda dell’89. Le sue conseguenze furono l’indebolimento delle classi dirigenti filorusse e un’instabilità interna.

In contemporanea, l’avvento di Putin a Mosca aveva impresso un giro di vite semi-autoritario volto a contenere lo strapotere degli oligarchi ma anche a rivendicare una sfera di influenza nei paesi dove siano presenti minoranze russofone tagliate fuori dalla Federazione.

Nel 2005 pronunciò il celebre giudizio sul crollo dell’URSS come la peggiore catastrofe geopolitica del XX Secolo. L’Ucraina rappresentava il centro di tale visione post-imperiale in evidente contrasto con quella dell’allargamento della UE”.

Secondo punto. “I rapporti tra Russia e UE non hanno mai esaminato la radice del problema. Il problema fu all’origine delle proteste del 2014. Allora, la polarizzazione interna si trasferì sul piano internazionale. Putin inventò la reazione e annetté la Crimea. Gli accordi di Minsk furono più una tregua che una soluzione e hanno lasciato spazio a una guerra civile strisciante. È davvero difficile credere che si sia cercata una reale pacificazione”.

Terzo punto. “Il discorso con cui ha aperto le ostilità segna una svolta decisiva. Putin ha compiuto una sintesi degli argomenti già usati in passato ma anche un salto di qualità.

La sua narrazione metastorica dei legami è volta a negare ogni legittimità di esistenza all’Ucraina. Il Presidente si è diffuso in una polemica anti-leninista, per rinnegare il principio di autodeterminazione nazionale che invece indica come inizio della fine per l’URSS.

Il nesso con la WWII, pur marginale, è forte, come nelle accuse di neonazismo rivolte ai dirigenti ucraini, e tocca corde profonde nel suo popolo.

Putin, però, più che all’URSS, allude a un passato imperiale, a quello “spazio spirituale della nazione russa” – parole del presidente – che appare essere un assioma in contrasto al principio universalista della democrazia.

Ha abbandonato il progetto di federare l’Ucraina per passare a destabilizzarla. Non è mancato il ricorso ai soliti argomenti della difesa della nazione contro l’invadenza della NATO, già richiamati in precedenza, e troppo spesso derubricati a mera retorica dalla UE. Questa volta, sembra che abbia spinto questa sindrome della sicurezza oltre ogni limite e sembra aver abbandonato il senso di realismo che lo ha contraddistinto.

Dobbiamo pensare Putin come un nuovo Stalin? Un nuovo Hitler? A mio parere queste semplificazioni servono solo a confondere le idee.

Il suo disegno non è completamente folle. Ha abbandonato l’idea di collaborare con Bruxelles, per perseguire il progetto di costituire un polo autonomo, e può farlo, solo, con l’uso della forza”.

Il video completo di Pons: https://youtu.be/wA45Q_n11LE

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