Perché l’assenza di una rampa è problema di tutti noi

Condividi articolo:

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email

SEGUICI SU TELEGRAM:

Grazie al ricorso che ho promosso si sta costruendo la rampa per le persone con disabilità nell’entrata principale della scuola media Dino Compagni.

Tutti, naturalmente, avvertiamo l’ingiustizia come qualcosa di disturbante, qualcosa che ci sovverte. Tutti, d’istinto, percepiamo quanto possa danneggiarci. Tutti o quasi tutti proviamo un moto del cuore, un sussulto interno che scuote l’inazione delle carni. Sopraggiungono, poi, gli infiniti accadimenti della “dannata commedia umana” [1]. I rapporti di soggezione, le dinamiche sociali, la pratica del conformismo, le clientele, le meschinità e le miserie umane. Il pensarsi più furbi degli altri e quindi, comunque, al riparo d’ogni sventura. E non è così. Molte ingiustizie hanno la stessa genitura. Colpiscono qui, si riverberano là e poi ci raggiungono. Non crediamo a chi pensa d’essere al riparo. Se accade a chiunque è come se accadesse a me.

Nel mare degli accadimenti c’è chi ha certe condizioni, chi altre. Alcune cosiddette desiderabili altre meno. Chi è premiato dalla lotteria naturale, chi è svantaggiato. Molti sono sani ma solo per un certo periodo di tempo e ne godono finché possono, altri lo rimangono per tutta la vita e non fanno nemmeno caso al dono prezioso che hanno. Altri ancora nascono minorati rispetto agli altri e, infine, c’è chi, sperimentata una vita piena, se la vede costretta in maglie sempre più strette, incatenata in un corpo. Tutto questo può accaderci e dalla contezza di ciò abbiamo sviluppato forme compensative o di ristoro, forme di assistenza e di mutua solidarietà. Abbiamo progettato spazi fisici e/o di pensiero senza limiti e barriere.

Di fronte al palesarsi dell’ingiusto ognuno può scegliere il percorso che preferisce. Non ci sono buoni e cattivi. Siamo tutti dei “modesti peccatori” [2]. Io ho scelto di reagire di fronte all’ingiustizia. In questo caso quella che ha subito Niccolò. Su quella sedia a rotelle ci sarei potuto essere io, ci sarebbe potuto essere un mio fratellino. Avrei e avrebbe voluto entrare a scuola con gli altri. Niccolò non ha potuto farlo e ciò mi riguarda e ci riguarda tutti.

Non sarà l’ultima ingiustizia e dovremo tenere gli occhi sempre aperti. Non esiste giustizia o libertà graziosamente concessa (dal potere) o effettiva solo perché scritta su un documento. Esiste una tensione, una lotta per la libertà e la giustizia. Noi abbiamo percepito l’ingiustizia e ci siamo attivati per sconfiggerla. E ci siamo riusciti. Per Niccolò e per gli altri. E non abbasseremo mai la guardia di fronte a nuove ingiustizie.

Un ringraziamento alle Avvocatesse Ginevra Bardazzi e Maria Rosaria Pizzimenti, essenziali nel ricorso che ha sbloccato la costruzione della rampa, a Ginevra Risaliti che ha condotto una battaglia impopolare prima da sola e poi appoggiata da quei cittadini, pochi o tanti, che ancora coltivano la speranza di una società giusta.

Note
  1. Citazione da “Il Grande Lebowski” (1998) di Joel ed Ethan Coen;
  2. Citazione da “Il Divo” (2008) di Paolo Sorrentino.

Resta sempre aggiornato con Il Tazebao

Unisciti al gruppo Telegram per ricevere i nostri approfondimenti appena usciti. Instagram sarà il nostro supplemento fotografico. I video animano il nostro canale YouTube. Infine, inviando una mail all’indirizzo della redazione (redazione@iltazebao.com) puoi ricevere la newsletter settimanale.

Cerca un nuovo articolo

Resta sempre aggiornato

Scopri Il Tazebao

Ho letto la Privacy Policy

Il Tazebao

Scopri altri articoli

Una storia di libertà

Quiriti, non è così facile rinunciare di netto e senza opporsi a una lunga e comune storia di libertà. Certo,