Oggi nessuno parla più di gilet gialli, fateci caso…

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La riflessione di Gianni Bonini, analista geopolitico, sulle elezioni in Francia.

I movimenti ribellistici e tradunionisti non trovano sbocchi politici palesi e i sondaggi + la TV – vedi Zemmour – servono solo a caricare gli elettori verso i candidati veri. Così si ripropone la vera contrapposizione Macron-Le Pen, che va, però, analizzata con categorie meno scontate, nuove e aggiornate direttamente colle relazioni UE-NATO. E pensare che il mainstream mediatico de noantri quasi la irrideva la Brexit, se vi ricordate.

Sono i partiti popolari e socialisti che, invece, escono di scena, esattamente trent’anni dopo la fine della 1ª Repubblica italiana e con loro l’opzione storica europea di Maastricht. Mélenchon è un’arma di distrazione a favore di Macron – e meno male era debole! – come i nostri 5Stelle per l’establishment piddino.

Vedremo se lo zoccolo duro gollista, la vera cultura politica della Grandeur francese, reggerà l’impatto col Leviatano talassocratico della sfera anglosassone, se si realizzeranno nuovi equilibri, come reagirà il multipolarismo generato dalla globalizzazione alla prevedibile risposta americana e all’inasprirsi dello scontro con Pechino, la sfiducia al premier pakistano Imran Khan è una prima cartina di tornasole.

Nel breve molto dipende dall’evoluzione del fronte ucraino e, per ora, la mediazione di Macron non sembra, sottolineo “sembra”, sortire effetto. Per il Belpaese non cambia niente, il Sacro Romano Impero post-bonapartista continuerà a fare shopping economico e sociale all’ombra del Trattato del Quirinale con l’incognita atlantista Draghi…È il bello della Storia, sempre diversa e sempre uguale.

English version

Today nobody talks about yellow vests anymore; pay attention to it. The rebellious and trade unionist movements find no prominent political outlets, and the polls + TV – as Zemmour demonstrates – only serve to charge the voters towards the actual candidates. Thus, the real Macron-Le Pen opposition is proposed again, which must be analyzed with less apparent categories, new and updated directly with EU-NATO relations. Moreover, to think that the de noantri media mainstream almost mocked Brexit, if you remember.

The popular and the socialist parties, on the other hand, leave the scene precisely thirty years after the end of the 1st Italian Republic and, with them, the historic European option of Maastricht. So, Mélenchon is a distraction weapon in Macron’s favour – and thank goodness he was weak! – like our 5 Stars for the Democratic Party’s establishment.

We will see if the Gaullist hardcore, the authentic political culture of the French Grandeur, will withstand the impact of the Anglo-Saxon sphere with the thalassocracy Leviathan, if new balances are achieved, how the multipolar generated by globalization will react to the predictable American response and the escalation of the clash with Beijing’s distrust of Pakistani Prime Minister Imran Khan is a first litmus test.

In the short term, much depends on the evolution of the Ukrainian front and, for now, Macron’s mediation does not seem to have an effect; I stress “it seems”. Nothing changes for Italy; the post-Bonapartist Holy Roman Empire will continue to do economic and social shopping in the shadow of the Quirinal Treaty with the Atlanticist unknown Draghi. This is the beauty of history, always different and always the same.

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