Niente più alibi sul nucleare

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Anche il nucleare deve far parte di una più complessiva revisione della strategia energetica. Lo ha rimarcato la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: “Più rinnovabili ed energia pulita. Le rinnovabili sono libere da emissioni di anidride carbonica e sono prodotte nell’Ue. Accanto a queste abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare, e durante la transizione del gas naturale”. Esulta il Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare (AIN) Umberto Minopoli che rimarca: “L’Italia non ha più alibi”.

In uno dei suoi consueti approfondimenti lo stesso Umberto Minopoli ha trattato anche del progetto dell’autonomia strategica per l’Europa proposto dal premier Draghi.

«L’energia non viene più trattata in subordine ad altri obiettivi (compreso quello climatico), ma come valore in sé. Draghi ha accennato ai tre problemi dell’autonomia: gradualità sulla fuoriuscita dai fossili (in primis il gas). Dove però, caro Presidente, in nome “dell’autonomia strategica” l’Europa (a partire dall’Italia) dovrebbe anche sostituire quote di gas importato con gas estratto dalle proprie risorse interne; puntare sulle rinnovabili. Giusto ma dicendo che hanno dei limiti, oggettivi e noti:

  1. Consumano troppo suolo (che non c’è);
  2. Sono intermittenti e non ti danno, per questo, sicurezza di fornitura continua (che poi è la condizione chiave dell’autonomia strategica),
  3. Sono dipendenti dal dominio cinese sulle tecnologie e da quello fisico della limitatezza delle materie prime.

Insomma è logico puntare sulle rinnovabili ma, alla lunga, neppure esse danno “autonomia strategica”. Dunque serve il nucleare. Qui non ci si può limitare a dire: “Lo vogliono la Francia e altri paesi”. L’Italia che pensa? Il ministro Giorgetti ha avuto coraggio: “Il nucleare serve”. Non si tratta, è ovvio, di fare centrali nucleari in Italia, domattina. Velleitario.

Il nucleare non si improvvisa. Ma occorrerebbe prepararsi.

Consentendo a imprese italiane e centri di ricerca di investire nel nucleare. Sappiamo: il nucleare sarà indispensabile. Ormai è assodato. In Italia sarà il futuro, ma in Europa, dove le centrali ci sono, occorrerà decidere di estendere, subito, la quota di nucleare esistente. Come? Completando i programmi di nuove centrali in costruzione, estendendo la vita attiva di quelle esistenti, sostituendo con centrali nuove quelle che si chiudono per fine vita; sostituendo (per i paesi che devono chiudere centrali a carbone) quelle fossili con l’unica fonte, il nucleare, veramente alternativa (per output e quantità di energia sicura e affidabile) ad una centrale fossile.

Per tutto l’est Europa è così. Non sarà il “tutto nucleare”. Affatto. Ma l’obiettivo è passare, nel mondo, nel 2050, da 392 GW di nucleare attuale a 550 GW. Lo propongono le Agenzie internazionali dell’energia. Senza questo aumento i targets emissivi europei sono impossibili da raggiungere.

Ma la verità è che il nucleare diventerà una fonte di energia pulita del futuro prossimo. Se vogliamo realizzare la transizione a nuovi carburanti (idrogeno), se vogliamo elettrificare i consumi e i trasporti, se vogliamo, in modo realistico e meno costoso, consentire ai paesi poveri di accedere alla sufficienza energetica, abbiamo bisogno di più nucleare. Di quello nuovo, di fissione, anzitutto, e (dal 2040) della fusione nucleare.

L’Italia può stare a guardare? No. Deve prepararsi al nuovo nucleare. Dentro l’autonomia strategica dell’Europa, nell’energia, c’è quella dell’Italia: del nucleare non si potrà fare a meno».


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