Il Tazebao – Nel contesto di una situazione internazionale sempre più tesa e prossima all’esplosione, non potevano riacutizzarsi i conflitti in una terra che da dodici anni ne è fucina a livello continentale: la Libia. Mentre l’Occidente continua a opporsi a ogni passo che conduca verso le elezioni parlamentari nazionali, che devono svolgersi dal 2018 ma sono state continuamente boicottate, e con particolare acrimonia dal 2021 quando è emerso che assoluto vincitore ne uscirebbe Saif al-Islam Gheddafi, si stanno inasprendo anche le divisioni interne. L’altro ieri si è riunita la Camera dei Rappresentanti di Bengasi (il parlamento regolarmente eletto nel 2014), che ha conferito la carica di comandante supremo dell’esercito al suo presidente, Aguila Saleh, e ha rinnovato la fiducia al governo di Osama Hammad, in una mossa apertamente diretta all’esecutivo filo-occidentale di Tripoli. Questa mossa ha avuto l’appoggio di Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico che controlla la Cirenaica. Ed è proprio quest’ultimo che ha appena catturato la città di Ghadames, vicino al confine con l’Algeria: una località strategica sia dal punto di vista economico (per i giacimenti di gas e petrolio) che politico (le vicine Tunisia e Algeria sono collegate alla Libia dai valichi di Dabdab e Wazan). Improbabile, però, che si verifichi un altro conflitto con Tripoli, come nel 2019, per via della presenza turca. Al contrario, il confine col Niger è assolutamente sotto controllo, il che impedisce il passaggio di migranti nella rotta che li portava tradizionalmente verso l’Italia e l’Europa. (JC)

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