La fine del governo Draghi vista da Talal Khrais e Lorenzo Somigli

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Riprendiamo due analisi sulla crisi italiana pubblicati da Assadakah.
Talal Khrais, corrispondente della National News Agency (NNA) libanese

Diverse persone mi hanno chiesto cosa intendo dire con la frase crisi di governo al buio. In breve, significa crisi di governo, che si apre quando viene a mancare la prospettiva di formare una nuova compagine di governo, insomma quando coloro che aprono la crisi non offrano alternative credibili.

Nel caso italiano, l’incertezza politica, una “autodistruzione” senza alternativa. Noi corrispondenti in Italia siamo osservatori, si può dire ambasciatori della nostra stampa, trasmettiamo notizie con fedeltà dal Paese dove siamo inviati alla nostra stampa. Purtroppo, in questi giorni di crisi di governo, dopo le dimissioni del Premier Mario Draghi e lo scioglimento delle due Camere, abbiamo assistito ad un spettacolo elettorale e non al tentativo di costruire un’alternativa.

Il paradosso che milioni di italiani hanno, addirittura, applaudito per la caduta del governo senza nemmeno pensare alle conseguenze in un momento di crisi mai conosciuto, in parte causata della guerra in Ucraina. Mancava la prospettiva politica.

Il Paese entra in profonda crisi in un momento così difficile. Il rischio di far saltare numerose questioni ancora aperte: dalla concorrenza al fisco, passando per le pensioni e il taglio delle tasse. Su tutti, poi, pesa l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con la sua dote miliardaria.

Sul tavolo ci sono norme da varare in tempi stretti per centrare una serie di obiettivi entro dicembre, in modo da poter avere da Bruxelles la prossima rata (da quasi 22 miliardi) del Recovery Fund. Il piano di aiuti europei, di cui l’Italia ha la fetta più grande, infatti si incassa in tranche.

Lorenzo Somigli, analista esperto di Mediterraneo allargato

La prima riflessione è puramente geopolitica: l’Italia, come altri paesi, subisce i contraccolpi dello scontro globale e della conseguente crisi energetica e alimentare. A livello mediterraneo, massima attenzione sull’Italia: può essere l’epicentro della crisi.

Passiamo al “caso italiano” in politica. Le ultime elezioni locali hanno mostrato un Paese che cova grande, inespresso malessere, che si sfoga o disertando il voto o votando contro. Aggiungo che l’antipolitica è un male profondo e proteiforme: si esprime nel continuo appello alla società civile, nel frequente ricorso ai tecnici, nel rifiuto dei tempi della mediazione politica, che invece è una garanzia per i diritti e gli interessi di tutti.

Detto questo, bisogna saper tracciare una linea dopo la legislatura più pazza di sempre: è giusto che il commissariamento finisca e l’elettorato si esprima, che si formi un nuovo Parlamento e si apra una stagione di riforme. Il Paese ha un disperato bisogno di riforme per la governabilità: non c’è democrazia – e fiducia nelle Istituzioni – senza governabilità. Per questo, occorre una riforma presidenziale, un Presidente eletto direttamente, con poteri definiti; un potere presidenziale da bilanciare con i giusti contrappesi, come il federalismo, l’unico sistema che interpreta in modo virtuoso il rapporto centro-periferie.

La governabilità è una precondizione al recupero dello status di media potenza regionale nel Mediterraneo allargato e per partecipare, non da spettatori, alla competizione globale.

Fonte: Assadakah & National News Agency

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