Israele/Palestina 2, Valentino Baldacci (Pres. Associazione Italia-Israele Firenze)

Bandiera di Israele Muro del Pianto

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“Gli accordi di Abramo pongono fine al rifiuto arabo dell’esistenza di Israele”.

Dopo le dure parole di accusa nei confronti di Israele di Mazin Qumsiyeh nel primo appuntamento, il Professor Valentino Baldacci, Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Firenze e autore del libro “Amare gli ebrei odiare Israele. Antisemitismo e antisionismo nella nostra società”, è intervenuto al Tazebao facendo chiarezza su alcuni punti.

Professor Baldacci, da dove nasce il suo interesse per Israele? Perché ritiene importante oggi spendersi per questa causa?

“Vista la mia età avanzata, il mio interesse e la mia vicinanza al popolo ebraico e allo Stato d’Israele risalgono a molto tempo addietro. Potrei dire fin dagli anni del Liceo, quasi a ridosso della fine della II guerra mondiale, quando il ricordo della Shoah era ancora molto vivo. Ma la prima iniziativa per far conoscere la storia del popolo ebraico la presi durante l’ultimo anno di Università, alla Facoltà di Scienze Politiche di Firenze. Avevamo una nostra organizzazione studentesca, quell’anno (1959-1960) ne ero presidente, e organizzai un viaggio in Polonia, e la prima tappa fu ad Auschwitz. Era aprile 1960, eravamo in 40, ancora non c’era stato il processo Eichmann e ancora non erano noti a tutti gli orrori dei campi di sterminio. Per molti fu uno choc terribile. Quanto alle motivazioni della mia vicinanza la popolo ebraico, si riassumano in una sola parola: giustizia. Cioè la convinzione, che non mi ha mai abbandonato, che la giustizia è il valore più alto e che al popolo ebraico doveva essere resa quella giustizia che gli era sempre tata negata”.

Un impegno duraturo contro antisemitismo e antisionismo

Per far questo, anni fa, ha deciso anche di rilanciare l’Associazione Italia-Israele di Firenze di cui ora è presidente. Quali traguardi avete raggiunto? Come state riprogrammando l’attività in questo delicato momento storico?

“I traguardi che abbiamo raggiunto in soli quattro anni di attività si misurano in numero di soci che oscillano tra i 150 e i 200, che fanno della nostra Associazione una delle più forti d’Italia; ma soprattutto in termini di iniziative. Abbiamo promosso numerosi incontri pubblici sui temi della lotta contro l’antisemitismo e l’antisionismo e sulla conoscenza della realtà di Israele, che sono i nostri compiti statutari. Siamo stati presenti nel dibattito pubblico della città di Firenze quando questo ha interessato i temi che riguardano i nostri compiti statutari. Abbiamo promosso la pubblicazione di libri che permettessero una migliore conoscenza di Israele e della condizione ebraica. Abbiamo organizzato un viaggio annuale in Israele che ha raccolto un numero crescente di adesioni”.

Israele oggi è meno solo in Medioriente. Quale impatto stanno avendo gli accordi di Abramo? La causa palestinese perderà rilevanza? L’amministrazione Biden offre sufficienti garanzie per il mantenimento e l’espansione di tali accordi?

“L’accordo di Abramo seguito da altri accordi con altri Paesi arabi è stato un fatto di eccezionale importanza storica e ha di fatto posto fine al rifiuto da parte araba dell’esistenza stessa dello Stato ebraico che durava dal 1948. Le potenzialità dell’accordo di Abramo sono enormi e tutto il quadro del Medio Oriente ne risulterà modificato. Quanto al popolo palestinese, è ora che si dia una leadership capace di affrontare con realismo il problema dei rapporti con Israele senza continuare a sognare impossibili rivincite e accettando vivere in pase accanto al popolo israeliano. Per quanto riguarda Biden, egli si è sempre mostrato un buon amico di Israele e non credo proprio che cambierà idea adesso che è presidente. Ma vorrei aggiungere che, pur avendo la politica degli USA una grande importanza per il Medio Oriente, si deve capire che Israele ha sempre condotto una sua politica autonoma. Senza togliere niente dei meriti di Trump nel raggiungimento dell’accordo di Abramo e dei successivi accordi, esso è stato possibile grazie alla politica che Israele ha condotto fin dalla sua fondazione nel 1948: fermezza nei confronti di chi lo aggrediva e lo voleva distruggere ma al tempo stesso disponibilità a trovare un accordo con i vicini Paesi arabi e con lo stesso popolo palestinese. E’ una politica che nasce con l’accettazione della Risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU n. 181 del 27/11/1947 che divideva il mandato britannico della Palestina in due Stati, uno ebraico e uno arabo, e che è rimasta immutata fino agli accordi di Oslo del 1993 e al piano di pace di Bill Clinton dell’estate 2000, purtroppo respinto da Arafat”.

“Il popolo palestinese deve darsi leadership capace di affrontare con realismo i rapporti con Israele”

Dove va Israele? Il quadro politico è complesso come non mai…

“Israele sta vivendo una enorme contraddizione tra i suoi grandi successi in campo scientifico, economico e adesso anche politico e la fragilità del suo sistema politico. Il sistema proporzionale spinto all’accesso per un verso rispecchia il pluralismo e anche la frammentazione della società israeliana ma dall’altro impedisce la formazione di governi stabili. È un problema che conosciamo bene anche in Italia. I partiti israeliani dovrebbero mettersi d’accordo per fare della legislatura che uscirà dalle prossime elezioni di marzo un momento costituente ma non ci sono elementi che consentano di essere ottimisti”.

I nemici di Israele non sono solo in Medioriente. Come spesso ci ha mostrato il giornalista de Il Foglio Giulio Meotti, è in Europa che si annidano sentimenti antisemiti. Da dove nascono? Come mai oggi sembrano essere così forti e pervasivi?

“I sentimenti antisemiti e soprattutto antisionisti in Europa esistono e sono in parte il residuo di una tradizione plurisecolare e dall’altro di un altro residuo, quello derivante dalla propaganda dei partiti comunisti e dei partiti loro eredi che seguivano la politica dell’URSS. Oggi, per quanto riguarda l’estrema sinistra, si tratta soprattutto di gruppuscoli estremisti molto rumorosi ma poco consistenti. C’è poi l’antisemitismo di estrema destra, molto sgradevole nelle sue manifestazioni, ma che non ritengo molto pericoloso, anche se non bisogna mai cessare di combatterlo. Il fatto nuovo è costituito, soprattutto in alcuni Paesi, dalla presenza di forti nuclei di immigrati islamici di cui una parte è influenzata dalla predicazione estremista di alcuni imam. Occorre combattere questa tendenza al separatismo con un forte richiamo alla laicità dello Stato e i valori della Repubblica, come ha fatto Macron”.

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