Ischia e il Mose. Cosa hanno in comune? La riflessione di Minopoli

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“La difesa dell’ambiente si fa con le opere non con la retorica inutile del catastrofismo climatico”

“Ischia e il Mose. Cosa hanno in comune? Che la denuncia dei cambiamenti climatici, per poi limitarsi alla solita cantilena sulle emissioni di CO2 che non calano mai, ha stancato. Se i cambi climatici sono all’origine dei fenomeni estremi che provocano disastri idrogeologici è venuto il momento di concentrarsi sugli effetti e le conseguenze dei cambiamenti”.

«Si chiama “adattamento”: rispondere con le opere e la tecnologia – il Mose insegna – ai cambi climatici, invece che limitarsi alla CO2 (che non cala mai se non nelle pandemie) ma serve agli ambientalisti per colpevolizzarci, per impoverirci energeticamente, ma senza alcun effetto sui disastri del clima».

“Lo hanno, finalmente, capito alla Cop sul clima, i poveri della Terra. Che hanno imposto ai ricchi di mettere mano alla tasca, passando a finanziare opere che contrastino gli effetti dei fenomeni estremi del clima invece di continuare solo con le lamentele sulla CO2. La difesa dell’ambiente si fa con le opere non con la retorica inutile del catastrofismo climatico”.

Lo ha scritto Umberto Minopoli, Presidente di AIN (Associazione Italiana Nucleare) su LinkedIn.

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