Identità politica e religiosa a confronto: in Libano non si può parlare di sovrapposizione

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A colloquio con l’architetto Glauco D’Agostino, esperto di Islam politico e del mondo musulmano in generale, nonché direttore e responsabile di Islamic World Analyzes (www.islamicworld.it) e membro del consiglio scientifico internazionale della rivista Geopolitica con sede a Bucarest.

Abbiamo parlato del Paese del Cedro e del suo complesso panorama politico, soffermandoci in particolar modo sul ruolo del Partito di Dio. Da buon architetto, D’Agostino ha dapprima gettato le basi dell’argomento partendo dalla storia di Hizb Allāh e da alcuni eventi storici di vitale importanza per il Medioriente, vicissitudini storiche senza ricordare e comprendere le quali è complicato fornire spiegazioni e analisi pertinenti e precise.

Senza mai abbandonare la storia, l’architetto ha tracciato il sentiero politico e sociale di Hizb Allāh, l’importanza geopolitica del Libano che seduce carnalmente fin troppi attori, dagli interessi divergenti, lontani e vicini al paese, soffermandosi principalmente sull’Iran, ma discostandosi dalle analisi dei media main stream che puntano il dito contro la Repubblica Islamica attribuendole la colpa di tutto quello che succede in Medioriente.

Affinché il progetto sia di qualità, gli occhi dell’architetto devono saper cogliere tutti i dettagli, saper quali mettere in luce e quando e quali lasciare in ombra.

Nel nostro disegno prospettivo, tutto, sì, dipende e ruota intorno ad un punto, nella fattispecie la storia, ma i singoli oggetti che compongono il disegno stesso, nella fattispecie gli attori in campo, purtroppo, sono quasi tutti centrifughi.

Come nasce Hezbollah e perché proprio il Libano? Cosa ha favorito la sua ascesa sociale e politica? Perché il Libano è funzionale alla politica iraniana?

“Ḥizb Allāh (letteralmente il Partito di Dio) nasce nel 1982 nella Valle libanese della Beqāʿ nel pieno della Guerra Civile, nello stesso anno in cui Israele invade il Libano per la seconda volta con la complicità dei Maroniti di Bachir Gemayel. Questi era il figlio di Pierre, Capo delle Falangi maronite contrapposte ai partiti di sinistra pro-Palestinesi e che nel 1975 era stato artefice degli scontri che avevano dato avvio alla Guerra Civile. Israele aveva già occupato parte del territorio libanese nel 1978; e nel 1982 proprio Bachir Gemayel era stato eletto Presidente del Libano, sostituito lo stesso anno dal fratello Amine dopo il suo assassinio. La nascita di Ḥizb Allāh ha dunque origine sia dalla situazione internazionale (l’aggressione di Israele contro il Libano) sia dalla situazione interna (l’allineamento di una parte dei Maroniti con la politica israeliana e il massacro a Sabra e Shatila di profughi palestinesi e di civili sciiti libanesi). Non solo, ma la cronologia degli eventi rende evidente che Ḥizb Allāh ha rappresentato la preventiva risposta islamica a Nabīh Barrī, l’allora Segretario Generale di Amal, che qualche mese dopo avrebbe avallato l’Accordo tra Libano, Israele e Stati Uniti. Dunque, Ḥizb Allāh rompe l’unità delle forze sciite di Amal, nata nel 1974 ad opera del filosofo Sayyid Mūsā aṣ-Ṣadr come movimento conservatore di resistenza, accogliendo parte della sua dirigenza dissidente rispetto a quello che veniva considerato un tradimento.

L’ascesa sociale e politica di Ḥizb Allāh trova motivazioni nella battaglia politica nazionale condotta contro Israele e in quella sociale per il riconoscimento dei diritti degli Sciiti, esclusi per effetto del Patto Nazionale del 1943 dai centri nevralgici del potere come la Presidenza della Repubblica e il premierato. Ma soprattutto la sua azione di resistenza islamica è stata percepita come lotta di resistenza nazionale anche da parte di vasti strati della popolazione non sciita e spesso non musulmana. Questo lo ha legittimato anche sul piano politico e sociale come portatore di istanze volte alla costruzione di una “società della resistenza”. Inoltre, l’uso di un’efficace simbologia evocativa del sacrificio (molto utilizzato in ambito sciita) ha compattato tutte le parti sul valore della difesa di una causa giusta.

L’Iran è uno dei più autorevoli stati nazionali della regione e guarda al Libano con una visione strategica, considerandolo una pedina importante nella sua proiezione verso il Mediterraneo e l’Africa. Ḥizb Allāh, partecipe nel gioco geo-politico tra Iran e Arabia Saudita per il controllo del Medio Oriente, si affianca come elemento regionale di disturbo al contrasto tra le grandi potenze mondiali volto a influenzare anche la politica interna degli Stati. Ḥizb Allāh e la Repubblica Islamica dell’Iran trovano l’elemento di convergenza, oltre che su un’affinità confessionale, anche sull’opposizione all’espansionismo israeliano in Libano, in Cisgiordania e in Siria e sulla difesa dell’identità palestinese e dei suoi valori simbolici. Non è un caso che sulle bandiere di Ḥizb Allāh sia spesso rappresentata la Moschea al-ʾAqṣā di Gerusalemme. Questa propensione fa di Ḥizb Allāh un attore politico internazionale che ha avuto un ruolo di rilievo nella lotta anti-terroristica allo Stato Islamico e an-Nusra in Siria; la sua efficacia nel conflitto è testimoniata dal fatto che, paradossalmente o significativamente, gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali lo considerino soggetto terroristico e lo sottopongano a sanzioni.

Politicamente il Libano ha sufficiente autogoverno rispetto all’influenza iraniana, che pure esiste, ma non determina. D’altra parte, dal 1982 al 1989 il Paese, in parte sotto occupazione siriana in funzione anti-palestinese, poteva essere considerato un proxy di Israele tramite l’azione politica dei Cristiani maroniti e quella militare dell’Esercito del Libano del Sud. Dopo l’Accordo di Ṭāʾif del 1989, patrocinato da Amal e influenzato dalla Siria, dalla Riconciliazione Nazionale emerge la figura del filo-saudita Rafīq al-Ḥarīrī, che sarà assassinato nel 2005. E l’opzione filo-saudita della leadership continuerà con Fu’ād as-Sanyūrah e Saʿd ad-Dīn al- Ḥarīrī, figlio del compianto Rafīq. Naturalmente, dalla caduta dell’Impero Ottomano continua anche la discreta influenza dei Paesi occidentali e, in particolare, dell’ex potenza coloniale francese”.

Per approfondire sugli interessi con Israele: Gas non olet – Il Tazebao

Si costituisce sin da subito come un movimento politico? Con quale intento?

“Il movimento, nato come soggetto non strutturato di resistenza all’aggressività israeliana, fu fondato da ‘Abbās al-Mūsawī, formato agli studi di Teologia nella Ḥawza ‘ilmiyya della Città Santa iraqena di Najaf, e ispirato dal Grande Ayatollah Muḥammad Ḥusain Faḍl Allāh, anche lui educato nella stessa istituzione iraqena. Mūsawī, assieme alla moglie, al figlio e altre 4 persone, è stato assassinato dagli Israeliani il 16 febbraio 1992 nel sud del Libano, lasciando il partito nelle mani di Sayyed Ḥasan Naṣrallāh. Ḥizb Allāh affonda le sue radici nei numerosi tentativi di rafforzare l’identità sciita fino a quel momento rappresentata principalmente da Amal. Le prime divergenze all’interno di Amal si palesano sul tema dell’immigrazione in Libano dei militanti dell’OLP espulsi dalla Giordania e sull’atteggiamento nei confronti della Siria. Sin dalla nascita, Ḥizb Allāh, al contrario di Amal, manifesta la sua propensione pro-palestinese, filo-iraniana e pan-islamista. Sul piano politico interno, si struttura come organizzazione con il Manifesto del 1985 e si dota di un programma sociale di contrasto al neo-liberismo e con finalità di assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra. Inoltre, Ḥizb Allāh, che non ha partecipato alla Guerra Civile tra le varie fazioni politico-religiose del Paese, ha svolto sin dall’inizio e continua tuttora la sua opera di resistenza armata per la difesa territoriale del Paese, in questo sorpassando il suo ruolo di soggetto formale religioso perché affiancato da una rete informale di attori contigui e simpatizzanti anche di ispirazione laica e in un’ottica inter-confessionale. Inoltre, ancora maggiore empatia verso Ḥizb Allāh è derivata dagli investimenti in una serie di istituzioni sanitarie, educative e di assistenza sociale come strumenti di aiuto al reddito delle comunità sciita più povere. Questo ha garantito notevoli entrate finanziarie anche per l’organizzazione, che le reinveste per l’attività politico-religiosa, editoriale e di resistenza”.

Come entra in Parlamento e da chi è appoggiato? Come si comporta politicamente nei vari governi e quanto è fedele alle direttive di Teheran?

“Alle elezioni legislative tenutesi nel 1992 dopo ben 20 anni, le prime dopo la Guerra Civile, Ḥizb Allāh consegue 8 seggi, raggiungendo il suo miglior risultato nel 2005 con 14 seggi. Sul piano politico, nel 1996 forma un’alleanza con Amal probabilmente ispirata dalla Siria. Quando nel 2000 il Sud del Libano si libera dall’occupazione israeliana, Ḥizb Allāh viene considerato il vincitore dalla maggioranza dell’opinione pubblica e comincia a beneficiare del favore di alcuni organi di informazione sul piano locale e di molti sul piano internazionale. Oggi Fedeltà alla Resistenza, l’alleanza politica che in Parlamento fa riferimento a Ḥizb Allāh, detiene 13 seggi su 128, in ogni caso meno del blocco che sostiene Amal, che ne conta 17. Entrambi i partiti sciiti sono parte dell’Alleanza dell’8 Marzo assieme al Movimento Patriottico Libero del cristiano-maronita Gebran Bassil e ai Drusi del Partito Democratico Libanese.

A parte la rete interna di solidarietà e cooperazione già citata, non c’è dubbio che Ḥizb Allāh goda dell’appoggio politico internazionale dell’Iran fin dall’inizio. La stessa organizzazione non ne fa mistero. La partnership tra Iran e Ḥizb Allāh non si sostanzia in una relazione di pura dipendenza. Lo testimonia la lunga durata di un’intesa che dura ormai da 40 anni. Di solito i rapporti tra una nazione forte e un proxy non-statale si esauriscono nel lasso di tempo necessario a risolvere situazioni contingenti e sono dunque precari. La stabilità di questa intesa si fonda sulla relativamente ampia autonomia decisionale e operativa concessa dall’Iran, il quale si riserva l’indirizzo politico generale, senza il quale l’accordo verrebbe meno. Il ruolo politico di Ḥizb Allāh nei governi di coalizione è abbastanza limitato in virtù dei numeri della rappresentanza. Viceversa, è consistente in termini di mobilitazione e consenso popolare”.

Come viene sponsorizzato dall’Iran? La politica del gas è sufficiente?

“Si presuppone che Ḥizb Allāh sia ovviamente supportato dall’Iran sul piano finanziario, logistico e operativo, in quanto attore di una serie di azioni politiche e militari congruenti con la politica di Tehrān. Le fonti, tutte occidentali, parlano di centinaia di milioni di dollari l’anno, non solo devolute agli armamenti. Tutto da dimostrare, ma plausibile. Ḥizb Allāh, oltre alle istituzioni sociali prima richiamate e sufficientemente autonome sul piano finanziario, dispone di milizie organizzate, che servono per la difesa nazionale e per operazioni militari esterne, ma anche di servizi che spaziano dalle operazioni di intelligence alla fornitura di servizi di utilità pubblica, di cui la provvista e distribuzione in corso del combustibile iraniano in Libano da parte di una impresa affiliata è l’ultima dimostrazione. Una complessa organizzazione che dimostra efficienza a ragione di una leadership accorta nella gestione e di un ferreo organigramma piramidale.

La Repubblica Islamica dell’Iran resta sempre un colosso in confronto e potrebbe (o avrebbe potuto) permettersi lo sforzo finanziario corrispondente. Due notazioni:

  1. La crisi economica che attraversa non consente di attingere ulteriormente agli introiti petroliferi, perché le nuove sanzioni americane del 2018 hanno colpito la capacità di esportazione dei combustibili;
  2. La pandemia ha stravolto le relazioni internazionali, rendendole più incerte.

L’eliminazione delle sanzioni riporterebbe l’Iran sul mercato internazionale, contribuendo a risolvere la crisi economica e la sua capacità finanziaria. I rapporti pre-pandemici tra gli attori internazionali influenti sull’area sono in una fase di riequilibrio: Israele del dopo-Netanyahu e con gli Arabi nel governo riallaccia rapporti più solidi con Russia, Turchia ed Egitto per fini energetici; è evidente una crisi di intesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita; gli Emirati del Golfo incominciano ad avvertire una condizione di paria rispetto all’Arabia; nel teatro medio-orientale si affaccia la Cina; e così via. In questo quadro mutevole, resta comunque improbabile una rottura dell’asse Tehrān-Ḥizb Allāh per motivi finanziari. Bisognerebbe piuttosto chiedersi se l’inversione della politica occidentale delle sanzioni e nell’abitudine di definire i propri avversari come “terroristi” possa portare verso un clima rasserenato che apprezzi con più attenzione le rivendicazioni dei popoli. In questo senso, Ḥizb Allāh potrebbe essere visto come più libanese e meno proxy di Tehrān”.

Possiamo parlare di un coinvolgimento iraniano nell’esplosione del 4 agosto 2020?

“Lo escluderei. Attenendomi ad una visione geo-politica più che giudiziaria, dovremmo basare le eventuali ipotesi sul classico interrogativo: a chi giova? Le conseguenze sono state solo una strage con centinaia di morti, migliaia di feriti e centinaia di migliaia di senzatetto nel cuore del potere degli alleati Ḥizb Allāh e sotto un governo Diyāb cui, ricordo, «il Segretario di Stato Mike Pompeo ha negato il sostegno sin dalla sua prima riunione» (The Wall Street Journal), che «avvicina il Paese all’Iran» e «sarà il primo nella storia del Libano che è esclusivamente legato a una coalizione parlamentare guidata dall’alleato libanese dell’Iran, Hezbollah» (Foreign Policy), che dimostrava che «l’acquisizione del Libano da parte di Hezbollah è completa» (Arab News di Riyāḍ). Tutte analisi dettate da una propaganda emozionale deleteria per l’informazione, naturalmente. Ma l’autorevolezza delle testate citate, fonti di emulazione per la stampa e l’opinione pubblica mondiale, porta oggi a concludere che o si ammette l’infondatezza di quelle analisi oppure si riconosce per logica l’insussistenza di ogni coinvolgimento iraniano nell’esplosione e tantomeno del suo presunto proxy, Ḥizb Allāh”.

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