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Destra-Sinistra: riflessioni a margine del convegno “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?”

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Roma, 4 settembre. Io fumo le Marlboro – cercherò di centellinare le sontuose Cedars libanesi – sicché dovrei essere di destra. Gaber ha colto il carattere degli italiani e la fine del Secolo Breve. Oggi sono tempi di pane nero: ci toccano Fedez e Sfera Ebbasta. Declino della creatività come segno inequivocabile della fine del ciclo. Il convegno di Nazione Futura e della Fondazione Ottimisti e Razionali, svoltosi a Roma al Savoy, ha messo a confronto intellettuali dei due “ex blocchi”, conservatori e riformisti. Nomi illustri e di peso: Luciano Violante, Giulio Tremonti, Giovanna Melandri. Ernesto Galli della Loggia e Anna Paola Concia non se le sono risparmiate. C’era pure Parenzo: La Zanzara squaderna tutto il trash strapaesano ed è post-ideologica e unificante naturaliter. Rimane un nodo di fondo. Senza rilevare il profondo mutamento in seno alle forze capitalistiche, il confronto tra Destra e Sinistra rischia di essere fuori tempo massimo. Chiaramente, rimangono alcune questioni dirimenti e divisive: la giustizia e il garantismo, le migrazioni, già sulla primazia del mercato gli opposti si avvicinano. Invero, le due categorie, per quanto non esaustive, incorporavano una dialettica realmente esistente in una società di massa, adusa alla mobilitazione, che trovava sfogo in tutte le forme del dibattito pubblico. L’ibridazione tra capitalismo e stato che inaugura la fase del capitalismo politico, la biopolitica (e l’ingresso del capitale privato nella sanità), l’impatto del digitale – Musk si siede da pari a pari con questo o quel presidente eletto – spostano il piano di analisi verso un nuovo e altro livello. Di fronte a un capitalismo digitale, come su Il Tazebao scriviamo e denunciamo, che svuota di cittadini e di senso le città, come contenitore di collettività, sancendo la fine dell’urbanistica quale scienza per ordinare uomo e spazio, per alimentare la valvola di sfogo del turismo di massa; di fronte agli operai morti travolti dal treno, come in “Paul, Mick e gli altri” di Ken Loach, occorre una nuova critica della politica. Ripartendo dallo studio delle dinamiche di potere e del capitalismo, oggi politico.

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