Un compito immane attende il governo…

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Parole, parole, parole…cantava Mina ad Alberto Lupo nei titoli di coda di Studio Uno. Ma allora per gli italiani fortunati della Prima Repubblica c’era ancora l’ENI ante Mani Pulite e una classe dirigente di esperti, avrebbe forse chiosato Renzo De Felice, sopravvissuta alla tragedia bellica che aveva innervato la Ricostruzione. Poi l’onestà-ta-ta-ta ha fatto le privatizzazioni e ci ha condotto dentro le regole UE che valgono soltanto per chi ci casca.

La Germania ha deciso giustamente che la sopravvivenza del proprio apparato industriale vale più di una messa della Vestagen e degli altri puritani baltici.

Uscire da questo cul de sac, sacco di culo in volgare, sarà improbo. Il TTF non ci mollerà facilmente ed i rigassificatori vanno dove li porta il portafoglio, il mercatismo non è un pranzo di gala e gli eredi di Mao hanno imparato a mettere a profitto cinquemila anni di civiltà, come ricordò a Trump il trinominato Xi e ci aspettano al varco delle materie prime del Green Deal.

E noi non impariamo più integralmente a scuola l’Adelchi ed il suo ammonimento: “…di vostre speranze parlate sommesso, dormite fra i sogni giocondo d’error”. Un compito immane attende il nuovo governo, questa è la verità.

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