Il Tazebao – Prosegue il nostro focus su Damasco. Dopo l’offensiva serale del 7 marzo, che da sola ha portato alla saturazione dell’intero apparato istituzionale di difesa obbligando Damasco a proclamare la “piena mobilitazione militare”, la rappresaglia è stata violentissima: migliaia di alawiti, sciiti, cristiani e persino sunniti che hanno sostenuto la rivolta sono stati massacrati tra Tartus e Latakia. La base russa di Khmeimim ospita già 7.000 sfollati, mentre, per adesso, solo Iran e Yemen hanno fatto sentire apertamente la loro voce di condanna. Tuttavia, il nuovo presidente ad interim Ahmed Al-Sharaa, per salvare la faccia, ha annunciato l’istituzione di una “commissione d’inchiesta” sui crimini compiuti in loco. Continuano però gli scontri con la resistenza locale a Tannita, tra le due città, e a Uli al-Baas, nella provincia di Quneitra, il Fronte della Resistenza Islamica in Siria ha attaccato le forze israeliane. Unici a farlo. Queste ultime, tuttavia, sono penetrate nel vicino villaggio di Majdoulia e hanno istituito un checkpoint nella sua parte centrale. Si inaspriscono gli scontri armati tra la parte controllata da HTS e quella amministrata dai curdi a nord, soprattutto sulla diga di Tishrin e nei pressi del ponte di Qaraquzak, mentre sporadicamente si registrano attacchi armati contro i miliziani di HTS, come ieri a Deir Ezzor. Come i drusi, anche parte degli stessi alawiti si sarebbe rivolta a Israele contro il nuovo regime a Damasco, secondo quanto riporta l’israeliana i24 News. Verosimilmente una serie di pretesti che Tel Aviv cerca per intervenire più in forze in Siria, ormai destinata a ripetere le tragiche esperienze di Libia e Afghanistan. (JC)

Another American Century? An Analysis of Trump II’s NSS from an European Perspective. By Luca Alfredo Lanzalone and Lorenzo Somigli
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