Il Tazebao – In Italia, e in parte anche nel mondo, la Toscana è sempre stata conosciuta come una roccaforte dell’artigianato, delle botteghe che affiancano e completano nella vita quotidiana del cittadino quella rete di piccole e medie imprese che ha trainato la vita economica di questa regione per decenni. Nulla è stato fatto per impedire che questo piccolo e bel mondo (al netto dei suoi limiti) finisse, e solo ora, come riporta Il Tirreno, non solo i toscani ma gli italiani tutti iniziano ad accorgersene: uno studio citato afferma che il 22% degli italiani si dice pronto a cambiar casa di fronte alla desertificazione dei propri quartieri. La Toscana possiede un primato poco onorevole in ciò: in undici anni sono chiuse 3.482 botteghe, di cui più di 1.000 soltanto a Firenze. Livorno, Pisa e Arezzo hanno avuto la flessione più alta, registrando un 43% di chiusure dal 2020 al 2023, di fronte a una tendenza nazionale “limitata” al 24% su tutto il decennio. Covid, dunque, ma anche “rivoluzione digitale” e soprattutto la politica, come sottolinea il presidente di Confcommercio Toscana, Aldo Cursano. Chiudono quindi attività nel settore dei carburanti (-40,7%), libri e giocattoli (-35,8%), mobili e ferramenta (-33,9%), abbigliamento (-25,5%); aprono invece, emblematicamente, farmacie (+12,4%) e negozi di telefonia (+11,8%). Il balzo più grande, manco a dirlo, lo registrano strutture ricettive (+42%), bar, ristoranti e alberghi (+2,3%: 9.084 nel 2023 contro gli 8.388 del 2012), per effetto della fattuale trasformazione delle nostre città in giganteschi parchi a tema al servizio del turista. Il che renderà gli abitanti di queste sfortunate città “ospiti a casa propria”. (JC)

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