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Non è così piccola la Grecia! – Lorenzo Somigli su Nazione Futura 30/06/2023

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Una riflessione alla luce della vittoria dei conservatori su un paese poco considerato dagli analisti ma rilevante per la NATO e per le rotte dell’energia.

Nazione Futura – C’è un moto pan-europeo spinge verso destra. Del resto, momenti di crisi e di scarsità di risorse, come quello innescato dall’invasione dell’Ucraina, impongono la concretezza che non abbonda in quel “partito radicale di massa”, per dirla con Del Noce, che sta formattando le spoglie dei partiti comunisti sulla base dell’agenda green e dei diritti. Per restare al dilemma delle risorse, è di questi giorni del Ministro Urso per le materie prime critiche.

Dopo Polonia e Italia, mentre Germania e Francia scricchiolano, l’ultimo paese a scegliere convintamente la destra è la Grecia. Il paese ha votato per la prima volta – dopo un lungo travaglio sulla legge elettorale – con la legge promossa dai conservatori che prevede un “premio di governabilità” (dai 20 ai 50 seggi) quand’anche il primo partito si fermi al 38% dei voti. Ciò risponde al bisogno di coerenza e stabilità politica emersa dopo la grande crisi e la fine di quel sistema bipartitico che aveva retto il paese dopo la restaurazione della Repubblica.

Mitsotakis ha ottenuto una vittoria netta e uniforme su tutto il territorio (40,5%), dunque una maggioranza conservatrice (158 seggi su 300); di contro, il principale antagonista, Syriza, ha perso ovunque, anche nei bastioni più fedeli come i distretti di Creta o di Achaea, dove anche nel 2019 – dopo il logoramento di governo – vinse con oltre il 40%. L’ex premier Tsipras si è dimesso oggi dalla guida del partito. Dopo la vittoria nel 2019, Mitsotakis si assicura altri quattro anni in cui può proseguire in politiche di attrazione degli investimenti esteri che hanno portato a una ripresa dell’economia ellenica.

Paese fragile, poco popoloso, non industrializzato, già grande malato europeo, ma non da sottovalutare la piccola Grecia. Non foss’altro perché – la geografia è una costante – insiste su un quadrante di chiaro interesse per la NATO. Tutto va letto anche alla luce della guerra e le maggioranze di Centrodestra, Meloni docet (ma anche Polonia), rappresentano una garanzia di coerenza atlantica.

Negli ultimi anni la rilevanza strategica della Grecia è cresciuta. Nell’agosto scorso, durante la visita di Bin Salman, sono stati siglati 17 accordi bilaterali con particolare focus sul settore marittimo e sulla difesa. Gli accordi firmati nel 2020 sulle zone economiche esclusive – sotto Di Maio Ministro degli Esteri – l’hanno proiettata stabilmente nello Ionio, fino quasi alla “pianura liquida”, per dirla con Braudel, dell’Adriatico. Non è un caso che abbia recuperato importanza strategica Creta con la sua base della baia di Suda.

Infine, è chiaro ed evidente che la piccola Grecia sia anche il primo avamposto quantomeno per contenere o rallentare il progetto imperiale del “Secolo della Turchia” promosso da Erdoğan è uscito largamente vincente al ballottaggio con Kılıçdaroğlu. Non è così ininfluente la piccola Grecia!

Fonte: Non è così piccola la Grecia!

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