Matteo Gerlini: “Gli USA rimangono pivot militare-tecnologico. Putin? Governa un luogo letterario”

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Il Tazebao è lieto di dialogare con Matteo Gerlini, Coordinatore del comitato scientifico della NATO Defense College Foundation.

Con Biden è, davvero, finito il messaggio universale degli USA? Perché e perché proprio adesso? Oppure c’è una strategia più ampia? Sembrano esserci molte più linee di contatto con Trump di quanto si pensasse…

“Con Biden non è finito il messaggio universale degli Stati Uniti, ovvero il destino manifesto: è dichiaratamente finita la sua esportazione in punta di baionetta o di Piano Marshall. Cosa che né Obama né Trump avevano avuto la possibilità o la voglia di dichiarare. Capisco che ai trumpiani e agli obamiani spiaccia essere avvicinati, ma è inutile far emergere una linea Trump-Biden quando la linea – nei fatti – era fra Trump e Obama. La strategia è rimanere il pivot militare e tecnologico, e per ora mi sembra che stia funzionando”.

La Germania si trova a gestire la successione a Merkel. Vista la forte interdipendenza economica, quali ricadute ci potrebbero essere sull’Italia a seconda delle possibili combinazioni? È vero, come dicono molti, che si potrebbe aprire uno spazio per l’Italia in Europa?

“Gli spazi non si aprono by distraction. Tutto in Europa è frutto di confronto. Una Germania debole, qualora si presentasse, non sarà un vantaggio per l’Italia; forse nemmeno uno svantaggio. Ma la fine dell’asse franco-tedesco è solo chiacchera”.

Parlando di Germania non si può non citare la Russia, che sembra essersi più “arroccata” dopo le ultime elezioni… Eppure, la leadership di Putin resiste, con un bel 25% dei comunisti di Gennadij Zyuganov, che per il nome e non solo, sa tanto di ante/anti-perestroika.

“Il Bangladesh ha da anni surclassato demograficamente la Russia. I cinesi fanno shopping a prezzi da saldo in quelli che erano gli stati dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Putin governa ormai un luogo letterario, che difficilmente gli sopravvivrà; gli europei dovrebbero farsene una ragione, e passare – purtroppo – da Bulgakov a Limonov…”

C’è chi vede un arroccamento dell’Heartland dopo l’abbandono dell’Afghanistan… Sarà vero?

“L’Heartland ha la stessa attualità del vallo di Adriano. Parliamo dei cavi sottomarini, o dei sottomarini direttamente. Parliamo dell’apertura della rotta artica e dell’insostenibilità dell’elettrificazione basata sulle batterie al litio. Certamente ci sarà d’aiuto Marco Polo, di meno la geopolitica”.

È tecnica, è donna, è in un ruolo apicale: è Bouden, altro che Cartabia! Mentre ciarliamo di Islanda e le nostre pubblicità mostrano donne manager o libere donne freelance, la Tunisia, forse senza accorgersene e sperando non scopra il politicamente corretto, ci batte. Facciamo un punto sugli ultimi dieci anni e sulle prospettive di un paese da sempre a noi vicino?

“Anche Benazir Bhutto era in un ruolo apicale: la Umma islamica non è mica quella descritta dagli interessati epigoni di Huntington. Forse con le primavere arabe si chiuso un ciclo involutivo della civilizzazione arabo-islamica, ritornando verso l’età d’oro del Medioevo? Personalmente non credo nei cicli storici come elementi ricorrenti”.

Restiamo al mondo arabo. Quella degli Accordi di Abramo è stata una novità significativa. Un punto di partenza o di arrivo?

“È appunto quello a cui mi stavo riferendo. La rivalità irano-saudita non è risolta, la repubblica islamica non è stata rovesciata e d’altronde la dinastia saudita non mi pare prossima alla transizione democratica o rinascimentale, come direbbe qualcuno. Certamente le cose stanno cambiando, ma se non si riattualizza l’accordo nucleare con l’Iran non cambieranno in senso positivo”.

Quali prospettive per questa Italia sempre più remissiva e ripiegata su sé stessa?

“Ormai, che piaccia o meno, si deve guardare all’Italia come parte costitutiva del progetto europeo, che nel Belpaese si specchia. Dunque la crisi italiana è crisi europea, e le prospettive per l’Italia sono legate all’andamento dell’assieme. E se l’assieme andrà in malora, certo cadranno prima i tasselli più deboli, ma poi toccherà anche ai pezzi grossi”.


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