La politica dell’Economia internazionale russa

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Negli anni la Russia ha ricostruito un ruolo globale ereditando l’esperienza dell’URSS e ancor più oggi ciò ha un peso

Da Mosca, 21 marzo – A tre settimane dall’inizio delle ostilità in Ucraina, al contrario di quanto sperato dall’Occidente unito, ossia quella “comunità transnazionale di ideali e valori” così definita che, dati alla mano, a malapena corrisponde all’8% della popolazione globale, come reso presente dalla World Bank, nonché appena il 40% della forza economica globale secondo gli indicatori GDP-PPP, ossia il volume economico relazionato al corrispondente potere d’acquisto, stando alla classifica ufficiale dell’IMF aggiornata 2021, la Federazione Russa non è economicamente e diplomaticamente isolata.

Insomma, una difformità che si è già palesata in numerose sedi: solo per citarne alcune, dapprima all’ONU il 02/03 [1], in occasione della votazione generale in GA della Draft Resolution di condanna ufficiale della Federazione Russa per l’aggressione nei confronti dell’Ucraina, quando, a dispetto delle letture superficiali del voto pervenuteci, si è manifestata agli occhi di tutti quella enorme contraddizione tra maggioranza qualificata dei votanti e maggioranza effettiva su scala globale; in seguito, nella mancata applicazione unanime delle sanzioni economiche come weaponised tool, di dissuasione economica dunque militare, della Federazione Russa per indebolirne il ruolo in Ucraina e il regime politico.

Mosca è da sempre un punto di riferimento globale

Infatti, si tende a sottostimare l’importanza storica rivestita dall’Asia e dall’Africa per la Russia stessa, in origine nume tutelare di quella grande comunità di nazioni che, col processo di decolonizzazione e col Big Bang del 1960, è entrata a far parte delle UN e vedeva Mosca come faro politico nonché esempio di via alla modernizzazione economica e sociale, come testimoniato non solo dal Soft Power sovietico allora influenzato in organizzazioni come il G77 [2] e nel Movimento dei Non Allineati, ma anche nell’istituzione della Российский Университет Дружбы Народов (o Patrice Lumumba University) di Mosca, originariamente pensata per educare politicamente le élites del Sud del Mondo e, ancora oggi, destinazione di numerosi africani e asiatici. Una prova di questo vizio cognitivo occidentale è la credenza, termine usato non casualmente, dei media e dell’opinione politica in generale dell’assoluto isolamento della Federazione Russa in questo frangente storico, posizione che non può sussistere alla prova dei fatti reali.

Contraccolpi globali e riallineamenti

Parlando delle ultime tendenze politiche ed economiche internazionali, e utilizzando come lenti analitiche la vicenda della Draft Resolution del 02/03 e l’asimmetria nelle reazioni diplomatico-economiche tra paesi occidentali e non, balzano all’occhio i sommovimenti che si stanno registrando nel Sud del Mondo in relazione alla crisi Ucraina. Sulla spinta del disegno politico di ripristino globale della tradizionale grandeur (Великодержавность), intesa e teorizzata dal Ministro Lavrov non come proiezione bellica offensiva bensì come “capacity of introducing the idea of concert of people and states” [3] (un’idea rappresentata plasticamente dal ruolo interconnettivo dello storico spazio geografico russo e concetto multidimensionale di Евразия), e in base allo snodo cruciale di questi tempi del Disconnecting-from-the-West e il Turning-to-Asia, infatti, la Federazione Russa considera il mondo emergente, Afrasia e America Latina, come spazio primario d’azione e rafforzamento della propria empirical statehood su scala planetaria.

Il ruolo di Mosca: all’insegna della continuità

La diplomazia del Cremlino, lavorando pazientemente a questa tela di Penelope da quasi due decadi, recuperando in parte il patrimonio storico sovietico e facendo uso della cosiddetta diplomazia dell’equidistanza e della policy of non-interference, politicamente, e ricorrendo alle PMSC (Private Military Security Companies) nelle conflict zones, come la Группа Вагнера, militarmente, tutti intesi come strumenti essenziali per aumentare il proprio livello di immunità generale dall’influenza politico-economica occidentale. Un altro strumento del Soft Power russo è senz’altro la humanitarian and cultural diplomacy dell’agenzia governativa Россотрудничество sul campo del prossimo vicinato eurasiatico e non solo.

Tuttavia, concentrandosi maggiormente sull’attualità, è interessante constatare come la diplomazia russa abbia saputo conservare dei canali privilegiati di dialogo e solidarietà con i tradizionali alleati del gruppo BRICS, ma anche sviluppare nuovi links con paesi tradizionalmente più politicamente distanti, come l’Arabia Saudita, l’EAU ma anche il Pakistan, e grandi realtà emergenti come ASEAN.

Un rapporto privilegiato con India e Brasile

Per quanto concerne i BRICS, occorre soprattutto menzionare la posizione dell’India: legata alla Russia da uno storico legame di amicizia consolidatosi negli anni della Guerra Fredda (e culminato del Trattato di Amicizia del 1971), grazie all’appoggio diplomatico dell’URSS a New Delhi sia nelle guerre di confine con la Cina sia nell’indipendenza del Bangladesh e nel conflitto sempre latente con il vicino Pakistan che, infine, nel sostegno sovietico al ruolo di leadership del socialismo indiano nel Movimento dei Non Allineati, oggi l’India gode di rapporti economici privilegiati con la Federazione Russa. Oltre alla grande intesa personale e politica tra Modi e Putin, è utile ricordare sia lo sviluppo di un rapporto militare strategico tra Russia e India per quanto riguarda la fornitura di armamenti e di sistema di difesa da parte russa, essendone la Russia maggior fornitore nonostante la membership dell’India nel QUAD promosso dagli USA, che il prossimo incremento netto di forniture di oil crude russo all’India a prezzi scontati [4] (seppur storicamente questo ricopra una percentuale piuttosto irrisoria nella bilancia di import indiano di raw materials) come anche la ripetuta astensione indiana all’ONU nella mozione di condanna russa, una sorta di favore restituito in seguito alla neutralità benevola della Federazione Russa negli storici border conflicts dell’area, e, infine, la rotazione politica dell’India nella SCO.

Allo stesso modo, pare rafforzatosi il legame tra Brasile e Russia: il Presidente Bolsonaro, infatti, ostracizzato all’ONU e scaricato dall’Occidente e dalla Presidenza Biden (in ritirata politica generale nell’America Latina, visto il ritorno del socialismo democratico al seguito delle elezioni argentine e cilene, nonostante l’upgrade dell’alleanza statunitense-colombiana e il tentato divide et impera dell’amministrazione dem tra Caracas e Mosca), quale massimo responsabile della politica estera brasiliana, si è ben guardato dall’allinearsi col vice presidente Mourao nella condanna ufficiale dell’aggressione in Ucraina [5], dimostrando invece di puntare sul legame personale di solidarietà sviluppatosi tra i due Capi di Stato in questi anni. Allo stesso modo è utile ricordare la visita di Stato, nel mese scorso, del Presidente Bolsonaro in Russia, al termine del quale è stata ribadita la necessità di aumentare la cooperazione economica all’interno del formato BRICS ma anche bilateralmente, specie nel settore energetico, dello sviluppo e degli investimenti industriali come anche nell’esplorazione spaziale, disponendo il Brasile di un’Agenzia e di un Programma spaziale propri. [6]

Verso l’Africa e il Medioriente

Un discorso a parte meriterebbe il costante aumento della proiezione politica e diplomatica della Federazione Russa in Africa registratosi in questi anni, specie nel recente sviluppo della partnership economica col grande colosso economico emergente del Continente, ossia la Nigeria, storicamente vicino agli USA. [7]

Tuttavia quel che desta più interesse in queste settimane è lo smarcamento da Washington dei più grandi alleati americani nel Medio Oriente, ossia l’Arabia Saudita e gli EAU: infatti le due monarchie, seguendo una logica propria di Ragion di Stato, sono attualmente preoccupate dalle ripercussioni sul mercato energetico globale delle sanzioni occidentali verso il comparto energetico russo e dei conseguenti deficit di energy security [8], nonché dal tradimento consumato dagli americani con la rivoluzione dell’hydraulic fracking nello Shale Oil & Gas, capace di minare la storica leadership araba nella produzione mondiale di greggio e, dunque, i proventi statali derivanti come anche lo stesso processo di modernizzazione economica e di difesa militare messo in atto da questi attori nella great hegemonic competition sia con l’Iran (cui, con totale revisionismo di quella che è stata la Trump Policy in ME, sta seguendo l’apertura di Biden per quanto riguarda l’Iran Deal e l’esclusione dell’IRGC dalla blacklist statunitense) che con la Turchia in Libia, nello Yemen e non solo.

La Russia, dunque, può un essere ora visto come: un partner alternativo affidabile, vista la common membership nel consesso OPEC+, cosa invece estranea agli USA (e ulteriore prova del disinteresse americano verso le posizioni degli alleati ne è la ventilata apertura di Biden verso l’import statunitense del greggio venezuelano); e, come un partner non-interferente negli affari interni, viste le continue frizioni registratesi tra Presidenza DEM e casa Saud per human rights issues, mancata condanna saudita della PRC sugli Uiguri [9], partnership economico-militare sino-saudita [10] e il noto Caso Kashoggi. Una nota a margine è l’adozione, dal primo momento, del Vaccino Sputnik in EAU, come anche la non chiusura dello spazio aereo nazionale e dell’aeroporto di Dubai nelle rotte civili internazionali. [11]

Per quanto relativo al Pakistan, invece, è necessario citare la recente Visita di lavoro del PM Khan, in Russia, nel mese di febbraio. Sono varie, infatti, le tematiche sul tavolo della partnership russo-pakistana: stabilizzazione e cauta apertura diplomatica all’Emirato dell’Afghanistan, lotta al terrorismo nella regione, importazione di grano e gas russi, vari trade agreements [12]. Come nel caso delle monarchie arabe, la Russia può infiltrarsi nelle pieghe della uneasy relationship tra USA e Pakistan, complicatasi ulteriormente alla luce della War On Terror e sul coinvolgimento pakistano in Afghanistan in sostegno dei talebani nonché sulla special partnership tra Islamabad e Pechino sull’asse del CPEC, mettendo da parte una volta per tutte le ostilità storiche della Guerra Fredda.

E l’Estremo Oriente

Un discorso ugualmente interessante è quello della mancata condanna dell’ASEAN, nel joint statement del 28/02 [13], della Russia in relazione alla crisi Ucraina, fatta eccezione per Singapore: infatti la Russia gode di storici rapporti privilegiati col Vietnam, cui recentemente si sono affiancati quelli col Myanmar e le Filippine, allontanatisi dagli USA, nonché con la Thailandia. La Russia vede l’ASEAN come un mercato emergente su cui investire: fornitura di armi a Myanmar e Indonesia, il Full FTA tra Vietnam e EAEU [14], la similarità tra la stessa EAEU e ASEAN come modelli di integrazione economica regionale e la necessità di “more advanced cooperation” in prospettiva di Full FTA tra le due organizzazioni (e di recuperare presto la mancata approvazione della parte relativa ai “Services and Investments” di quello già in vigore con Singapore [15], allineatosi nel frattempo all’Occidente [16]), anche per isolare politicamente attori più o meno ostili alla Russia, e sotto l’ombrello economico-militare americano, come SK e Giappone.

Conclusioni

Pare già inevitabile come la crisi in Ucraina rappresenti un vero e proprio spartiacque storico non solo per la Comunità Internazionale, e nei suoi riflessi istituzionali ed economici globali, ma anche per il futuro della Federazione Russa stessa. Ogni crisi porta con sé un ventaglio di alternative, proposte, soluzioni inedite: starà alla Russia costruire un destino che, inevitabilmente, la porterà su binari e percorsi differenti rispetto a quelli visti sinora. E il mondo non starà a guardare.

Dello stesso autore
  1. La crisi ucraina e le prospettive geoeconomiche per la Russia – Il Tazebao
  2. The Political and Economic Legacy of Deng Xiaoping for contemporary China – Il Tazebao
  3. Politics of global energy: global nuclear contemporary development – Il Tazebao
Fonti
  1. https://inews.co.uk/news/un-vote-ukraine-russia-countries-abstained-general-assembly-result-resolution-explained-1495346
  2. https://www.g77.org/doc/
  3. https://eng.globalaffairs.ru/articles/russias-foreign-policy-in-a-historical-perspective/
  4. https://www.hindustantimes.com/india-news/india-open-to-buying-crude-oil-from-russia-on-discount-101647541528953.html
  5. https://www.correiobraziliense.com.br/politica/2022/02/4988218-bolsonaro-sobre-mourao-esta-dando-peruada-naquilo-que-nao-lhe-compete.html
  6. http://en.kremlin.ru/events/president/news/67789
  7. https://www.russia-briefing.com/news/russia-targets-increasing-trade-with-nigeria.html/
  8. https://www.aljazeera.com/opinions/2022/3/17/how-does-russias-invasion-of-ukraine-impact-the-middle-east, https://www.middleeastmonitor.com/20220315-turn-to-the-east-russia-the-west-and-the-rise-of-the-chinese-century/
  9. https://www.aljazeera.com/news/2019/2/23/saudi-crown-prince-defends-chinas-right-to-fight-terrorism
  10. https://www.wsj.com/articles/saudi-arabia-considers-accepting-yuan-instead-of-dollars-for-chinese-oil-sales-11647351541
  11. https://www.aljazeera.com/news/2022/3/3/uae-stance-on-ukraine-war-reflects-strong-alliance-with-russia
  12. http://en.kremlin.ru/events/president/news/67844, https://www.voanews.com/a/khan-after-putin-visit-pakistan-to-import-wheat-gas-from-russia-/6463734.html
  13. https://asean.org/wp-content/uploads/2022/02/ASEAN-FM-Statement-on-Ukraine-Crisis-26-Feb-Final.pdf
  14. http://www.eurasiancommission.org/en/nae/news/Pages/19-08-2016.aspx
  15. http://www.eurasiancommission.org/ru/act/trade/dotp/sogl_torg/Documents/Сингапур/EAEU-Singapore%20FTA_Main%20Agreement.pdf, https://www.scmp.com/week-asia/economics/article/3170185/ukraine-war-will-russias-pivot-asia-and-china-ties-be-its
  16. https://thediplomat.com/2022/03/why-singapore-has-chosen-to-impose-sanctions-on-russia/

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