Il Tazebao – Di pari passo con la guerra in Ucraina, che oltre ai ripetuti fallimenti vede svanire anche il sostegno di quelli che un tempo erano i suoi più ardenti sostenitori (Germania e Polonia su tutti), ve n’è un’altra che Bruxelles sta combattendo: quella al patrimonio immobiliare. Dopo aver sferrato un primo colpo l’anno scorso con l’imposizione della classe C a partire dal 2030, la BCE è tornata all’attacco avvertendo, o meglio minacciando, i consumatori circa “potenziali shock macroeconomici e geopolitici” all’orizzonte ed esortando gli istituti di credito a una maggiore “prudenza” sulla valutazione dei patrimoni immobiliari e alla conseguente, eventuale concessione di crediti. Non poteva ovviamente mancare il riferimento ai cambiamenti climatici e ambientali e alla cosiddetta necessità di accelerare la digitalizzazione del settore bancario. Chiaramente, nel momento in cui i destinatari adempiono alle indicazioni dell’UE, accedere ai crediti per comprare o vendere immobili sarà più difficile, con soltanto una ristretta nicchia di privilegiati in grado di procurarsi le basi materiali onde investire nel settore o banalmente ristrutturare un appartamento per adeguarlo alle più stringenti normative green. Come al solito, i ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono, in una legge della giungla in cui solo i privilegiati e i più facoltosi emergono vincitori, mentre gli altri soccombono e scompaiono. (JC)

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