Il Tazebao – Tempo di pressioni esterne e interne, per il Libano. La tregua con Israele, non sempre rispettata da quest’ultimo, si accompagna alle pressioni occidentali per l’esclusione di Hezbollah dalla formazione del nuovo governo presieduto da Nawaf Salam, rispedite al mittente con la nomina di ministri sciiti alle Finanze e in altri dicasteri e la riconferma sia di Hezbollah che di Amal, e agli scontri periodicamente più frequenti al confine con Hayat Tahrir al-Sham, la milizia jihadista a capo del nuovo governo siriano. Tra venerdì e sabato, infatti, si sono registrati scontri nelle aree di confine tra i miliziani siriani e alcune tribù libanesi, con tre morti da ambo le parti. Il giorno dopo, le seconde hanno abbattuto tre droni di HTS, mentre i militanti di quest’ultima hanno preso di mira il checkpoint dell’esercito libanese nell’area di Hermel, dove anche ieri sono proseguiti gli scontri. Già il 6, comunque, esso aveva dovuto inviare dei rinforzi nell’area del villaggio di confine di Havik a causa dell’attacco ad opera di alcuni terroristi affiliati a HTS nella provincia di Homs. Per le bande di Al-Sharaa, di nuovo sotto attacco anche da parte di Israele in varie zone della Siria (bombardamenti su un deposito di munizioni vicino Inkhil nella provincia di Daraa, sull’aeroporto militare di Khalkhalah nella provincia di As-Suweida e di altre zone nella provincia di Tartus e nell’area di Al-Kiswah, avanzamenti nei pressi del villaggio di Ain Nuriya nella provincia di Quneitra e conquista israeliana di quello di Sayasun, a est della provincia di Daraa), oltre agli annosi scontri con i curdi sull’Eufrate e alle periodiche incursioni della Resistenza Popolare filo-Assad (il 5 hanno attaccato un checkpoint di HTS vicino a Latakia, senza però causare vittime), si tratta di un enorme e assai intricato banco di prova che dipende anche dalla collocazione geopolitica che Damasco assumerà nei prossimi tempi. (JC)
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