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Firenze nei versi di Foscolo, De Amicis, Campana, D’Annunzio – Tuttatoscana

GERMOGLI PH: 15 NOVEMBRE 2020 FIRENZE ZONA ROSSA CENTRO STORICO PRIMO GIORNO DI CHIUSURA LOCKDOWN EMERGENZA CORONAVIRUS COVID 19 NELLA FOTO PONTE VECCHIO
Copyright Fotocronache Germogli (2020)
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Tuttatoscana – Nei versi tratti da Dei Sepolcri, il poeta celebra la bellezza della natura che circonda la città e ne esalta il ruolo civile visto che in Santa Croce conserva la memoria degli uomini che hanno reso illustre l’Italia. Il Carme nasce contro il decreto di Saint-Cloud emanato nel 1806 che, in nome dell’egualitarismo e delle norme igieniche, introduceva le sepolture anonime, senza distinzione di rango e di merito. Il poeta al contrario si sofferma a riflettere sul ruolo della poesia, dell’arte e della bellezza come veicolo della memoria e del ricordo che contrastano la forza distruttrice del tempo che altrimenti consumerebbe e trasferirebbe tutto quanto nell’oblio.

In apertura loda la dolcezza del paesaggio con i colli festanti per la vendemmia e le convalli popolate di case. Anche la luna si sente in dovere di vestire quei colli con i suoi limpidissimi raggi. Ma la città non è felice solo per questa sua impareggiabile posizione ma anche perché per prima aveva ascoltato il carme che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco, riferendosi a Dante Alighieri come guelfo bianco, e più beata perché in un tempio accolte serbi l’itale glorie.

[…]

– Te beata, gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe’ lavacri
che da’ suoi gioghi a te versa Apennino!
Lieta dell’aer tuo veste la Luna
di luce limpidissima i tuoi colli
per vendemmia festanti, e le convalli
popolate di case e d’oliveti
mille di fiori al ciel mandano incensi:
e tu prima, Firenze, udivi il carme
che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco,
e tu i cari parenti e l’idïoma
désti a quel dolce di Calliope labbro
che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma
d’un velo candidissimo adornando,
rendea nel grembo a Venere Celeste;
ma più beata che in un tempio accolte
serbi l’itale glorie, uniche forse
da che le mal vietate Alpi e l’alterna
onnipotenza delle umane sorti
armi e sostanze t’invadeano ed are
e patria e, tranne la memoria, tutto.

[…]

L’immortale autore del libro Cuore (1886), Edmondo de Amicis, soggiornò a Firenze dove, giovane ufficiale piemontese, dal 1867 era stato incaricato di dirigere la rivista L’Italia militare. Ebbe così occasione di frequentare, nel periodo in cui Firenze fu capitale, i salotti della città, in particolare quello di Emilia Toscanelli Peruzzi, il cosiddetto “salotto rosso”, della moglie di Ubaldino Peruzzi, più volte sindaco; un salotto intellettuale e politicamente moderato contrapposto a quello più mondano di Marie Bonaparte Wyse, cugina di Napoleone III, l’eccentrica moglie di Urbano Rattazzi. La revisione dei Bozzetti militari, pubblicati nella rivista, stampati nel 1868 e poi in volume con il titolo La vita militare, fu opera di donna Emilia che aveva conquistato anche il cuore del giovane scrittore. Nel 1881 per Treves fu pubblicata la raccolta Poesie da cui sono tratti i versi seguenti. A distanza di svariati anni, il nostro, come Foscolo, esalta Firenze perché Piena di glorie sante/Cinta d’eterni allori/Culla immortal di Dante/.

A Firenze

Arno gentil, fiorenti
Prati de le Cascine,
Leggiadre palazzine,
Superbi monumenti,

Bianche ville ridenti
Sparse per le colline,
Vezzose fiorentine
Dai musicali accenti,

Bella città dei fiori
Piena di glorie sante,
Cinta d’eterni allori;

Culla immortal di Dante
Che l’universo onori,
T’amo come un amante.

Dino Campana, di Marradi (1885 – 1932), conosciuto come il poeta pazzo. Dedica pagine in prosa e in poesia alla città che sicuramente ha un posto speciale nel suo sentire tanto da ispirargli versi che, come sapienti pennellate, ne tratteggiano uno scorcio, quello che di Firenze più si ama, di acqua e di pietra.

Difficile riportare in poche righe la sfaccettata personalità di Campana che al contrario può essere colta nelle pagine di chi vi ha dedicato una ricerca decennale che ha trasposto in un romanzo-biografia non solo la conoscenza accurata ma soprattutto il lato umano.

Firenze (Uffizii)

Entro dei ponti tuoi multicolori

L’Arno presago quietamente arena

E in riflessi tranquilli frange appena

Archi severi tra sfiorir di fiori

………………………………………………………

Azzurro l’arco dell’intercolonno

trema rigato tra i palazzi eccelsi:

Candide righe nell’azzurro: persi

Voli: su bianca gioventù in colonne.

Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938), studiò presso il Reale Collegio “Cicognini” di Prato. Primo vere, da cui sono tratti i versi che seguono, è una raccolta di versi che risente dell’influsso della poetica di Carducci.

In una sera estiva ancora il felice connubio tra acqua e pietra. Dal 1894 al 1904 il poeta visse a Firenze, precisamente nella zona di Settignano, nella villa La Capponcina vicina alla villa La Porziuncola dell’attrice Eleonora Duse, suo nuovo amore.

Sera d’estate

Su‘l “Lungarno nuovo” a Firenze

Surge ne ‘l vespero bruno tra gli alberi

Fiorenza, e placida riguarda il limpido

fiume che si dilegua

ed i colli di Fiesole.

Sale ne ‘l perleo cielo e rifolgora

con raggio candido l’astro di Venere,

e li effluvî de’ fiori

per le fresc’aure volano.

Le case s’alzano bigie nell’aria

belle di splendide loggie marmoree:

lunghesso l’Arno in fila

i fanali scintillano

[…]

Fonte: Firenze nei versi di Foscolo, De Amicis, Campana, D’Annunzio

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