“Facile celebrare adesso Falcone”. Claudio Martelli a Il Nodo di Gordio

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In occasione del ventinovesimo anniversario dalla strage di Capaci Il Nodo di Gordio ha contattato Claudio Martelli, allora Ministro della Giustizia e Vicepresidente del Consiglio. Queste alcune delle sue riflessioni rilasciate al think tank, che ringraziamo.

«Adesso è facile celebrare Falcone. Invece non era affatto facile essergli amici quando nel 1991 lo invitai a venire a Roma a lavorare con me al Ministero della Giustizia. Gli offrii l’incarico più importante perché ne avevo grande stima e sapevo che in Sicilia non poteva più lavorare. Molti colleghi, prima di destra poi di sinistra, si dedicavano a denigrarlo, chi per invidia chi per loschi traffici. I giornalisti più accecati dalla faziosità rincaravano e dilatavano i sospetti. Cosa Nostra con la complicità di poliziotti e agenti dei servizi gli organizzò un attentato in casa e colleghi e giornalisti insinuarono che se l’era preparato da solo per farsi pubblicità. 

I corvi con le toghe gli rovesciarono addosso calunnie infamanti protetti dall’anonimato. Il CSM aveva respinto tutte le sue aspirazioni: ad assumere la guida dell’Ufficio Istruzione e poi della Procura di Palermo. La Suprema Corte di Cassazione aveva bocciato l’assunto fondamentale dei suoi processi e cioè che la mafia avesse una struttura unitaria e gerarchica, insomma una “cupola” di comando. L’ANM lo aveva bocciato quando si candidò per il CSM. Il suo capo, Gianmanco, gli sottraeva le inchieste più importanti. L’allora – e tuttora – sindaco di Palermo giunse a denunciarlo al CSM perché “tiene nascosti nei cassetti della Procura i nomi dei mandanti politici dei più gravi delitti di mafia”. E il CSM lo sottopose a un interrogatorio umiliante».

Per leggere tutto l’intervento: https://nododigordio.org/in-evidenza/falcone-la-versione-di-claudio-martelli/


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